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Questo è un terreno privato affiliato al FFI.

leggi cosa è l'affiliazione

Terra Degna è una proprietà di Pietro Micaroni ed è nel comune di Penne (PE).

Un’area di 36 ettari, in unico corpo, coltivata fino a 20 anni fa, ma poi abbandonata, probabilmente perché poco produttiva. Sul terreno insistono delle linee di elettrodotto, che lo rendono poco appetibile per l’edificazione, inoltre presenta aree a rischio idro geologico. Confina con una strada comunale e per gli altri tre lati con altrettanti fossati.
Una parte è già boscosa, mentre sul resto la natura si sta riprendendo lo spazio poiché ovunque si vedono alberelli in rapida crescita e diffusione.
Tal ricrescita è ostacolata da piante dal comportamento infestante come rovi e vitalbe, ma Pietro ne contiene l’espansione, liberando da esse le piante in crescita, e nel contempo crea percorsi per l’accessibilità alla proprietà.

UN BOSCO DI 36 ETTARI: LA MIA SCELTA PER LA VITA

Pietro Micaroni ha affiliato un proprio terreno al Fondo Forestale Italiano: “L’obiettivo dell'affiliazione è creare una rete di proprietari privati interessati a proteggere la natura, diffusa sul territorio e sufficientemente estesa, tale da dare un contributo alla biodiversità e alla fissazione della CO2

Un bosco di 36 ettari: la mia scelta per la vita, perché quando si capisce l’importanza della protezione della natura non si torna indietro, è per sempre. La soddisfazione che dà vedere crescere la natura, anche grazie al proprio lavoro, ripaga degli sforzi che si fanno.

Ma una scelta per la vita anche perché il livello di degrado del nostro pianeta è arrivato quasi al punto di non ritorno e solo delle scelte radicali, immediate e di tutti possono evitare la distruzione dell’ecosistema, del quale anche l’homo sapiens fa parte.

Ero stanco di vedere il brutto vincere ovunque: rifiuti buttati senza rispetto, edilizia selvaggia che avanza senza ritegno e senza nessuna valida motivazione economica, agricoltura industrializzata che sparge veleni e che appiattisce il paesaggio, frane ed alluvioni, disboscamenti insensati, capitozzature selvagge di incolpevoli alberi.

Si può scendere in piazza a manifestare, partecipare ai venerdì per l’ambiente, tutto bello, ma spesso i risultati sono davvero modesti, L’economia va avanti come variabile indipendente, la politica non svolge un ruolo di regolatore, ma è succube del potere economico, e la massa della gente non riesce a staccarsi dallo schema “Lavora, compra, butta, compra, butta, muori”.

Allora mi sono chiesto se potevo fare qualcosa di concreto, tangibile, lasciare in eredità a chi verrà dopo di me, non solo l’anidride carbonica prodotta, ma anche un regalo positivo per le prossime generazioni. L’ispirazione mi è venuta da due eventi: il primo fu la lettura di un piccolo libro: “L’uomo che piantava gli alberi” di Jean Giono. Una storia inventata ma toccante, di un uomo che fece rinascere una valle, sotterrando semi ovunque, migliaia ogni giorno, fino a far ricrescere una foresta in una terra desolata.

In realtà un uomo, successivamente, fece davvero tutto questo, su una scala enormemente più grande. La conoscenza di Sebastião Salgado, il grande fotografo, mi colpì in modo particolare, specialmente la sua scelta di riforestare una immensa area del Brasile, dove ha piantato due milioni di alberi su 1500 ettari di terreno e ha permesso la rinascita di una natura rigogliosa.

Mi sono chiesto se non potevo fare qualcosa di simile anche io.

Avevo già cominciato col mio grande giardino (mezzo ettaro di terreno), gestito in modo non convenzionale (poco consumo di acqua, molti alberi di alto fusto, piante da frutta, prato naturale). Ma per i miei desideri mezzo ettaro non potevano bastare.

Nella azienda agricola di famiglia ho piantumato un boschetto di circa un ettaro, una siepe lunga circa un chilometro, ho realizzato un’area umida e un frutteto di piante antiche (o comunque che non necessitano di prodotti chimici). Nonostante il notevole impegno richiesto da tale intervento, che continua anche oggi, con la necessità della manutenzione periodica, non ero ancora soddisfatto. Volevo a tutti i costi del terreno da lasciare alla sua evoluzione naturale, da proteggere e tutelare, insomma volevo aiutare la natura a fare il suo corso.

Il terreno adatto non poteva essere terreno edificabile (troppo costoso) e nemmeno terreno agricolo vocato alle coltivazioni (abbiamo bisogno anche della agricoltura, per nutrirci).

Il terreno adeguato allo scopo è proprio quello o già boschivo (ma in tal caso non avrei dato nessun aiuto alla natura) o un terreno abbandonato perché inadatto all’agricoltura, scosceso, soggetto a frane, erosioni eccetera. Di solito questi terreni sono considerati inutili, mentre il mio scopo è anche quello di far capire che proprio questi territori possono salvarci, assicurandoci la rimozione di CO2, la conservazione delle riserve idriche, la stabilizzazione dei suoli, la mitigazione del clima. Ancora meglio se si trovano alla periferia delle metropoli, in aree degradate, cave abbandonate.

Alla fine l’ho trovato. Un’area enorme di 36 ettari, in unico corpo, coltivata fino a 20 anni fa, ma poi abbandonata, probabilmente perché poco produttiva. Sul terreno insistono delle linee di elettrodotto, che lo rendono poco appetibile per l’edificazione, inoltre presenta aree a rischio idro geologico. Confina con una strada comunale e per gli altri tre lati con altrettanti fossati. Una parte è già boscosa, mentre sul resto la natura si sta riprendendo lo spazio poiché ovunque si vedono alberelli in rapida crescita e diffusione.

Tal ricrescita è ostacolata da piante dal comportamento infestante come rovi e vitalbe.

La mia attività consiste nel contenere l’espansione di tali infestanti, liberando da esse le piante in crescita, e nel contempo creare percorsi per l’accessibilità alla proprietà.

Ma far crescere un bosco di 36 ettari per quanto entusiasmante, non basta certo a cancellare l’impatto della specie umana sul pianeta, occorre che tanti seguano il mio esempio e comincino a comprare terra, non per fare profitto, ma per proteggere la natura.

Per tale ragione ho deciso di aderire al progetto del Fondo Forestale, progetto che ho contribuito a definire nei dettagli. L’obiettivo è creare una rete di proprietari privati interessati a proteggere la natura, diffusa sul territorio e sufficientemente estesa, tale da dare un contributo alla biodiversità e alla fissazione della CO2, mitigare il clima, stabilizzare il suolo, regimentare l’acqua, e assicurare opportunità di contatto con la natura e di vita all’aria aperta, in contatto con i nostri amici alberi e animali.

Per avere successo il progetto dovrà essere adeguatamente pubblicizzato, perché sempre più gente investa in natura, unico investimento in grado di garantire il futuro, non in oggetti che possono dare solo una illusoria gioia temporanea.

Perciò vorrei lanciare lo slogan che sfrutta proprio le regole del libero mercato, ma a fin di bene: SE TI PIACE LA NATURA, COMPRALA!