Ormai le classi dirigenti in tutto il mondo si preoccupano di come contrastare i cambiamenti climatici e quasi tutte le grosse aziende investono al fine di 𝐫𝐢𝐝𝐮𝐫𝐫𝐞 𝐥𝐞 𝐞𝐦𝐢𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐢𝐧 𝐚𝐭𝐦𝐨𝐬𝐟𝐞𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐠𝐚𝐬 𝐜𝐥𝐢𝐦𝐚𝐥𝐭𝐞𝐫𝐚𝐧𝐭𝐢 a partire dai più pericolosi, l’Anidride Carbonica e il Metano.
Magari investono poco, e certamente controvoglia, ma qualcosa si muove sul fronte della riduzione delle emissioni, anche se a livello gloable le emissioni totali aumentano ugualmente a causa dell’aumento della popolazione mondiale che comporta un incremento dei consumi.
Se è giusto e doveroso diminuire le emissioni, 𝐞̀ 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐞𝐭𝐭𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐜𝐞𝐬𝐬𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐞𝐫𝐯𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐬𝐭𝐮𝐫𝐛𝐚𝐭𝐞 𝐥𝐞 𝐟𝐨𝐫𝐞𝐬𝐭𝐞 𝐫𝐢𝐦𝐚𝐬𝐭𝐞 dato che il legno degli alberi è costituito per metà del peso da Carbonio proveniente dall’ Anidride Carbonica che gli alberi sottraggono all’atmosfera impedendogli così di alterare il clima.
Invece, 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐞̀ 𝐚𝐯𝐯𝐞𝐧𝐮𝐭𝐨 𝐚 𝐥𝐢𝐯𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐥𝐞𝐠𝐢𝐬𝐥𝐚𝐭𝐢𝐯𝐨, 𝐧𝐨𝐫𝐦𝐚𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐟𝐨𝐫𝐞𝐬𝐭𝐚𝐥𝐞 e i tagli procedono come sempre.
Anzi, peggio di sempre perché la tecnologia oggi impiegata nel taglio è tale da aver quasi azzerato la necessità di lavoro umano e ciò minimizza i vantaggi delle locali popolazioni in termini occupazionali: il taglio boschivo è ormai una rapina ai danni dell’ambiente senza praticamente alcun vantaggio diretto per chi vive nelle zone boschive.
Questi video sono relativi a tagli in una fustaia di cerro in Toscana, ma sono solo un esempio delle decine e centinaia di cantieri forestali attivi in tutta Italia che, in gran parte, producono legna per “fini energentici” ossia legna da ardere, pellet, o addirittura legno per alimentare le centrali a biomassa forestale.
𝐈𝐧 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐥’𝟖𝟎% 𝐝𝐞𝐢 𝐭𝐚𝐠𝐥𝐢 𝐢𝐧 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐞̀ 𝐛𝐫𝐮𝐜𝐢𝐚𝐭𝐚 𝐚 𝐟𝐢𝐧𝐢 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐢 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐞 𝐛𝐫𝐮𝐜𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐞𝐠𝐧𝐚 𝐞̀ 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐩𝐞𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐬𝐢 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐚 𝐟𝐚𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐜𝐥𝐢𝐦𝐚 perché facendolo:
1) si rimanda in atmosfera tutta l’Anidride Carbonica che per decine e centinaia d’anni gli alberi avevavo sottratto all’atmosfera e conservato nel proprio legno sotto forma di Carbonio;
2) si danneggiano, e spesso distruggono, ecosistemi che, a causa dei cambiamenti climatici, non abbiamo la certezza si ricostituiranno con gli stessi tempi e le stesse dinamiche cui siamo storicamente abituati.