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il Manifesto del FFI

    1. Il FFI è una fondazione che custodisce boschi allo scopo di preservare biodiversità e favorire la naturale evoluzione degli habitat. La sua è una scelta di responsabilità orientata ai tempi lunghi. Per noi, custodire un bosco significa usare la proprietà privata per garantire che non subisca interventi umani che ne alterino le fisiologiche dinamiche naturali.
      1. La scelta del FFI è chiara e per sempre: conservare e ripristinare gli habitat naturali e non effettuare utilizzazioni boschive a fini di lucro minimizzando il disturbo umano.
      2. La gestione dei boschi del FFI è quindi improntata alla libera evoluzione del loro naturale ciclo biologico.
      3. Il FFI custodisce i boschi a vantaggio della Collettività che beneficia dei loro servizi ecosistemici; i boschi sono custoditi per tutti, anche e soprattutto per le generazioni future; il FFI non ha vantaggi economici dalla sua opera di custodia
      4. La custodia del FFI è resa possibile dalla Collettività: i boschi sono donati da privati cittadini, Enti e Aziende oppure sono acquistati grazie a donazioni di privati cittadini, Enti e Aziende
      5. Il FFI non cede i terreni acquisiti e non commercia quote CO₂ o di altre modalità di compensazione
    2. Il FFI nei propri boschi conserva e ripristina gli habitat naturali perché ritiene che boschi sani e naturali possano sviluppare con maggiore efficienza tutte le loro relazioni ecologiche e fornire i conseguenti servizi ecosistemici indispensabili per la vita, non solo quella umana.
      1. Le azioni antropiche distruttive nel bosco, quali il taglio periodico degli alberi, causano la modifica o addirittura l’interruzione della spontanea evoluzione. Evitarle favorisce lo sviluppo di processi spontanei di rinaturalizzazione, quindi permette la ricostituzione di habitat naturali favorevoli alla gran parte delle specie animali e vegetali.
    3. Il FFI nei propri boschi conserva e ripristina gli habitat naturali perché ritiene che gli alberi, essendo un determinante fattore di contrasto ai cambiamenti climatici, siano oggi più importanti da vivi che da morti.
      1. Il FFI ritiene valida la spiegazione degli odierni cambiamenti climatici data dalla maggior parte degli scienziati del mondo (rappresentati nel IPCC www.ipcc.ch), ossia che i cambiamenti siano la conseguenza dell’accumulo negli oceani e nell’atmosfera di enormi quantità di energia proveniente dal sole non riflessa nello spazio a causa dell’effetto serra prodotto dai troppi gas serra (principalmente anidride carbonica, metano e protossido d’azoto) oggi presenti in atmosfera.
      2. Il FFI ritiene valida la spiegazione che l’aumento di gas serra in atmosfera sia la conseguenza dell’uso dei combustibili fossili la cui combustione ne immette enormi quantità. Non a caso i dati sperimentali mostrano che il repentino aumento della concentrazione di CO₂ in atmosfera negli ultimi secoli si è verificato proprio a partire dall’inizio della rivoluzione industriale, periodo nel quale non risultano fenomeni astronomici o vulcanici che abbiano potuto incidere sulla quantità di CO₂ in atmosfera.
      3. E’ palese che l’unico vero metodo per diminuire la concentrazione in atmosfera di gas serra sarebbe diminuire l’uso dei combustibili fossili, ma è difficile immaginare che tale riduzione avverrà presto poiché la gran parte dell’economia mondiale è basata sul loro uso e sull’aumento continuo dei consumi.
      4. Se non si riesce a ridurre l’apporto umano di gas serra in atmosfera, allora è fondamentale utilizzare tutti i sistemi a disposizione per sottrarli dall’atmosfera.
      5. La natura fornisce a costo zero un sistema per ridurre la CO₂ in atmosfera ed è l’albero vivo. Infatti, il processo della fotosintesi che avviene nelle piante sottrae all’atmosfera CO₂, la quale viene trasformata in Carbonio e va a costituire il legno. In termini quantitativi, circa metà in peso del legno è costituito da Carbonio derivato dalla CO₂ sottratta all’atmosfera.
      6. L’utilizzo del legno degli alberi per produrre energia con la combustione, ad esempio nelle centrali a biomasse, rimette istantaneamente in atmosfera tutta la CO₂ che gli alberi avevano accumulato nei decenni o nei secoli precedenti.
      7. Inoltre, le foreste sono in grado di influenzare positivamente le precipitazioni e il clima di tutto il pianeta sia a livello locale che globale.
    4. Il FFI nei propri boschi non effettua tagli a scopo produttivo perché ritiene che la risorsa legno sia ormai insignificante rispetto a tutti gli altri benefici che boschi naturali e il più possibile integri forniscono al territorio e alla Collettività.
      1. Il rivestimento forestale non solo dei versanti collinari e montani intercetta le precipitazioni consentendo alla pioggia di arrivare al suolo senza procurare erosioni e instabilità dei terreni. Come una spugna, un bosco integro, a più strati, con una lettiera consistente, assorbe le precipitazioni, le quali vengono trasferite lentamente al sottosuolo alimentando falde e sorgenti di acqua pura indispensabile alla vita.
      2. L’umidità che gli alberi e tutto il complesso forestale trasferiscono all’atmosfera mitiga la temperatura e l’aridità dell’aria nelle stagioni più calde. Con le loro chiome gli alberi regalano ombra, rallentano il vento, depurano l’aria da polveri e sostanze tossiche e forniscono ossigeno e sostanze volatili preziosi per il nostro benessere.
      3. Con la loro varietà di ambienti, i boschi maturi, non utilizzati pesantemente dall’uomo, ospitano una moltitudine di nicchie ecologiche occupate da migliaia di forme di vita in strettissima relazione tra loro. I vantaggi reciproci che ne derivano assicurano la continuità e l’evoluzione del sistema forestale nel tempo.
      4. La presenza di formazioni boschive frequenti e ben distribuite sul territorio, oltre a valorizzare gli aspetti paesaggistici dei nostri borghi costituiscono una preziosa risorsa ricreativa per le popolazioni locali e i turisti. La loro presenza intervallata ai campi coltivati fornisce sostentamento e rifugio alle specie utili ad una agricoltura rispettosa dell’uomo e dell’ambiente.
    5. FFI non “pulisce” i suoi boschi
      1. In natura non esiste né disordine né sporco e la “pulizia” è un concetto umano, non certo naturale o ecologico. Fatta questa considerazione semantica, il FFI è consapevole che col termine “pulizia” del bosco il grande pubblico intende l’eliminazione del sottobosco. Il FFI non priva i suoi boschi del sottobosco perché esso è una parte importantissima dell’ecosistema forestale, si pensi alla flora e alla fauna che contiene ed alimenta e anche alle funzioni di conservazione di umidità e di rallentamento e assorbimento dell’acqua piovana. Di norma, il FFI lascia il sottobosco alla libera evoluzione naturale, al pari degli alberi.
      2. Il sottobosco ha le sue funzioni nell’ecosistema forestale e costituisce una tappa nell’evoluzione del bosco, se tagliamo il sottobosco o il legno morto a terra, impediamo il naturale rinnovamento del bosco.
      3. Spesso si propone la “pulizia” del bosco in funzione antincendio, dimenticando che nella realtà un bosco maturo naturalmente strutturato è molto meno vulnerabile al fuoco.
      4. Alle nostre latitudini non esiste ”autocombustione”, esistono rare cause di incendio naturale dovute a eruzioni vulcaniche o a scariche elettriche durante i temporali. Le cause degli incendi boschivi sono quindi quasi sempre dovute a comportamenti e attività umane accidentali, colposi o dolosi.
      5. Il FFI accetta che lungo strade e altri luoghi di passaggio, la vegetazione venga controllata per impedire che atti involontari possano innescare incendi durante la stagione calda.
      6. Ovviamente contro atti volontari di criminalità ambientale incendiaria non c’è pulizia del sottobosco che tenga.
    6. Il FFI ritiene che boschi non “puliti” e/o non tagliati non muoiano
      1. Il FFI ritiene che questo rischio esista solo per particolari tipi di boschi assimilabili a coltivazioni arboree o agricole, quali castagneti, pioppeti e uliveti, ma non abbia una valenza generale. In ogni caso, qualora alberi lasciati a sé stessi dovessero morire, verranno naturalmente sostituiti da piante pienamente adatte a quel terreno e quel clima in quanto autoctone. Esse saranno quindi capaci di rigenerare un bosco naturale, è solo questione di tempo.
      2. Il FFI, non avendo fini produttivi, può lasciare i boschi alla loro libera evoluzione, anche quando ciò implica un naturale avvicendarsi delle specie arboree.
      3. Smettere di effettuare azioni antropiche distruttive, quali il taglio periodico degli alberi, permette i processi di rinaturalizzazione con possibile, seppur lento, recupero degli equilibri naturali un tempo presenti.
    7. Il FFI si oppone a tagli ripari indiscriminati
      1. Il FFI sostiene l’evidenza scientifica che la sicurezza idrogeologica sia direttamente correlata all’integrità ecologica dei boschi ripari grazie all’ importante ruolo della vegetazione presente sulle sponde per la stabilizzazione del terreno e la regolazione delle piene.
      2. Il FFI riconosce l’importante funzione dei boschi ripari nella depurazione naturale delle acque. Essi, infatti, fungono da fasce tampone tra le acque del fiume e quelle delle falde oltre che ecotono di passaggio tra la vegetazione igrofila e quella dei terreni adiacenti.
      3. Per queste ragioni, il FFI auspica che le formazioni riparie siano integre e lasciate alla libera evoluzione.
      4. Il FFI ritiene che, tranne casi rari e particolari, non siano condivisibili manomissioni dei sistemi ripari operate per supposte generiche finalità di sicurezza, quindi contrasterà, con gli strumenti del diritto, eventuali tagli di vegetazione riparia presso le sue proprietà.
    8. Non è scopo del FFI rendere i suoi boschi generalmente disponibili alla fruizione turistica, ludica o ricreativa.
      1. Boschi e terreni del FFI sono luoghi naturali volutamente lasciati allo stato selvatico e non attrezzati. Per tale motivo, anche se sono fisicamente accessibili in quanto non recintati, chi vi accede lo fa a suo rischio e pericolo, sapendo che la fondazione è libera da qualsiasi responsabilità nei suoi confronti.
      2. La fondazione si impegna a rispettare i diritti di terzi eventualmente costituiti e si riserva di autorizzare attività compatibili con gli scopi della fondazione, quali ad esempio, attività ricreative, salutistiche, didattiche e scientifiche purché a basso impatto.
      3. L’accesso ai mezzi meccanici semoventi deve essere specificatamente autorizzato.
    9. Il FFI e le attività venatorie
      1. Poiché la caccia è incompatibile con la spontanea e libera evoluzione e con lo sviluppo e la preservazione della biodiversità degli ecosistemi, scopo primario della fondazione, il FFI ove possibile, nel rispetto di leggi e regolamenti, limiterà la caccia nelle sue proprietà.
    10. Collaborazioni con associazioni locali
      1. La fondazione può attivare collaborazioni con realtà associative locali ai fini di un miglior controllo dello stato dei suoi boschi e per regolarne l’accesso secondo quanto sopra esposto al punto 8.