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In ricordo di papà Mauro, ciò che si ama si lascia libero

Dal possesso alla cura: quando lasciare andare significa proteggere. La storia di Anna e Daniele, una eredità che diventa donazione alla natura nelle Cinque Terre.

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In passato, la terra era una garanzia di sopravvivenza. Possederne anche solo una piccola parte significava per una famiglia poter mangiare regolarmente o, al contrario, conoscere la fame. Quei padri di famiglia la terra l’hanno conquistata, lavorata, plasmata con fatica quotidiana. Ma, soprattutto, l’hanno amata e rispettata.
I boschi cadevano sotto l’avanzare dei campi, le radure diventavano vigne o orti: era la necessità a chiedere spazio, e la natura, pur ferita, continuava a nutrire.

Poi le esigenze sono cambiate. L’industrializzazione e il boom economico hanno allontanato le persone dai campi; la terra ha smesso di essere il centro della vita di molti, ma non ha smesso di abitarne il cuore. Perché l’amore, quando nasce dalla relazione profonda con un luogo, rimane.

Oggi sempre più figli e nipoti di quei contadini, pastori, vignaioli si ritrovano a ereditare terreni che “non servono più”, ma che custodiscono memorie, legami, radici familiari. E sempre più spesso nasce in loro un desiderio nuovo: restituire alla natura ciò che la natura ha donato per generazioni. Non un abbandono, ma un gesto di riconoscenza. Una restituzione consapevole.

È ciò che hanno scelto di fare Anna e Daniele Sturlese, in ricordo del loro papà Mauro.

La storia di un dono che mette radici

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Nell’aprile del 2020 Mauro è venuto a mancare a causa del Covid. Ai suoi figli ha lasciato alcuni terreni nel Parco delle Cinque Terre, appartenuti prima ancora al loro nonno Mario.
Tra questi, piccoli appezzamenti affacciati sul mare, dove un tempo si faceva la vendemmia e dove la famiglia trascorreva momenti di quiete tra la brezza marina e il fresco dei boschi.

Con il tempo, quei luoghi sono tornati selvatici: la vegetazione si è ripresa i sentieri, gli animali hanno riconquistato spazio, la natura ha ripreso a respirare secondo i propri ritmi.
Abitando a Milano, Anna e Daniele hanno potuto frequentarli sempre meno, pur continuando a considerarli un angolo di paradiso legato alla storia della loro famiglia.

Da qui la decisione: la cosa più giusta non era trattenere quei terreni, ma affidarli a chi potesse custodirli e proteggerli per sempre. E così, a ottobre del 2022, hanno scelto di donarli al Fondo Forestale Italiano affinché venissero sottratti a qualsiasi rischio speculativo e potessero tornare pienamente al loro ruolo: essere natura viva. Nel testo della loro dedica, scrivono:

“I boschi sono risorse importantissime, soprattutto oggi che il cambiamento climatico sta creando danni irreparabili.
Mantenendo in vita gli alberi si mantiene in vita l’umanità e il mondo degli animali.
Siamo certi che nostro padre avrebbe apprezzato questo gesto, perché amava profondamente la sua Campiglia e i boschi che la circondavano.
Così non disperderemo il valore simbolico che questi luoghi hanno avuto per lui e per nostro nonno.”

Un nuovo modo di ereditare

Anna la donatrice -Eredità donazione natura Cinque Terre
Simone Socio e incaricato del FFI e Anna la donatrice

La storia di Anna e Daniele non è solo una testimonianza familiare: è un segno dei tempi.
Sempre più persone comprendono che ereditare la terra non significa necessariamente possederla o sfruttarla, ma prendersene cura nella forma più alta: lasciarla libera.

In un’epoca segnata dal cambiamento climatico, dal consumo del suolo e dall’omologazione degli ecosistemi, scegliere di donare un terreno al Fondo Forestale Italiano è un atto d’amore che si proietta nel futuro.
È uno sguardo che supera la logica della proprietà per abbracciare quella della responsabilità.

Ancora una volta, è l’amore a mettere radici.
E sono proprio l’amore e la bellezza le forze capaci di salvare la natura dalla distruzione.

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