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Gli alberi valgono più da vivi o da morti?

Quando pensiamo al valore, immaginiamo somme di denaro, beni vendibili, rendimenti. Ma se il bene fosse un albero cittadino, alto, frondoso, testimone silenzioso delle stagioni? Quanto vale davvero? E soprattutto: vale di più da vivo o da morto?

albero nel cimitero di Piratello (Imola)
foto Marco Isola –(ufficio stampa del Comune di Imola)

Da morto, l’albero offre ciò che possiamo vendere: il legno. Un valore concreto, immediato, ma spesso modesto. Invece da vivo, non produce ricchezza tangibile, eppure ci regala qualcosa di inestimabile: ombra, aria pulita, sequestro di CO₂, quiete, biodiversità. Ma come si mette un numero a tutto questo?

Negli ultimi anni, molti hanno deciso di misurarlo. Ecco il cuore della questione: attribuire un valore economico agli alberi vivi, trattandoli come vere e proprie infrastrutture urbane. Tra i metodi più consolidati, spicca il CAVAT.

Il metodo CAVAT: valorizzare la vita verde

Il CAVAT (Capital Asset Value for Amenity Trees) è un metodo nato nel Regno Unito per stimare quanto valgono gli alberi ornamentali urbani – non in termini di legno, ma di benefici per il bene comune: estetica, ossigeno, termoregolazione, impatto sulla salute e sul valore immobiliare.

Gli alberi vengono valutati in base a vari parametri: diametro del tronco, aspettativa di vita residua, densità abitativa (più potenziali beneficiari = valore maggiore), stato di salute, visibilità.

Un grande platano in un quartiere densamente popolato, in buono stato di conservazione, può arrivare a valere centinaia di migliaia di euro con il criterio CAVAT.

Solo per fare un esempio concreto, nel 2023 a Birmingham il valore totale del patrimonio arboreo urbano è stato stimato in oltre 25 miliardi di sterline, mentre un singolo London Plane può raggiungere un valore di oltre 300.000 sterline se posizionato in un contesto centrale e densamente frequentato.

Il caso italiano: Parma e Busseto

In Italia esistono già esempi concreti che rispecchiano il paradigma CAVAT.

Consorzio KilometroVerde
Fonte:Consorzio KilometroVerde

Tra il 2022 e il 2023, il Consorzio KilometroVerdeParma, insieme allo spin-off Vsafe dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha analizzato tre aree di forestazione urbana nel territorio parmense tramite un’analisi sociale costi-benefici (ACB), completata da una valutazione quantitativa e qualitativa dei servizi ecosistemici (kilometroverdeparma.org).

Nel quartiere Molinetto di Parma, un bosco di 0,8 ettari piantato vicino al Parco Gino Cervi ha mostrato benefici stimati in quasi 3 milioni di euro in 30 anni, con un guadagno netto di circa 4,62 milioni, ossia 112 volte i costi sostenuti . Nelle aree di Busseto e San Leonardo, i benefici totali stimati tramite sequestro di CO₂, riduzione di inquinanti, comfort climatico e incremento immobiliare vanno da 3 a 13 milioni di euro .

Pur non applicando formalmente il modello CAVAT, l’approccio è allineato: dare un valore tangibile agli alberi da vivi, concepiti come asset collettivo durevole nel tempo.

Da morto: si svende il valore

Albero abbattuto a Roma città

Se quell’albero venisse abbattuto, il suo valore si ridurrebbe al prezzo del legno. A meno che non sia di pregio, si parla di poche centinaia, al massimo qualche migliaio di euro. In confronto, i benefici dell’albero vivo – sociali, ambientali, economici – sarebbero totalmente persi.

Uno studio dell’Università di Dundee ha quantificato un caso emblematico: il valore CAVAT di un intero giardino botanico universitario superava 38 milioni di sterline, mentre la sostituzione (impianto, manutenzione, crescita) costerebbe solo 1,5 milioni.

La differenza? È il tempo: il valore cresce silenziosamente negli anni (Il Giornale dell’Ambiente).

Un cambio di paradigma che conviene

Il messaggio chiave è: non è utile chiedersi quanto costa mantenere un albero, ma quanto costa perderlo. Il metodo CAVAT – e approcci analoghi come quello di KilometroVerdeParma – ribaltano la domanda: proteggere un albero non è un costo, è un investimento.

Le amministrazioni, gli urbanisti, i cittadini dovrebbero spostare l’attenzione: dagli abbattimenti alla tutela. Piantare alberi giovani serve, ma non basta a compensare la perdita di quelli maturi – che generano i maggiori benefici.

Quindi: valgono di più da vivi o da morti?

La risposta, oggi, è inequivocabile. Gli alberi viventi rappresentano un capitale economico e sociale che supera di gran lunga il valore del loro legno. Da vivi, offrono servizi temporali e continui; da morti, il guadagno è una tantum e scarso.

La prossima volta che vedremo abbattere un albero per “fare spazio”, chiediamoci: era davvero necessario? O abbiamo appena perso un bene pubblico che valeva più di quanto pensassimo?

In breve

  • Un albero urbano maturo può valere oltre 300.000 euro secondo il metodo CAVAT, come dimostrano le valutazioni in città come Birmingham e Londra.
  • Il progetto KilometroVerdeParma a Parma ha dimostrato come ogni euro investito in alberi possa generare 112 euro in benefici in 30 anni.
  • Da morto, un albero vale solo legna: pochi euro.
  • Proteggere gli alberi esistenti è un investimento, non un costo.
Albero VivoAlbero Abbattuto
+ Sequestra CO₂− Nessuna funzione ecologica
+ Raffresca l’aria− Rilascia carbonio residuo
+ Aumenta valore immobiliare− Richiede sostituzioni costose
+ Benefici stimabili (CAVAT)− Valore limitato del legno
+ Capitale in crescita− Valore immediato e limitato

Fonti consigliate


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