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L’Italia brucia ancora: È tempo di cambiare rotta sulla gestione degli incendi



L’estate 2025 sta lacerando il cuore verde dell’Italia, confermandosi, ancora una volta, come la stagione più devastante per il nostro patrimonio boschivo. Un’ondata di calore anomala, mesi di siccità e venti impetuosi hanno creato un cocktail micidiale, trasformando intere regioni in un inferno di fiamme. Ma dietro l’emergenza climatica, si nasconde troppo spesso l’ombra inquietante del dolo. Questo rende la lotta agli incendi una sfida complessa che chiama in causa prevenzione, controllo e una giustizia più severa.

L’inferno delle cifre: L’Italia brucia i suoi polmoni verdi

I dati provvisori per l’estate 2025 dipingono un quadro preoccupante. Secondo le prime elaborazioni basate su EFFIS (European Forest Fire Information System) e sui report della Protezione Civile, dal 1° gennaio al 18 luglio 2025, l’Italia ha già perso oltre 30.988 ettari di territorio a causa degli incendi. Di questi, ben 18.115 ettari sono preziosi boschi e foreste, ecosistemi vitali per la nostra biodiversità e per l’equilibrio climatico.

Solo in questo periodo, si sono registrati 653 eventi incendiari significativi. Questo significa una media di circa 3,3 roghi al giorno, che devastano, in media, quasi 50 ettari ciascuno. (Fonte: Report “Incendi in Italia 2025” di Legambiente, basato su dati EFFIS, aggiornato al 26 luglio 2025).

Le Regioni più colpite

Nurri (NU) – Fonte: Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale

Le regioni del Sud e le Isole sono, ancora una volta, le più colpite.

In Sardegna i roghi, alimentati dal caldo estremo, dai venti e dalla siccità, hanno interessato ampie aree dell’isola, da Villasimius a Orosei, Tortolì, Sinnai e Borore, con evacuazioni forzate e danni ingenti a vegetazione e strutture. Solo nella giornata del 28 luglio 2025, ci sono state 29 richieste d’intervento aereo, a conferma della gravità della situazione. (Fonte: Dipartimento della Protezione Civile, comunicato stampa del 28 luglio 2025).

In Sicilia il bilancio è drammatico: secondo il Dipartimento della Protezione Civile, sono già andati in fumo oltre 16.938 ettari in 248 incendi. Questo bilancio si somma a quello di Calabria, Puglia, Basilicata e Campania, dove le fiamme continuano a richiedere decine di interventi aerei quotidiani.

Non si tratta solo di numeri. Sono vite distrutte, animali bruciati, comunità evacuate e un danno ecologico che richiederà decenni per essere (forse) mitigato.

Non chiamiamoli piromani. Sono criminali

LIBRIZZI (MESSINA) – Beccato un dipendente del comune di Librizzi, con le mansioni di addetto all’acquedotto e operaio manutentore, colpevole di avere appiccato un incendio – ottobre 2023. Fonte: Siciliaweb.it

È cruciale riconoscere che, troppo spesso, quando si parla di incendi, si tende erroneamente a usare il termine “piromane“. In realtà, la stragrande maggioranza dei roghi dolosi non è opera di individui affetti da un disturbo psichiatrico (la piromania è una condizione rara), bensì di incendiari.

Questi ultimi sono criminali che appiccano il fuoco intenzionalmente, con motivazioni ben precise che vanno dalla vendetta alla speculazione edilizia, dalla frode assicurativa. Confondere l’incendiario con il piromane sminuisce la gravità dell’atto criminale e ostacola la comprensione delle vere cause e dinamiche di questi disastri.

La triste verità è che oltre il 70% degli incendi è di origine antropica, con una forte incidenza di incendi dolosi (circa il 57,4%) rispetto a quelli colposi (circa il 13,7%) dovuti a negligenza, come mozziconi di sigaretta gettati o fuochi accesi incautamente, usi agricoli. (Fonte: Dati storici e stime dei Carabinieri Forestali e della Protezione Civile, basati su analisi delle cause).

A questi numeri si aggiunge una percentuale non trascurabile di incendi la cui origine rimane sconosciuta o non determinabile, rendendo ancora più complesso il lavoro degli investigatori e più urgente la necessità di strumenti efficaci per la prevenzione e la trasparenza.

La distruzione di un bosco non è un incidente, ma un crimine efferato contro la collettività e l’ambiente. Dietro le fiamme, non bruciano solo alberi e animali, ma anche la qualità dell’aria, la stabilità idrogeologica del suolo e il turismo locale, subendo colpi durissimi.

Rivoluzionare la lotta agli incendi: dallo spegnimento alla prevenzione

Il Fondo Forestale Italiano (FFI) da anni propone un radicale cambio di paradigma nella gestione degli incendi boschivi, passando da un modello che incentiva lo spegnimento (“più si spegne più si guadagna”) a uno che premia la prevenzione (“meno incendi ci sono più si guadagna”).

Attualmente, maggiori incendi significano più personale e risorse per lo spegnimento. La nuova proposta rovescia questa logica: l’incarico di prevenzione e spegnimento in una zona verrebbe affidato a un’unica Agenzia.

Questa Agenzia riceverebbe un compenso massimo prefissato, che verrebbe decurtato per ogni incendio e per ogni ettaro bruciato. In caso di incendi disastrosi, l’Agenzia dovrebbe rimborsare lo Stato.

L’obiettivo è incentivare le attività di prevenzione durante tutto l’anno, garantendo una spesa pubblica più prevedibile e, soprattutto, riducendo drasticamente il numero di incendi boschivi a beneficio dell’ambiente e della collettività. I parametri per il calcolo del compenso e delle decurtazioni (valore del bosco, spese storiche, ecc.) verrebbero definiti per ciascuna zona.

Il sottobosco: un alleato prezioso, non un pericolo da eliminare

Un incendio appiccato volontariamente può colpire qualsiasi tipo di vegetazione, indipendentemente dalla sua resilienza naturale. Contro l’atto criminale non c’è “pulizia” che tenga e l’atto in sé rimane una minaccia contro cui non esiste immunità.

La natura e la densità di un bosco naturale possono influenzare la velocità di propagazione e l’intensità dell’incendio, rendendolo potenzialmente meno distruttivo, su vasta scala, rispetto a un bosco monoculturale o un bosco “pulito”.

Inasprimento delle pene e certezza della giustizia

La Direttiva (UE) 2024/1203: un’Europa più severa sui reati ambientali

Questa Direttiva, pubblicata l’11 aprile 2024 e entrata in vigore il 20 maggio 2024, sostituisce le precedenti Direttive 2008/99/CE e 2009/123/CE, evidenziando la volontà dell’Unione Europea di rafforzare la lotta contro la criminalità ambientale.

Introduzione del “Reato Qualificato”: La Direttiva introduce il concetto di “reato qualificato”. Si applicano sanzioni più severe se gli atti illeciti provocano danni irreversibili o duraturi a un ecosistema di dimensioni considerevoli o danneggiano in modo sostanziale la qualità dell’aria, del suolo o dell’acqua. Per questi reati qualificati, le pene massime previste dovranno essere di almeno 8 anni di reclusione.

Questa Direttiva Europea in sintesi:

  • Aumenta il numero di reati ambientali (da 9 a 20 fattispecie).
  • Inasprisce le pene, specialmente per i reati che causano danni ambientali gravi o la morte (fino a 8-10 anni di reclusione).
  • Rafforza la responsabilità delle aziende per i crimini ambientali.

Gli Stati membri, inclusa l’Italia, avranno tempo fino al 21 maggio 2026 per recepirla nel proprio diritto nazionale.

Impatto sull’Italia e prospettive

Il recepimento della Direttiva (UE) 2024/1203 comporterà per l’Italia la necessità di:

  • Revisione del Codice Penale: Sarà necessario adeguare gli articoli del Codice Penale relativi ai reati ambientali (come l’inquinamento ambientale, il disastro ambientale, il traffico illecito di rifiuti, e in particolare gli incendi boschivi), introducendo le nuove fattispecie e inasprendo le sanzioni in linea con le soglie minime stabilite dalla Direttiva.
  • Armonizzazione con il D.Lgs. 231/2001: Le disposizioni sulla responsabilità delle persone giuridiche dovranno essere allineate con il Decreto Legislativo 231/2001, che già prevede la responsabilità amministrativa degli enti per una serie di reati, inclusi quelli ambientali.
  • Rafforzamento delle indagini: L’ampliamento delle fattispecie e la complessità di alcuni nuovi reati richiederanno un ulteriore investimento nella formazione di investigatori specializzati e nell’adozione di strumenti investigativi all’avanguardia.
  • Monitoraggio e raccolta dati: L’obbligo di raccolta e pubblicazione dei dati sui reati ambientali migliorerà la trasparenza e permetterà una valutazione più accurata dell’efficacia delle politiche di contrasto.

Sfide e opportunità

Se da un lato la Direttiva rappresenta un’opportunità per rafforzare in Italia la tutela penale dell’ambiente, dall’altro solleva anche delle sfide, come quelle legate alla già citata complessità delle indagini e alla necessità di risorse adeguate per l’applicazione delle nuove norme.

La preoccupazione del 2021 sulla “improcedibilità” dei reati ambientali, anche se riferita a una specifica riforma della giustizia di quel periodo, resta un monito.

È fondamentale che il recepimento della Direttiva avvenga con un approccio che valorizzi la certezza della pena e l’efficacia investigativa, superando le criticità che hanno storicamente rallentato la giustizia ambientale in Italia.

In sintesi, la nuova Direttiva UE è un passo avanti significativo che spinge l’Italia verso un sistema di giustizia ambientale più robusto e all’avanguardia, ma richiederà un impegno concreto nell’aggiornamento normativo e nell’applicazione pratica.


Gli incendi sono una ferita aperta nel cuore dell’Italia. È ora di imparare dagli errori del passato e di costruire un futuro in cui i nostri boschi siano protetti e valorizzati, non solo da un’emergenza all’altra, ma attraverso un impegno costante e condiviso.

Fonti Consultate:

  • Rapporti e analisi: ISPRA
  • Legambiente: Report “Incendi in Italia 2025” (basato su dati EFFIS – European Forest Fire Information System), aggiornato al 26 luglio 2025.
  • Carabinieri Forestali: dati e analisi statistiche sulle cause degli incendi (stime storiche sulla percentuale di dolo/colpa).
  • Legislazione Italiana: (Codice Penale, Legge 353/2000 -Articolo 423-bis -Incendio boschivo-, D.L. 120/2021)
  • Legislazione Europea: (Direttiva (UE) 2024/1203).

link collegati:

Incendi boschivi: deve convenire prevenirli anziché spegnerli – il blog del FFI

L’italia brucia e i reati ambientali diventano improcedibili! – il blog del FFI

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