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Il valore conservazionistico del Torrente Fersinone

Torrente Fersinone da Ripafalcaia-Il valore conservazionistico del Torrente Fersinone
Torrente Fersinone da Ripafalcaia- Foto FFI

Una comunità ittica integra e nativa

Il torrente Fersinone assume un valore conservazionistico particolarmente elevato in quanto rappresenta uno dei pochi corsi d’acqua umbri che ancora ospita, in alcuni suoi tratti, una comunità ittica totalmente integra, priva di specie aliene e composta interamente da specie native.

La sua comunità ittica è infatti costituita esclusivamente dalle specie ittiche tipiche del distretto ittio-geografico Tosco – Laziale, del quale il bacino del fiume Tevere costituisce il baricentro, nella cui composizione rientrano molte specie di pesci ossei endemiche, aventi una distribuzione limitata ad un numero ristretto di corsi d’acqua dell’Italia centrale e tutte caratterizzate da un rischio di estinzione molto elevato.

Le specie endemiche e lo stato di conservazione

Cavedano etrusco- il valore conservazionistico del torrente Fersinone
Cavedano etruscoFoto di Di Novaculum – Opera propria, CC BY-SA 4.0

Nel Fersinone, infatti, sono ancora presenti il cavedano etrusco Squalius lucumonis, che nella Lista Rossa dell’Unione internazionale per la Conservazione della Natura è considerato a rischio Critico di Estinzione (Categoria CR), il barbo tiberino Barbus tyberinus Bonaparte, 1839 specie Minacciata (Categoria EN), il vairone Telestes muticellus (Bonaparte, 1837) specie a Minore Rischio di estinzione (Categoria LC), la rovella Sarmarutilus rubilio (Bonaparte, 1837) specie Vulnerabile (Categoria VU) e il ghiozzo di ruscello Padogobius nigricans (Canestrini, 1867) specie Minacciata (Categoria EN).

Riconoscimento e tutela dell’Unione Europea

Il valore conservazionistico di queste specie è riconosciuto dall’Unione europea che le ha inserite nell’allegato II della Direttiva Habitat 92/43 CE, in cui sono elencate le specie animali e vegetali d’interesse comunitario la cui conservazione richiede la designazione di zone speciali di conservazione.

A queste specie ittiche si aggiunge il cavedano comune Squalius squalus (Bonaparte, 1837), l’unico ad essere non inserito fra le specie di interesse comunitario, ma comunque importante perché si tratta di un endemismo italiano: è considerato a Minore Rischio di estinzione (Categoria LC) nella Lista Rossa.

L’importanza strategica del bacino imbrifero

Uno scorcio del torrente Fersinone all'interno del Bosco delle Sette Valli. Le pareti rocciose e i versanti boscati visibili rappresentano le superfici che convogliano l'acqua piovana verso l'alveo, cuore pulsante del bacino imbrifero-Il valore conservazionistico del Torrente Fersinone
Uno scorcio del torrente Fersinone all’interno del Bosco delle Sette Valli. Le pareti rocciose e i versanti boscati visibili rappresentano le superfici che convogliano l’acqua piovana verso l’alveo, cuore pulsante del bacino imbrifero.- Foto FFI

Il bacino imbrifero viene definito come l’area topograficamente circoscritta dalle linee di cresta (spartiacque) che delimitano un corso d’acqua con i suoi relativi affluenti e in pratica rappresenta l’insieme delle superfici che convogliano l’acqua meteorica superficiale in un dato corso d’acqua.

Da questa definizione è facile intuire come il bacino imbrifero svolga un ruolo della massima importanza nel determinare le caratteristiche di un corso d’acqua e quindi le condizioni di esistenza degli organismi che ci vivono. La quantità e la qualità delle acque, la variazione stagionale delle portate e quindi la natura del regime idrologico di un fiume sono tutti fattori determinati dalle caratteristiche del bacino imbrifero che lo alimenta. È per questo motivo che i fiumi sono i migliori indicatori dello stato di salute di un territorio: non può esistere un fiume in buone condizioni di salute in un territorio mal gestito e compromesso da impatti di natura antropica.

Dinamiche fluviali e criticità del Bacino del Nestore

Anche il modo in cui viene utilizzato e gestito il suolo in un bacino imbrifero condiziona e determina molti aspetti delle dinamiche fluviali, soprattutto in un periodo caratterizzato da cambiamenti delle condizioni climatiche molto rapidi e in un territorio come quello del bacino del fiume Nestore, caratterizzato da basse quantità di precipitazioni atmosferiche e bassi livelli di permeabilità del suolo.

I corsi d’acqua del bacino del fiume Nestore, e tra questi in modo particolare il torrente Fersinone, sono contraddistinti da un regime torrentizio molto spiccato, caratterizzato da condizioni di elevata variabilità delle portate che oscillano fra periodi di piena molto accentuati e periodi di magra altrettanto intensi e prolungati; queste condizioni conferiscono un carattere di semi temporaneità ai corpi idrici stessi, che sempre più spesso sono caratterizzati da un completo prosciugamento per ampi tratti del proprio corso.

Impatti antropici e scenari climatici futuri

Tali caratteristiche diverranno in futuro sempre più spiccate a causa dell’intensificarsi dei prelievi ad uso antropico delle acque dei fiumi e a causa delle conseguenze dei cambiamenti climatici, che nell’area mediterranea saranno particolarmente intense: tutti i modelli climatici prevedono un innalzamento delle temperature, una riduzione delle precipitazioni e un aumento della probabilità che si verifichino fenomeni estremi.

Gestione del territorio e mitigazione degli effetti climatici

In tale scenario, la gestione del territorio di un bacino imbrifero diviene un fattore fondamentale per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e diminuirne l’impatto sulle comunità viventi nei corsi d’acqua.

In particolare la presenza di vegetazione ripariale lungo le sponde di un fiume riduce l’innalzamento della temperatura, offre riparo alla fauna e contiene i fenomeni erosivi dovuti ad eventi meteorici particolarmente intensi; inoltre la presenza di ampie superfici boscate riduce e rallenta lo scorrimento superficiale delle acque meteoriche, aumenta la quota di acqua che si infiltra nel sottosuolo e che alimenta la falda, garantendo in tal modo un apporto idrico al fiume più lento e costante che ne può mitigare il carattere torrentizio e ridurre l’intensità e la durata dei periodi di crisi idrica estiva.


Prof. Massimo Lorenzoni

Dipartimento di Chimica, Biologia e Biotecnologie – Università degli Studi di Perugia.

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