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L’incontro nazionale del FFI a Bagno a Ripoli (FI)

Bagno a Ripoli è un comune della città metropolitana di Firenze, praticamente confinante con il capoluogo. Una piccola, bellissima località, ancora circondata da molto verde, e da boschi. Ed è lì che, dal 29 al 31 maggio scorso (2026), soci e volontari del FFI si sono radunati per l’incontro annuale. Ad accoglierci, un luogo di grande fascino, l’Ostello del Bigallo, anticamente Spedale del Bigallo, che fu fondato nel XIII secolo per aiutare i poveri e rifocillare i pellegrini. Al suo interno è ancora presente il refettorio con il soffitto a cassettoni, la cucina monumentale e l’acquaio in pietra.

E ci hanno accolto anche i volontari dell’Associazione Ripolese per la Cultura dell’Ambiente A.R.C.A., l’associazione che si è presa l’incarico di sorvegliare il bosco di 15 ha, ceduto al FFI da Francesco e Leonardo. Elisabetta, Presidente di A.R.C.A, ci ha raccontato la storia di Bagno a Ripoli, e dei suoi boschi. Una storia millenaria, come sempre in Italia, fatta di insediamenti etruschi, ville romane, terme. La zona è stata da sempre vocata all’agricoltura ma, ora, con il progressivo abbandono della lavorazione contadina, il territorio è stato riconquistato dalla natura, acquisendo la fisionomia di prati adibiti a pascolo e a boscaglia. E, secondo i soci di A.R.C.A., il verde è minacciato dalla costruzione della tranvia che dovrà collegare Bagno a Ripoli con il centro di Firenze.

In questo scenario da sogno, con viste mozzafiato sulla piana di Firenze, soci e volontari si sono incontrati, per conoscere la nuova proprietà e per parlare di presente, e di futuro. Durante la visita ai terreni che ci sono stati donati, Luca Ciccola, socio FFI e guida ambientale iscritta a ASSOGUIDE, ci ha insegnato ad orientarci con, e senza, tecnologia. E abbiamo potuto osservare le essenze che hanno ripopolato questo bosco, dopo i tagli a cui è stato sottoposto nel passato: principalmente, querce mediterranee, e piante alloctone, come il noce nero e la robinia. Si tratta di un esempio raro di bosco ben conservato pur essendo a bassa quota.

Sono state due giornate ricche di contenuti, e di scambi di vedute, sul significato e sul valore da attribuire alla mission del FFI: assumere la proprietà dei boschi, per garantirne l’integrità, lasciandoli evolvere secondo le loro dinamiche naturali. Come è normale, le visioni differiscono, ma resta la convinzione della necessità, visti i molti pericoli cui vanno incontro a causa dei tagli indiscriminati per usi commerciali, di assicurare l’incolumità del maggior numero possibile di territori boschivi. Siamo tutti convinti che il FFI deve evolvere in termini organizzativi, per fare fronte alle numerose attività gestionali e amministrative connesse, per esempio, con i tanti adempimenti imposti dalla normativa agli enti ETS e con l’azione stessa di rispondere velocemente ed efficacemente alle numerose offerte di terreni in donazione che riceviamo. E per approfittare delle occasioni offerte dal mercato, con raccolte fondi che comportano un grosso impegno in termini di comunicazione e coinvolgimento dei territori locali. Particolare attenzione è stata dedicata alla rete degli Affiliati, un importante bacino di potenziali risorse umane, che vogliamo esortare a mettersi in rete, per condividere le loro esperienze, le difficoltà e i successi, e ai Custodi dei Boschi, oggi in numero ancora esiguo. Ai futuri custodi, che speriamo di individuare ampliando la rete dei volontari e i contatti con l’associazionismo locale, vogliamo offrire momenti di incontro e condivisione e, soprattutto, una formazione specifica.

Presente e futuro, quindi. Coniugare volontariato e professionalità: una sfida a cui vanno incontro tutte le organizzazioni che non hanno come scopo la produzione di profitto, ma la tutela del bene comune. Gli alberi stanno fermi, ma Il FFI, che è fatto dalle persone, è in cammino. Volete unirvi a questo cammino? Dedicare tempo e/o competenze al FFI? Compilate il form: sarete contattati per valutare come meglio potete aiutare il FFI.

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