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Taglio dei boschi in Italia: una contraddizione alla COP30

Mentre il Sud del mondo rinuncia ai tagli, l’Italia continua a sfruttare i propri boschi pubblici.

taglio, ceppaie e ramaglie boschi in Italia
Tagli nei nostri boschi: un contrasto crescente con gli impegni climatici internazionali.

Pubblichiamo questo stimolante testo di Franco Zunino, Segretario Generale dell’Associazione Italiana per la Wilderness


Una domanda di giustizia climatica

C’è qualcuno che ci sappia spiegare come mai, per “salvare il Pianeta” e per combattere i “cambiamenti climatici”, solo il Brasile e gli altri Stati dell’America Meridionale (ma anche dell’Africa) debbano rinunciare al taglio delle loro ancora immense foreste — pur avendone quanto meno il diritto morale, essendo paesi in via di sviluppo — mentre paesi come quelli europei, e l’Italia in primis (almeno per noi), non rinunciano allo sfruttamento dei propri scampoli di boschi e foreste rimasti?

E neppure lo facciamo, almeno noi italiani, nei Parchi Nazionali e nelle Riserve Naturali istituite su terreni appartenenti alla pubblica proprietà!

Un gesto che l’Italia potrebbe fare

Non sarebbe un bel gesto, e un bel contributo alla COP30, fare un annuncio in merito? Un annuncio che dichiari che, con Decreto, il Ministro Picchetto Fratin — per coerenza con quanto si sta decidendo a Belém, dove è presente anche l’Italia — dispone che più nessun albero sarà abbattuto nei boschi appartenenti allo Stato e alle Regioni italiane?

Il paradosso dei crediti di carbonio

Invece, guarda caso, giunge notizia che il governo concederà “crediti di carbonio” non a chi i boschi li ha salvaguardati, ma a chi opererà “una gestione dell’area boschiva che apporti attività aggiuntive rispetto alla mera conservazione prevista dalla normativa in vigore e già oggi obbligatoria”.

Per meglio intenderci: a chi i boschi… li taglierà!
Ovvero: sarà consentito tagliare alberi maturi, già in grado di contrastare la CO₂, per godere di fondi con i quali poi piantare alberelli che la dovranno contrastare!

Ma, ancora più grave, si contribuirà proprio alla produzione di CO₂ mediante il legname tagliato e trasformato in legna da ardere, truciolato e pellet per caldaie!

Una contraddizione che stride con Belém

Bella contraddizione in termini con la richiesta che, a Belém, ha fatto Lula per salvare l’Amazzonia! È proprio vero che ai politici si deve parlare solo di soldi e di ciò che rende soldi, giungendo così a giustificare tutto e il contrario di tutto, come — appunto — il tagliare i boschi e le foreste per… salvarle!

Quando in tutto il mondo le foreste si salvano rinunciando (come, appunto, ha chiesto Lula) al taglio.

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