
L’Abruzzo, da anni riconosciuto come la Regione verde d’Europa, tutela circa il 35% del suo territorio con 3 parchi nazionali, un parco regionale e decine di riserve naturali, che proteggono specie rare come il lupo appenninico, l’orso marsicano, l’aquila reale e il camoscio d’Abruzzo. Questi luoghi rappresentano un laboratorio di ricerca, educazione ambientale, sviluppo turistico sostenibile e presidio territoriale.
Il 16 luglio 2025 è emerso che la Regione Abruzzo ridurrà i finanziamenti a tutte le riserve regionali con un taglio superiore al 30%, aggravando una già grave situazione di incertezza economica e gestionale. In precedenza anche Uncem Abruzzo aveva denunciato un calo dei finanziamenti superiore al 20%.
Le conseguenze sono ovviamente le chiusure (come l’Oasi WWF Lago di Serranella): personale ridotto all’osso, chiusura di centri visita, sospensione delle attività di monitoraggio faunistico e di assistenza a turisti, ricercatori e scuole. Insomma, un servizio pubblico essenziale azzoppato dalla scomparsa delle risorse.
Il contrasto tra la promozione dell’Abruzzo come terra del turismo lento e immerso nella natura e i tagli alla tutela ambientale è paradossale. Mentre la regione si presenta come meta di ecoturismo, le aree protette – pilastri di questo appeal – sono abbandonate senza adeguate risorse.
Biodiversità e ricerca scientifica
Le riserve mantengono ecosistemi fondamentali, specie rare e servono da osservatorio permanente per studi faunistici, botanici e climatici. Con il taglio dei fondi, queste attività sono destinate a svanire.
Turismo sostenibile e sviluppo locale

L’Abruzzo attira centinaia di migliaia di visitatori ogni anno grazie al suo patrimonio protetto, generando occupazione e sviluppo nelle aree interne. Ridurre le risorse significa minare il turismo verde, ridurre gli ingressi, colpire l’economia locale (quella davvero sostenibile!) e quegli operatori che lavorano sul territorio.
Welfare territoriale e servizi essenziali
Il personale dei centri visita, delle guide, dei ricercatori svolge un ruolo fondamentale: presidio del territorio, educazione, sicurezza e accoglienza. Senza fondi, molti servizi vengono sospesi o dimezzati, e le riserve rischiano di chiudere.
Le aree protette non sono costi da tagliare, ma investimenti sul futuro. Sono un bene comune fondante l’identità ambientale, sociale ed economica dell’Abruzzo e dell’Italia. Le associazioni ambientaliste svolgono un ruolo insostituibile: quando l’amministrazione pubblica si sottrae al ruolo di custode del Bene Comune, per interessi politici o economici, chi opera sul territorio è chiamato a raccoglierne i cocci, per non lasciare che tutti gli sforzi di chi ci ha preceduto vengano vanificati. Il Fondo Forestale Italiano, per esempio, cerca di tutelare la ricchezza ambientale, sottraendola alle logiche ormai dilaganti del profitto senza regole.
2 risposte
Ciao Luca, magari fosse solo un problema di tagli ai fondi nelle riserve. Purtroppo si tratta anche di tagli ai boschi secolari in parchi nazionali. Al PN Majella il sindaco di Palena è riuscito a far tagliare ampie porzioni di bosco vetusto in zona A del parco, nonostante il parere negativo degli esperti botanici e forestali del parco
Sono tempi difficili per il mondo dell’ambientalismo. Le conquiste dello scorso secolo rischiano di essere vanificate. Servirebbe di sicuro più coinvolgimento dal basso e più mobilitazione.