pensieri e idee

Il Blog

I boschi sono oggi più importanti che mai!

L’umanità non avrebbe avuto lo sviluppo che ha avuto se non avesse utilizzato il legno come materia prima. Non riusciamo neppure a immaginare l’uomo del passato che non usasse legna per scaldarsi, cucinare, proteggersi dalle belve, costruire ripari, abitazioni e suppellettili, mezzi di trasporto terresti e navali. Anche per produrre cibo per sé e per i propri animali, l’uomo ha dovuto utilizzare i boschi, nel senso che ha dovuto distruggerli per fare spazio a campi coltivabili.

Possiamo quindi affermare ad alta voce che la storia dell’umanità è stata strettamente legata a foreste e boschi, nel senso del loro utilizzo.

Ovviamente, pur se non se ne rendeva conto, l’uomo è sopravvissuto non solo grazie al suddetto sfruttamento dei boschi ma anche grazie a quelli che oggi chiamiamo i loro servizi ecosistemici, ad esempio la produzione di ossigeno, la formazione dell’humus e la potabilizzazione dell’acqua.

Questi servizi, strettamente legati alla vita biologica, sono tutt’ora fondamentali per l’uomo ma è indubbio che la scoperta di nuovi fonti energetiche e di nuovi materiali per costruire abitazioni e oggetti ha man mano ridotto l’importanza di boschi e foreste. Infatti, il loro utilizzo non è più l’unico mezzo dell’umanità per sopravvivere al freddo e alle avversità ma si è ridotto ad essere uno dei tanti aspetti della vita economica, nemmeno non uno dei più importanti.

Ad esempio, oggi, nella stragrande maggioranza dei casi, l’uso della legna a scopo di riscaldamento è passato da indispensabile per mancanza di alternative a mero mezzo per risparmiare sulla “bolletta energetica”.

Da quando siamo a conoscenza del cambiamento climatico tragicamente in atto, l’importanza di boschi e foreste è però di nuovo in crescita, solo che si manifesta col segno contrario rispetto al passato: se prima era necessario tagliare alberi, oggi è indispensabile preservarli e conservarli vivi.

Ovviamente, il cambiamento climatico non è l’unico motivo che motiva la scelta di preservare i boschi come comunità di alberi vivi e non sottoposti a taglio periodico. Non è questo il luogo per dimostrare i seguenti effetti positivi della conservazione dei boschi senza tagli, ma ci basta elencarli:

  • preservazione della biodiversità animale e vegetale
  • contrasto al dissesto idrogeologico
  • preservazione di umidità e quindi contrasto ai processi di inaridimento e desertificazione
  • abbassamento delle temperature locali
  • potabilizzazione dell’acqua piovana e ricarica delle sorgenti
  • preservazione di bellezza

Il cambiamento climatico

Tornando al cambiamento climatico, la scienza ha dimostrato che esso è causato dall’eccesso di gas serra (principalmente Anidride carbonica CO2 e Metano CH4) presenti in atmosfera. Tali gas, facendo onore al loro nome, aumentano il naturale effetto serra provocando un anomalo e dannoso accumulo di energia solare che scalda eccessivamente mari e cieli.

Come dimostrano i dati sperimentali raccolti e certificati ovunque nel mondo, l’attuale eccesso di CO2 in atmosfera è il risultato dell’uso di combustibili fossili (carbone, petrolio e gas) da parte dell’uomo che, a partire dalla rivoluzione industriale, ha iniziato ad utilizzarli per far funzionare sempre più numerose e sempre più potenti macchine.

Carbon dioxide è la CO2, chiamata in italiano anche Biossido di Carbonio

L’unica vera soluzione al cambiamento climatico sarebbe quindi di smettere di usare i combustibili fossili, ma il sistema economico non riesce (e non vuole) ancora farlo, quindi possiamo solo togliere dall’atmosfera la CO2 in eccesso.

Alberi: unica arma contro il cambiamento climatico

L’importanza degli alberi vivi è nella loro caratteristica di essere l’unico mezzo naturale e a costo energetico zero in grado di assorbire la CO2 dall’ atmosfera. Essi, infatti, “respirano” la CO2 e la trasformano in Carbonio (C) che costituisce il 50% in peso del loro legno. In questo modo, la CO2 è tolta dall’atmosfera e quindi resa inoffensiva per quanto riguarda l’effetto serra e lo rimarrà fintanto che la pianta vivrà o, per lo meno, fin quando il legno non verrà bruciato o naturalmente degradato, fenomeni che ritrasformano il Carbonio in Anidride carbonica CO2 che, essendo un gas, tornerà in atmosfera dove ricomincerà a contribuire all’effetto serra.

Quindi, prescindendo da tutti gli altri aspetti ecologici e ambientali e limitandoci al cambiamento climatico, possiamo vedere l’albero come un contenitore in crescita di CO2 climaticamente neutralizzata. Quando l’albero muore, ad esempio viene tagliato, smette ovviamente di assorbire CO2 e questo è un danno che, però potremmo considerare compensato qualora

  • il legno venga utilizzato per scopi a lungo termine, perché in tali casi la CO2 in esso contenuta rimane a lungo climaticamente “neutralizzata”
  • ci si assicuri che l’albero venga sostituito da un’altro e che questo ricresca.

Invece, se il legno viene utilizzato come legna o pellet, ossia viene bruciato a scopi energetici, allora tutta la CO2 che l’albero aveva assorbito nei decenni viene istantaneamente rilasciata in atmosfera dove torna a contribuire all’effetto serra e quindi ai cambiamenti climatci. Ed è, purtroppo, il destino di circa l’80% del legno prodotto in Italia, con punte del 90% in Appennino.

Bruciare alberi per produrre elettricità: che errore!

Il peggio del peggio è bruciare legna per produrre elettricità. E’ quanto accade nelle centrali a biomasse forestali le cui attività sono redditizie solo grazie a corposi sostegni economici pubblici derivanti dalla discutibile definizione della produzione forestale come “rinnovabile”. Il termine rinnovabile è certamente più adatto all’energia eolica e a quella solare che non all’energia proveniente dalla combustione del legno. Intanto perché i tempi di rinnovamento, che nelle prime due energie sono nell’ordine delle ore mentre nella terza sono nell’ordine di almeno 15 o 20 anni (per il ceduo). E poi anche perché, a causa dei cambiamenti climatici in atto, non siamo davvero certi che i boschi continueranno a rinnovarsi con le stesse tempistiche e modalità cui siamo abituati.

L’energia elettrica proveniente da biomasse forestali potrebbe avere un senso se ci permettesse di consumare meno combustibili fossili, ma non è così perché ad oggi l’energia proveniente da fonti rinnovabili, non solo dal legno, non ha prodotto un equivalente calo di produzione di energia fossile ma si è aggiunta ad essa, rendendo possibile quell’aumento dei consumi a livello globale quantificato per il 2024 da International Energy Agency (www.iea.org) pari al 2,2% sull’anno precedente.

Tornando agli alberi, quando si parla di tagli spesso si sente rispondere:

  1. “si è sempre tagliato, quindi possiamo continuare a farlo” (falso!)
  2. “bruciando legna si libera sempre la stessa CO2 quindi non si incide sui cambiamenti climatici” (falso!)

Ora, analizzando tali frasi capiremo che sono entrambe errate.

“Si è sempre tagliato, quindi possiamo continuare a farlo” (falso!)

    In passato non è stato sbagliato tagliare boschi ed alberi, anzi è stato un atto obbligato per la sopravvivenza della specie umana. Oggi però, per una serie di motivi che adesso elenchiamo, tagliare alberi, è sbagliato ed è specialmente sbagliato bruciarne la legna.

    1. Per millenni gli umani erano pochissimi confronto ad oggi: prima della rivoluzione industriale la popolazione mondiale era meno di un milardo ma oggi supera gli otto miliardi
    2. In antico si usava il legno solo per i bisogni fondamentali ma oggi viene utilizzato in grande quantità anche a scopi industriali
    3. Fino a non pochi decenni fa il taglio era fonte di lavoro per molte persone del luogo. Sappiamo che interi paesi di montagna sono sopravissuti solo grazie al taglio, alla lavorazione del legno e alla produzione del carbone. Oggi, invece, l’uso di macchine di taglio ad elevata automatizzazione limita enormemente la mano d’opera necessaria a tagliare ed esboscare. Inoltre, le ditte boschive raramente impiegano personale del luogo.
    4. In antico il legno è servito a far sopravvivere intere comunità ma oggi, nella stragrande maggioranza dei casi, nei paesi occidentali si brucia legno solo per risparmiare sulla bolletta energetica.
    5. I nostri avi avevano la certezza che ove non avessero deforestato, i boschi sarebbero ricresciuti secondo l’immutabile legge di natura ma oggi, a causa dei cambiamenti climatici, è ragionevole temere che i boschi possano non ricrescere nelle stesse modalità e negli stessi tempi che in passato.

    “Bruciando legna si libera sempre la stessa CO2 quindi non si incide sui cambiamenti climatici” (falso!)

    La CO2 è un gas prodotto da qualsiasi processo di combustione, ma in condizioni naturali (pre rivoluzione industriale) la CO2 proveniente dalla combustione del legno non causava cambiamenti climatici. Infatti, il ciclo naturale del Carbonio legato agli alberi era “chiuso” nel senso che una parte del Carbonio presente in atmosfera sotto forma di Anidride carbonica, veniva “respirato” dagli alberi e fissato nel legno e da li poi, al decadimento del legno o alla sua combustione, tornava in atmosfera, di nuovo come CO2, in un ciclo che non alterava mai la quantità totale del Carbonio presente in biosfera e mai troppo quella di CO2 in atmosfera. In questa situazione, nè il taglio degli alberi nè la combustione del legno modificavano sul medio e lungo termine il naturale effetto serra che ha permesso la vita sulla terra.

    Se il ciclo naturale del Carbonio legato agli alberi è stato per milioni di anni “chiuso”, non lo è più dalla rivoluzione industriale, quando l’uomo lo ha “aperto” immettendo in atmosfera, cosa che continua a fare, enormi quantità di CO2 aggiuntiva derivante dal Carbonio che per milioni di anni era stato inerme, intrappolato sotto terra nel petrolio, nel carbone e nei gas.

    Si è misurato che tale processo ha causato tra il 1850 e il 2025 un aumento progressivo del 50% nella concentrazione di CO2 atmosferica e ciò significa che gli alberi nati dopo il 1850 hanno respirato, e quindi trasformato in legno, percentuali sempre maggiori di CO2 di origine fossile. Possiamo affermare che il legno di un albero nato recentemente è composto da 2/3 di CO2 di origine naturale e 1/3 di CO2 di origine fossile.

    Oggi, quando bruciamo il legno, fino a un terzo della CO2 che immettiamo in atmosfera è di origine fossile ed è per tale motivo che, oggi, la combustione del legno non è più neutra rispetto al ciclo naturale del carbonio.


    Una risposta

    1. Senza albri non cè salvezza,non c’è vita. Se siamo per milioni di anni luce du distanza l’unico pianeta abiitabile, con buona ù pace di chi ama le desolate distese di Marte, &c.,lo dobbiamo a loro, all’ossigeno che respiriamo e alla sempre più faticosa rimozione della co2 che abbiamo inviato lassù.

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Aiutaci a salvare i boschi

    La fondazione Fondo Forestale Italiano ETS conserva boschi esistenti e ne crea di nuovi. Tutti i boschi sono lasciati nel loro stato naturale, senza tagli.

    FONDO FORESTALE ITALIANO

    Conserviamo integri i nostri boschi

    lasciandoli alla loro libera evoluzione, senza tagli