
Da grande amante di quel genio universale chiamato William Shakespeare, quando sono venuta a sapere dell’uscita del film di Chloé Zhao, Hamnet, considerato il film evento dell’anno e candidato a 8 premi Oscar, non ho potuto fare a meno di andare a vederlo. Il film è tratto dal romanzo Hamnet (2020) di Maggie O’ Farrell, coautrice della sceneggiatura insieme alla regista.
La foresta come grembo e radice

Le prime immagini, ambientate in una foresta tanto poderosa, quanto lussureggiante, e indagata nei dettagli, mi hanno subito rapita. Il film racconta l’innamoramento reciproco di William con Agnes (Anne) Hathaway. Agnes è una ragazza speciale: sua madre è morta e lei vive con la famiglia adottiva. La madre di Agnes era, come accadeva all’epoca e ha continuato ad accadere fino, praticamente, a ieri l’altro, una donna che conosceva il potere delle erbe medicamentose, quindi, una strega, e come sua madre prima di lei, aveva trasmesso le sue conoscenze alla figlia. Figlia che ha, con la foresta che circonda(va) Stratford upon Avon, il paese di nascita di Shakespeare, un rapporto viscerale.
Il legame viscerale tra Agnes e la natura

Un rapporto che emerge chiaro già dalle prime immagini, C’è un connubio fortissimo tra Agnes, donna, madre, e strega che sembra riporre fiducia sconfinata nell’onnipotenza di quel sapere, di quel potere e di quell’amore che si tramanda per via femminile, e la foresta. La vediamo per la prima volta, nel suo abito scarlatto, serenamente accoccolata in posizione fetale nell’incavo di un intrico di radici.
Dalla foresta Agnes trae tutta la sua forza. È lì che incontra l’uomo di cui è in grado di leggere la vastità dell’immaginazione. È lì che partorisce la prima figlia. Ed è nella foresta che chiede disperatamente di tornare, durante il doloroso travaglio che la porterà a dare alla luce due gemelli: Hamnet e Judith. La fisicità del suo rapporto con la foresta, e con la vita, pervade ogni inquadratura dedicata al mondo naturale, e ai suoi prodotti, e si trasmette intatta allo spettatore. Quella foresta da cui tutto sembra partire e a cui tutto sembra tornare.
I temi universali e la catarsi finale
Nel film sono presenti, e affiorano continuamente, numerosi temi: il rapporto natura cultura, il contrasto campagna città , il rapporto madre/figlia e padre/figlio, solo per citarne alcuni. Temi che si coagulano attorno al perno centrale: la nascita e morte prematura del figlio maschio. Lasciamo allo spettatore di assistere al suo dipanarsi e di partecipare alla catarsi finale, frutto del genio del grande drammaturgo che, da più di 500 anni, non smette di essere fonte di ispirazione per noi umani.