
Nel cuore delle Dolomiti, a Ronco sopra Cortina d’Ampezzo, centinaia di larici secolari sono stati abbattuti nel 2024 per far spazio alla nuova pista da bob dei Giochi Olimpici Invernali.
L’impatto ambientale è stato immediato e profondo, ma a preoccupare oggi è soprattutto il vuoto lasciato dalle promesse non mantenute: la riforestazione annunciata tarda ad arrivare.
A luglio 2025, il terreno è ancora nudo. Nessuna messa a dimora visibile, nessun cantiere forestale in attività. È questo il prezzo ambientale di Cortina 2026: larici abbattuti e nessuna traccia di nuovi alberi.
Un bosco cancellato
Nel bosco di Ronco, sopra Cortina d’Ampezzo, un tempo svettavano maestosi larici secolari. Oggi, al loro posto, ci sono recinzioni, terra smossa e i resti di un cantiere. Il silenzio della montagna non è più quello ovattato della natura, ma quello che segue un taglio netto: quello degli alberi abbattuti.
Un sacrificio ambientale per la pista da bob

Nel 2024, per far spazio alla nuova pista da bob dei Giochi Invernali Milano-Cortina 2026, sono stati abbattuti circa 500 alberi. Un sacrificio ambientale importante, che le istituzioni avevano promesso di bilanciare con un intervento di “compensazione verde”: la messa a dimora di giovani larici, coltivati in vivaio, destinati a ricostituire l’area boschiva distrutta.
Il calendario parlava chiaro: le nuove messe a dimora sarebbero iniziate nella primavera del 2025, tra febbraio e marzo. Ma oggi siamo a luglio, e di nuovi alberi nemmeno l’ombra.
Dove sono i nuovi larici?
Non risultano cantieri forestali attivi. Nessun aggiornamento ufficiale da parte di Simico, la società pubblica responsabile delle opere olimpiche. Silenzio anche dal Comune di Cortina, dal Comitato Olimpico Internazionale e dagli altri enti coinvolti nel progetto di compensazione ambientale.
Eppure, quella “compensazione verde” non era un dettaglio secondario: era l’unico intervento concreto previsto per riparare a un danno ecologico pesante, in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico e habitat naturale per specie alpine vulnerabili. Oggi, quel bosco distrutto non è stato sostituito da nulla. Solo terreno nudo e promesse non mantenute.
La compensazione ambientale mancata per il disboscamento di Ronco apre interrogativi sull’intero progetto olimpico.
Un progetto discusso fin dall’inizio
La pista da bob di Cortina, ribattezzata “Sliding Centre”, è stata da subito al centro di polemiche. Il costo dell’opera ha già superato i 120 milioni di euro, interamente coperti con fondi pubblici. Un investimento ingente per realizzare un impianto sportivo altamente energivoro, in un Paese che non ha più piste da bob attive, e dove l’unica esistente – quella di Cesana, costruita per Torino 2006 – è in stato di abbandono da oltre dieci anni.
I numeri parlano da soli: oltre un milione di chilowattora l’anno per mantenere il ghiaccio artificiale, refrigeranti con elevato impatto climatico, tonnellate di cemento e acciaio, e una manutenzione annua stimata tra uno e due milioni di euro. L’interrogativo è inevitabile: chi utilizzerà questo impianto dopo il 2026?
Le stime parlano di 60.000 tonnellate di CO₂ emesse nel corso della vita utile della pista. L’equivalente delle emissioni annuali di circa 30.000 automobili. A fronte di questo, resta il vuoto lasciato da un ecosistema sacrificato e mai ripristinato.
Un’eredità che divide
L’approccio seguito per questi Giochi Invernali solleva dubbi sempre più diffusi: il modello delle grandi opere, che punta su nuovi impianti anziché sul recupero delle strutture esistenti, sembra lasciare sul territorio più cicatrici che benefici. A Cortina, il prezzo da pagare è stato un bosco alpino.
E i larici? Per ora restano solo sulla carta.
Un futuro ancora possibile?
C’è ancora tempo per cambiare rotta. Il ripristino del bosco di Ronco non è solo un dovere formale, ma un atto necessario di responsabilità ambientale e rispetto per un territorio che ha già dato troppo.
A pochi mesi dall’inizio dei Giochi, le istituzioni possono ancora dimostrare che la parola “sostenibilità” non è solo uno slogan da cerimonia. Ma il tempo stringe, e ogni giorno che passa senza trasparenza, senza un piano reale di compensazione, rende più difficile credere in un’eredità positiva per queste Olimpiadi.
Perché i Giochi finiscono. Ma le ferite alla montagna restano.
Una risposta
Purtroppo era immaginabile, a questi non gliene frega nulla dell’ambiente, la salute il bene Comune.
Il peggio del peggio