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pensieri e idee

Il Blog

L’Eresia di Orazio Ciancio

La Selvicoltura Sistemica come Atto di Resistenza Ecologica.

la selvicoltura sistemica di Orazio Ciancio
Orazio Ciancio

In un’epoca in cui il capitale naturale viene ridotto a merce e la crisi climatica morde le nostre montagne, la figura di Orazio Ciancio, Professore Emerito e Presidente dell’Accademia Italiana di Scienze Forestali, emerge non solo come quella di un luminare, ma come quella di un visionario che ha osato sfidare le fondamenta stesse del pensiero forestale occidentale. La sua “Selvicoltura Sistemica” non è una ricetta tecnica: è un cambio di paradigma che ridefinisce il rapporto tra l’uomo e la vita sulla Terra.

“Esistiamo grazie alle piante
e solo con loro potremo continuare a esistere.
Questo è il punto da cui partiamo”.

Stefano Mancuso

Oltre la Tecnica: Una Visione Generale

Lariceta fleons- foto: Maurizio Guzzinati-
Lariceta fleons- foto: Maurizio Guzzinati-


La selvicoltura sistemica di Ciancio si inserisce in un quadro filosofico che rifiuta il riduzionismo.
Se la scienza classica scompone il bosco per analizzarlo, la visione sistemica lo osserva come un’unità
indissolubile. Estendere questo significato oggi significa applicare la “logica del bosco” alla società:
riconoscere che ogni azione ha ripercussioni su una rete complessa di relazioni.

Gestire un bosco secondo Ciancio significa passare dall’egocentrismo (l’uomo che ordina la natura) all’ecocentrismo (l’uomo che si riconosce parte di essa).

La Pratica in Campo: Esempi di “Cura del Sistema”

Lech poch sappada-  la selvicoltura sistemica di Orazio Ciancio
Lech poch sappada- foto Silva Mater-

Per tradurre la teoria in realtà, l’intervento sistemico si muove su binari opposti a quelli industriali. Ecco
esempi concreti:

  1. Il Rifiuto della Geometria: Mentre la selvicoltura tradizionale traccia linee, diradamenti a
    scacchiere o tagliate a raso, l’intervento sistemico opera per “piccoli volumi”. Si prelevano singoli
    alberi o piccoli gruppi per mimare la caduta naturale (schianti da vento o vecchiaia), mantenendo
    la copertura continua. Il bosco non appare mai “tagliato”, ma “rinnovato”.
  2. L’Elogio dell’Albero Morto: In un bosco sistemico, un tronco marcescente a terra non è
    “sporcizia” o “spreco”, ma una banca di nutrienti e biodiversità. Il forestale sistemico protegge la
    necromassa, sapendo che non c’è vita senza la decomposizione.
  3. La Valorizzazione delle Specie “Minori”: Dove il mercato vede solo il legno pregiato (es. il
    faggio o l’abete), la sistemica tutela l’acero, il sorbo, il tasso. Queste specie, pur non avendo valore
    commerciale immediato, sono i nodi che tengono unita la rete del sistema nei momenti di crisi
    parassitaria o climatica.

L’Assedio Accademico: Il Prezzo dell’Eresia

Non si può comprendere Ciancio senza citare la violenza degli attacchi subiti. La sua visione non fu accolta con curiosità, ma con un’ostilità che rasentò l’ostracismo da parte di illustri colleghi e istituzioni storiche.


L’accusa di “Anarchia Scientifica”:

Molti baroni del mondo forestale lo accusarono apertamente di voler distruggere la selvicoltura come scienza. Definirono il suo approccio “filosofia da salotto”, sostenendo che senza calcoli biometrici rigidi e turni di taglio fissi, la professione del forestale sarebbe morta.


Il Fronte del “Degrado”:

Colleghi di fama internazionale sostennero che la “non-gestione” (o gestione leggera) di Ciancio avrebbe portato all’imbarbarimento dei boschi italiani, trasformandoli in “sterpaglie improduttive”. Lo dipinsero come un sognatore pericoloso che avrebbe messo in ginocchio l’economia montana.


Lo scontro sulla “Produttività”:

Fu accusato di tradimento verso la nazione per aver messo in dubbio la priorità del prelievo legnoso. Per molti accademici del tempo, il bosco era un “serbatoio di materia prima e Ciancio, parlando di “diritto del bosco alla propria evoluzione”, veniva visto come un sabotatore del progresso

Conclusione: La Vittoria del Tempo

Nonostante gli attacchi e i tentativi di ridicolizzare il suo lavoro come “misticismo”, oggi la storia sta dando ragione a Ciancio.

Le foreste governate secondo i vecchi schemi produttivisti stanno morendo sotto lo stress del riscaldamento globale e degli attacchi parassitari. Quelle gestite (o lasciate evolvere) secondo i principi della complessità sistemica sono le uniche che tengono testa al cambiamento.

Consegnare oggi questa visione al Fondo Forestale Italiano significa onorare un uomo che ha avuto il
coraggio di restare solo contro un intero sistema accademico, pur di difendere l’unica cosa che conta: la
salute e l’integrità del sistema vivente bosco.

“Omnia inter se conexa”

Maurizio Guzzinati

SilvaMater –
Maresciallo del Corpo Forestale Regionale del Fvg
Laurea in scienze agrarie
Studi sulle associazioni vegetali, flora e fauna di interesse regionale.
Naturalista autodidatta con passione per Botanica ed Entomologia.
Guida ABF (Associazione italiana guide di bagni di foresta)
Iscritto al FFI – Fondo Forestale Italiano
Ideatore con l’amico Carlo Tulissi, del progetto di osservazione e divulgzione naturalistica: Silvamater.it.


Ecco una bibliografia ragionata che traccia l’evoluzione scientifica e filosofica di Orazio Ciancio.
È strutturata per mostrare il passaggio dai testi più tecnici a quelli della maturità, dove il pensiero sistemico si apre alla filosofia e all’etica ecologica.

1. Il manifesto teorico e filosofico

  • Ciancio O., Soliloqui di un forestale, Accademia Italiana di Scienze Forestali, Firenze, 2004.
    Perché è fondamentale: È l’opera più intima e dirompente di Ciancio. Abbandonando lo stile asettico delle pubblicazioni accademiche, il Professore usa la forma del monologo interiore per scardinare il riduzionismo scientifico. È qui che teorizza il bosco come “soggetto di diritti” e introduce la bellezza e l’etica come parametri scientifici della gestione forestale.

2. I testi del cambio di paradigma (La svolta sistemica)

  • Ciancio O., Nocentini S., Il bosco e l’uomo: la selvicoltura sistemica, Accademia Italiana di Scienze Forestali, Firenze,1996.
    Perché è fondamentale: Scritto a quattro mani con Susanna Nocentini (sua stretta collaboratrice e continuatrice del pensiero sistemico), questo testo rappresenta il manifesto scientifico della svolta. Gli autori codificano le basi biologiche della selvicoltura sistemica, spiegando perché i modelli matematici e deterministici applicati ai boschi siano fallimentari di fronte alla teoria della complessità.
  • Ciancio O., La cultura forestale, Accademia Italiana di Scienze Forestali, Firenze, 2014.
    Perché è fondamentale: Un testo della maturità in cui Ciancio allarga lo sguardo oltre i confini della materia. Il nucleo del libro è politico e antropologico: la crisi delle foreste è lo specchio della crisi culturale dell’uomo contemporaneo. L’autore propone un nuovo “umanesimo forestale”, dove la selvicoltura non è tecnica estrattiva, ma espressione di civiltà.

3. La codificazione dell’anarchia (Il testo del conflitto)

  • Ciancio O. (a cura di), Il bosco tra natura e architettura, AISF, Firenze, 2002.
    Perché è fondamentale: Questo volume raccoglie saggi e atti che scatenarono le reazioni più dure da parte dei colleghi tradizionalisti. Sfidando l’idea del bosco come “fabbrica”, Ciancio introduce parallelismi tra l’architettura della foresta e i sistemi complessi auto-organizzati, attirandosi l’accusa di voler trasformare la selvicoltura in una disciplina “vaga” e non misurabile.

4. Per comprendere il contesto dello scontro

  • per capire la portata dell’opposizione accademica, è utile consultare la storica rivista dell’Accademia: L’Italia Forestale e Montana (Annate dal 1990 al 2010).
    Perché è fondamentale: Sulle pagine di questa rivista si è consumato il dibattito più feroce tra la “scuola fiorentina” di Ciancio e i detrattori (legati soprattutto ai dipartimenti di assestamento forestale più produttivisti di altre università italiane). Gli articoli e gli editoriali di quel ventennio mostrano chiaramente la resistenza dei baroni della vecchia scuola contro l’introduzione dei concetti di incertezza e “non-interventismo colturale”.

2 risposte

  1. Come tanti altri ” Forestali ” ho avuto l’ onore di avere l’esimio Professore Ciancio quale docente di botanica forestale e assestamento forestale all’ Università della Tuscia di Viterbo negli anni ’80. Ho sempre ammirato di Lui la capacità di saper vedere ben oltre la consuetudine ordinaria, il suo saper trasmettere la capacità di stimolare agli allora suoi discenti la possibilità che c’è ben più che la mera apparenza in un Bosco… Il suo straordinario pensiero di vedere ed interpretare il Bosco come un Unico Organismo e non come solo un’ insieme di ” beni economici” da gestire ed utilizzare a piacimento umano. Organismo autopoietico, due parole un solo concetto..ESSERE VIVENTE…e che permette la vita anche a Noi, esseri umani, ultimi arrivati su questo splendido pianeta, ma che in pochissimo tempo stiamo distruggendo. In quello che io da tempo definisco ” il delirio di onnipotenza” dell’ uomo, che quasi ad elevarsi Dio..vorrebbe disporre di tutto per i suoi fini,dimenticando che anch’egli è parte di sistema complesso,dove ogni piccola variazione provoca a volte grandi trasformazioni,e non sempre positive. Una volta si parlava del famoso effetto farfalla, dove il battito di ali di una farfalla a centinaia se non addirittura migliaia km di distanza , poteva modificare gli eventi meteorologici in tutt’ altra parte del modo. Ecco questo concetto nel Bosco sì è sempre visto , ma faceva comodo ignorarlo. Non per il Prof.Ciancio..Egli lo ha messo nero su bianco. Oggi faccio anche io una battaglia dialettica contro ” la prevenzione dei mega incendi ” con la .. ahimè ..tecnica ( ?!) del fuoco prescritto. Qui..in un paese quale è l’Italia, dove oltre il 97% degli incendi boschivi hanno una chiara origine antropica, pensare che riducendo la biomassa…dimenticando che questa pratica riduce anche la biodiversità, si riducano gli incendi boschivi di grandi dimensioni,.. è pura follia. Ma forse ..trovare soluzioni alternative, quali accordi con categorie di allevatori ed agricoltori, per coordinare interventi di ” abbruciamento controllato e definito”, controllo e presenza capillare sul territorio per scoraggiare gesti criminali, porta meno introiti nelle “tasche” di qualcuno. Forse anche per questo il pensiero del Prof. Ciancio è stato da sempre non condiviso, ..meno tagli, meno introiti…dimenticando che se vogliamo continuare a vivere..dobbiamo fare Vivere il Bosco. Ma la storia ci insegna che nessuno è mai stato considerato profeta in patria…ed allora cosa dire di più…ai posteri l’ ardua sentenza..

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