
E’ molto interessante l’articolo di Alberto Marzocchi “Tra i boschi delle Alpi devastati dal bostrico, l’insetto letale: “Battaglia già persa. L’esperto: “Con la crisi climatica epidemie di altri insetti” pubblicato sul sito del Fatto Quotidiano del 13 Agosto 2025.
Salta però agli occhi questa frase del dott. Faccoli che l’articolo riporta virgolettata:
“I nostri boschi sono sempre più deboli, sempre più vecchi e con una superficie in continua crescita. Ciò accade perché vengono gestiti sempre meno e perché, anziché tagliarli, si preferisce importare il legname dall’estero a minor prezzo. In questo contento, esistono diversi insetti parassiti potenzialmente pericolosi, che da un momento all’altro possono dare avvio a un’epidemia come quella di bostrico. Epidemia resa più semplice e distruttiva dai cambiamenti climatici, che permettono agli insetti di riprodursi con maggiore facilità”
Leggendo questa frase, un lettore poco addentro alle problematiche forestali potrebbe capire che:
- I boschi italiani sono sempre più deboli e vecchi perché non li si taglia;
- A causa dei pochi tagli, boschi rischiano un aumento di insetti parassiti.
- I colpevoli sono in ogni caso i proprietari italiani che non gestiscono (tagliano) i propri boschi
- I boschi italiani hanno una superficie in continua crescita
Purtroppo, nonostante che la testata e l’autore siano entrambi autorevoli, la frase riporta stereotipi molto di moda in questi tempi, dando per scontate affermazioni che, invece, non lo sono.
La prima affermazione stabilisce come dato di fatto che i boschi italiani siano poco tagliati (me è poi vero?) e unisce il concetto di bosco “debole” a quello di “vecchio” (vecchio, non vetusto!).
Si può discutere su cosa sia la debolezza di un bosco e quali ne siano le cause (mancanza di gelo invernale, siccità, ripetuti tagli, allevamenti bradi,…) ma associare la debolezza di un bosco alla mancanza di tagli è proprio insostenibile.
Il concetto di bosco “vecchio ” è errato. In natura i boschi non invecchiano perché sono popolazioni di individui e come tali si rinnovano in continuazione, seppur i singoli alberi muoiono. I boschi potrebbero invecchiare solo se smettessero di riprodursi e far “nascere” nuovi alberi, ma questa non è certo una condizione naturale. E’, invece, la condizione che crea l’uomo quando “pulisce” il sottobosco per qualche astratto concetto di “ordine” che però non ha riscontro in natura (la foresta vergine amazzonica è sporca e quindi va pulita?).
Avvicinare gli aggettivi “debole” e “vecchio” è molto evocativo per noi umani che in vecchiaia diventiamo prima deboli e poi moriamo, ma qui è solo un suggestivo artificio retorico per suggerire che i boschi vanno mantenuti “giovani”, ossia tagliati.
La seconda affermazione lascia il dubbio se il pericolo sia dovuto al fatto che gli insetti parassiti già presenti nei nostri boschi possano aumentare la loro voracità in boschi non tagliati, oppure se il pericolo sia la possibile importazione di nuovi insetti parassiti assieme al legno proveniente dall’estero. Di fatto il Bostrico è totalmente autoctono e “attivato” dal cambiamento climatico, come affermato dallo stesso autore e il rischio di importare insetti pericolosi non diminuirebbe di molto a fronte di un calo delle importazioni di legno determinate da un aumento dei tagli in Italia per i seguenti motivi:
- A meno di un calo di consumi, non possiamo diminuire l’imortazione di legni duri, spesso di origine tropicale, che utilizziamo per arredamento e costruzione e che la natura non ci permette di “produrre” in Italia
- La legna da ardere la importiamo in prevalenza dall’ Est Europa, quindi da condizioni climatiche ed ecologiche simili alle nostre dalle quali non ci aspettiamo invasioni di insetti alieni. Anche se ne diminuissimo l’import di legna da ardere, non abbasseremmo il rischio di importare insetti alieni.
La terza affermazione attribuisce la colpa di qualsiasi futura invasione di terribili insetti, ai proprietari dei boschi che li gestiscono (tagliano) sempre meno. Si tratta di una vera e propria criminalizzazione di chi, legittimamente, decide di non trarre profitto dai propri boschi. E’ un rovesciamento della realtà anche per tutte quelle proprietà che sono lasciate senza tagli non per scelta ma per la frammentazione della proprietà forestale. Tali boschi sono un polmone di naturalità e non possono essere fatti passare per la causa, neppure indiretta, dell’invasone né del bostrico né di eventuali suoi parenti.
La quarta affermazione è vera perchè si riferisce all’estensione dei boschi. Se si riferisse anche alla loro qualità ecologica sarebbe però falsa. Lo spiega bene Luigi MELFI (Capitano CC RF, Comandante del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale del Gruppo Carabinieri Forestale di Siena) che in un lungo articolo, scrive le testuali parole:
“Negli ultimi sessanta anni la superficie forestale nazionale è triplicata a fronte dello spopolamento di aree prima abitate ma che, a causa delle difficili condizioni di vita, hanno spinto gli allora residenti a preferire zone meglio servite e con più facile accesso al mercato del lavoro. La perdita di un tale presidio legato alla presenza dell’uomo e alla cura del territorio, ha sì da una parte generato la naturale espansione delle aree verdi, ma è stata “spontanea” e non gestita mediante una oculata pianificazione, piuttosto caratterizzata da interventi sporadici o “a macchia di leopardo” tendenti a monetizzare il più possibile la massa legnosa asportata con ulteriore impoverimento e degrado, questa volta non solo in termini economici ma anche ecologici, dei soprassuoli sfruttati con delle tecniche selvicolturali inappropriate.