Una riflessione sul tempo come diritto ecologico, spostando l’attenzione dal classico “salviamo gli alberi” a “lasciamoli invecchiare”.

La giovinezza non è l’unica età che conta
Nel nostro rapporto con la natura, troppo spesso ci comportiamo come se la giovinezza fosse l’unico stadio desiderabile. Le foreste, in particolare, vengono gestite con l’idea che debbano essere “produttive”: ciclicamente tagliate, rinnovate, controllate. Così facendo, però, non permettiamo agli alberi di diventare antichi, di sviluppare quei caratteri ecologici unici che solo il tempo può conferire. E questo ha conseguenze profonde, non solo per gli ecosistemi, ma anche per il nostro futuro su questo pianeta.
Una foresta che non invecchia è una foresta incompiuta
Tagliata ogni trent’anni, ogni quarant’anni, non ha il tempo di sviluppare una struttura complessa, stratificata, capace di ospitare specie che vivono solo nei tronchi cavi, nel legno morto, o in microhabitat che si formano solo dopo decenni o secoli. L’assenza di alberi vetusti impoverisce la biodiversità, riduce la capacità di assorbire e stoccare carbonio nel lungo periodo, rende il bosco più vulnerabile ai disturbi ambientali, inclusi gli impatti dei cambiamenti climatici (Lindenmayer et al., 2012).
Le foreste vetuste sono alleate preziose

Nel contesto della crisi ecologica globale, proprio le foreste mature e vetuste – quelle che gli ecologi chiamano old-growth forests – sono tra i nostri alleati più preziosi. Sono ecosistemi complessi, capaci di autoregolarsi, di custodire memoria ecologica, di mantenere relazioni biologiche profonde tra generazioni di organismi. Ma per diventarlo, hanno bisogno di una sola cosa: tempo.
Anche gli animali hanno bisogno di tempo per diventare sé stessi

Non solo le piante. Anche molti animali, nel mondo naturale, esprimono il meglio di sé nel lungo periodo. Gli elefanti africani, ad esempio, trasmettono conoscenze fondamentali tra generazioni: matriarche anziane sono in grado di riconoscere minacce specifiche, guidare il gruppo verso fonti d’acqua durante la siccità e prendere decisioni complesse (McComb et al., 2001). Le grandi balene, grazie alla loro longevità, sono vere e proprie memorie viventi degli oceani: i composti chimici nei loro tessuti raccontano decenni di cambiamenti ambientali. Gli alberi secolari, in silenzio, modellano il suolo, l’aria, la luce, trasformandosi in colonne portanti di interi ecosistemi.
Senza vecchiaia, la vita non evolve
Negare il tempo alla natura – accelerandone i cicli, riducendone la longevità, impedendo che esista una “terza età” del vivente – significa impedire l’evoluzione stessa. La vita evolve non solo grazie alle nascite, ma anche grazie alla maturazione, al decadimento, alla morte che nutre. Ogni organismo che riesce a invecchiare lascia un’eredità genetica, ecologica, comportamentale. Ogni ecosistema che raggiunge la vetustà diventa più ricco, stabile, resiliente (Bauhus et al., 2009).
L’interruzione della memoria biologica
Oggi, in molte aree del pianeta, la presenza umana ha drasticamente ridotto la possibilità di invecchiare per buona parte delle altre specie viventi. Foreste tagliate prima della maturità ecologica, pesci pescati prima della riproduzione, animali sterminati prima che possano sviluppare e tramandare adattamenti: è un’interruzione sistematica della memoria biologica della Terra. La vita si ripete, ma non si trasforma. Resta giovane, ma immobile.
Restituire tempo: un obiettivo (quasi) dimenticato della conservazione
Restituire tempo agli ecosistemi è uno degli obiettivi più importanti – e meno compresi – della conservazione ecologica. Non si tratta soltanto di proteggere la biodiversità nel presente, ma di garantire la possibilità di un futuro evolutivo alla vita stessa. Dare spazio alla vecchiaia significa custodire l’intelligenza del bosco, i legami invisibili tra generazioni di organismi, la saggezza delle interazioni lente.
La missione del Fondo Forestale Italiano
Liberare le foreste dalla logica del rendimento restituendo tempo.
Per questo, il Fondo Forestale Italiano promuove la tutela delle foreste vetuste, mature, a libero sviluppo. Sono boschi che non servono all’uomo nel senso economico tradizionale, ma servono alla vita. Sono ecosistemi che ci insegnano il valore del tempo lungo, della pazienza, della complessità. Foreste che invecchiano, e proprio per questo custodiscono il futuro.
Acquistare per proteggere e lasciare invecchiare

La nostra missione è restituire ai boschi il diritto di invecchiare ed evolversi spontaneamente, liberandoli da vincoli gestionali e produttivi. Per farlo, interveniamo acquistandone direttamente la proprietà, sottraendoli alla rotazione del taglio, alle pratiche forestali intensive, alla logica del rendimento.
È un atto di tutela concreta, che riconosce alla foresta il valore di essere semplicemente se stessa: lenta, antica, viva.
In un’epoca in cui tutto accelera, lasciare che un bosco invecchi è un gesto rivoluzionario. Ed è proprio ciò che ci impegniamo a fare, ogni giorno.
3 risposte
Purtroppo le pratiche dell’uomo convinto che tutto sia di sua proprietà e come tale, si sente libero di decidere anche per gli altri esseri viventi, si sta rilevando un totale fallimento per vita. Secondo uno studio pubblicato su Nature.com, Le foreste più antiche, oltre 200 anni, trattengono il doppio del carbonio rispetto a quelle giovani ed è fondamentale proteggerle per combattere il cambiamento climatico.
In Italia ci sono boschi naturali dove non c’è nessun intervento umano?
Ho letto che i boschi italiani sono pricipalmente ceduo e fustaie che sono delle forme di coltivazione di alberi.
grazie
Il bosco naturale non è quello in cui oggi non ci sono interventi umani, ma quello in cui essi o non ci sono mai stati (foreste primarie o vergini) oppure ci sono stati in tempi sufficientemente remoti che il bosco si è potuto rinaturalizzare in assenza di disturbi antropici rilevanti (boschi vetusti).
Le foreste primarie in Europa sono molto rare, piccole e situate in aree remote; in Italia non ne abbiamo nessuna.
Per la definizione esatta di “bosco vetusto” si legga questo documento. Il più esteso bosco vetusto in Italia è quello di Sasso Fratino, ora Riserva Naturale Integrale