Incendi boschivi: deve convenire prevenirli anziché spegnerli

  • redazione del FFI
  • 21 Agosto 2020
  • 17 Responses

Il Fondo Forestale Italiano ritiene che se l’assenza di incendi boschivi fosse economicamente più conveniente del loro spegnimento, allora si lavorerebbe di più sulla prevenzione e gli incendi sarebbero meno numerosi.

Il FFI porta all’attenzione dei singoli e delle altre associazioni un’idea che potrebbe essere la base di una rivoluzione in materia AIB.



Attualmente per le attività di spegnimento degli incendi boschivi Stato e Regioni impiegano, oltre a personale dipendente delle varie amministrazioni,  apposito personale stagionale e ditte private.

In questa situazione, più sono numerosi e vasti gli incendi, tanto più numeroso e retribuito è il personale stagionale e maggiori sono le risorse economiche da destinare alle ditte private.  

Si propone di rovesciare tale logica: passare dal concetto “più si spegne più si guadagna” al concetto “meno incendi ci sono più si guadagna”.

In questa nuova visione, chi lotta contro gli incendi boschivi è pagato per fare prevenzione e per spegnere gli incendi ma guadagna di più quando essi non succedono. In questo modo le attività più redditizie sono quelle di prevenzione e non quelle di spegnimento.

Chi si assume l’incarico AIB di un certa zona riceve un compenso determinato a priori ma pagato a posteriori e decurtato in base al numero degli incendi avvenuti e alla superficie boschiva andata distrutta dal fuoco.

In pratica il compenso viene erogato al 100% solo se nell’anno non ci sono stati incendi boschivi e scende in base al numero di incendi eventualmente avvenuti e alle superfici boschive andate distrutte dal fuoco. Il compenso si trasforma in rimborso allo Stato in caso di incendi particolarmente disastrosi che chi aveva l’incarico AIB non è riuscito a contenere.

Ogni zona sarebbe attribuita, dietro gara pubblica, ad una (una sola!) Agenzia (magari composta da più partner, pubblici e/o privati) che sarebbe l’unica a dover prevenire e spegnere gli incendi e ad essere pagata dall’Amministrazione Pubblica. Pagata a decrescere per ogni incendio che non è riuscita ad impedire e per ogni ettaro bruciato. L’Agenzia coordina il lavoro dei propri componenti e li retribuisce secondo la regola della retribuzione massima in assenza di incendi quindi, tutti sarebbero portati a spingere al massimo le attività di prevenzione in tutte le stagioni, non solo in quella estiva.

Per la collettività si trasformerebbe una spesa annuale aleatoria (che può essere anche piccola ma che in caso di numerosi o vasti incendi può essere anche molto alta) in una spesa annuale che partendo da un massimo prefissato (in assenza di incendi) diminuisce in caso d’incendi boschivi.

Per chi fa bene prevenzione e spegnimento AIB ci sarebbe un introito annuale garantito se lavora non per far volare i Canadair, ma per lasciarli a terra e svolge invece tutte le attività di prevenzione utili sia nei confronti della attività umane (criminali o involontarie) sia dei fattori che possono ostacolare il contenimento degli incendi, quali ne siano le cause.

Per tutti, umani, animali e piante, ci sarebbero meno incendi boschivi. E scusate se è poco! 


La proposta potrebbe essere articolata nel seguente modo:

  1. il territorio nazionale viene suddiviso in zone omogenee dal punto di vista forestale;
  2. di ciascuna zona si determina:
    1. A”, il compenso che la collettività è disposta a pagare annualmente affinché non vi avvengano incendi boschivi
    2.  “N”,  la decurtazione del compenso conseguente a ciascun incendio boschivo che vi accada
    3. HA”,  la decurtazione del compenso  conseguente a ciascun ettaro di bosco che vi si perda a causa di incendi  
  3. la protezione antincendio di ciascuna zona viene assegnata mediante gara pubblica a un’Agenzia (ditta privata o cordata di ditte private e enti pubblici, come carabinieri forestali e vigili del fuoco)  a fronte di un compenso annuale C pagato a fine anno calcolato con questa formula:
    C = A – N*eventi – HA*ettari
    dove “eventi” è il numero di incendi avvenuti nella zona nell’anno e “ettari” è il numero di ettari ivi persi a causa degli incendi nell’anno. In caso di C negativo (incendi molto numerosi e/o disastrosi), esso sarà la penale che l’Agenzia riconoscerà allo Stato.

Note:

  • Per la determinazione di A di ciascuna zona si considerano diversi parametri, tra i quali la qualità dei boschi (oasi , parchi, boschi storici, paesaggisticamente rilevanti ecc.)  , la loro estensione e la spesa sostenuta in passato per gli spegnimenti e le riforestazioni.
  • Il valore HA di ciascuna zona è proporzionale alla densità media dei suoi boschi e alla loro  qualità (oasi , parchi, boschi storici, paesaggisticamente rilevanti ecc.)  
  • Le Agenzie potrebbero impiegare nella prevenzione AIB anche le ditte addette in passato alle attività di riforestazione. 
  • Le Agenzie devono poter svolgere sul territorio un ruolo di prevenzione e pertanto necessitano di un forte raccordo con le forze dell’ordine ivi presenti.

17 risposte

  1. concordo pienamente con la proposta. non possiamo più perdere tempo in dibattiti politici e filosofici..occorre mettere in atto quanto più possibili immediate pratiche sia remunerative che sanzionatorie per prevenire queste tragedie.
    il presidente della Sardegna ha fatto una prima stima dei danni di 40.000ha bruciati nell’oristanese in questi giorni, tra danni all’ambiente, alle attività agricole, coltivazioni, allevamenti, aziende, case, utilizzo di mezzi di terra e aerei: un miliardo di euro!!!! mettiamo anche che sia qualcosa di meno o di più (visto che gli incendi e le bonifiche non sono ancora terminate), ma chiedo: quanta prevenzione sul campo, educazione socioculturale, organizzazione di strutture di rilevamento, addestramento di unità etc etc si sarebbero potute pagare con un miliardo di euro, invece di trovarsi ora in una landa nera desolata e silenziosa??

  2. ALT UN MOMENTO,
    RIFLETTIAMO. Affrontiamo con pragmatismo il problema uomo- albero.
    La problematica sollevata in questo post è posta fondamentalmente e pretestuosamente in termini di dell’attuale costo, subito,dalla cosiddetta “comunità civile”, ed è posta, in sostanza, come, “rimedio”, ad un male ormai diventato troppo frequente:
    LA PERDITA DI UN ALBERO.
    Certo, signori, al singolare: 1 albero.
    Da uomo, innanzitutto, e da cittadino ed appartenente di questa o qualsivoglia comunità, bisogna saper innanzitutto il proprio vicino (leggi co-abitante il mio stesso pianeta) che è il sognor ALBERO…
    La cultura, la conoscenza e la competenza, secondo il sottoscritto, è la strada maestra da battere. Senza di esse, inerenti il soggetto innanzi citato, ribadiamo e rimaniamo all’interno di un circolo vizioso che considera l’uomo il solo arbitro della vita sulla Terra e di fatto, la cessazione stessa della vita su di essa.
    Un incendio doloso nasce innanzitutto dall’ignoranza delle persone, dalla conoscenza del territorio, dall’indirizzo e dalla cura ad esso dedicata.
    Questo il vero problema!.
    EDUCARE è la sola soluzione, specie quando NON si posseggono queste premesse, (ripeto:cultura, conoscenza e competenza) e, tra l’altro, le sanzioni e le pene vanno intese anch’esse come mezzo educativo, in modo che a partire dal singolo albero, prima di diventare bosco o foresta o REGOLATORE DELLA VITA SULLA TERRA. possiamo contribuire a continuare a godere della natura che ci circonda.
    Concludo quindi nel sottolineare l’esigenza di diffondere questi concetti elementari prima ancora di affrontare questo tema che, consentitemi di dire, potrebbe essere inesistente, se si riuscisse a comprendere il valore unitario di ogni forma ed aspetto della vita nel suo intimo come possibilità di sopravivenza infinita su un pianeta finito (leggi non di risorse illimitate), per l’attuale e la futura umanità.

  3. soluzione assolutamente inattuabile e anche un pò retorica. In Calabria e Sicilia dove i forestali sono fitti come le canne gli incendi sono all’ordine del giorno. Le ragioni per cui si incendia sono molte e diverse tra loro e pensare di pagare i piromani perchè non brucino è semplicemente ridicolo

    1. legga meglio, si parla di consolidare e pagare le forze che intervengono se NON ci sono incendi e non quello che ha scritto

  4. Per me che sono sensibilie alla natura mi viene difficile pensare che occorra venir minacciati di non essere pagati per tutelare la vita. Assurdo proprio che non arrivi dalla sensibilità di ognuno, specie di chi lo fa per lavoro, ma deve esserci sempre la minaccia del denaro per fare ciò che è giusto…

  5. In una logica di tagli alle spese è evidente che investire nella prevenzione degli incendi, e non solo in questi casi, sarebbe opportuno lavorare su questo, resto tuttavia dll: idea di un inasprimento delle pene per chi causa un incendio boschivo e non, pene certe e pesanti per i piromani e i loro eventuali mandanti!

    1. Le due cose NON sono incompatibili: si può attuare la politica di prevenzione degli incendi, finanziandola nel modo da noi suggerito, e conpemporaneamente inasprire e rendere certe le pene per chi causa incendi. Anzi l’inasprimento dovrà essere attuato se vogliamo rendere più efficace l’opera di prevenzione.

  6. Sono un vigile del fuoco e questo è sempre stato il mio pensiero. Prevenire costa meno dell’emergenza. Nei danni degli incendi non si devono calcolare le spese per lo spegnimento ma anche quelle che poi si devono affrontare per la messa in sicurezza dei costoni rocciosi e delle frane successive. Avere personale che fa prevenzione attiva come pulizia, riforestazioni, fasce tagliafuoco costerebbe sicuramente meno e darebbe lavoro a tante persone. Il problema è che facendo questo sarebbero tante le persone che porterebbero lo stipendio a casa e non come adesso che si riempiono le tasche solo e sempre pochi soggetti.

  7. Ottima proposta. Riconoscere il valore del nostro patrimonio forestale anche in termini economici è un passo molto importante. Esiste poi un valore inquantificabile di cui piano piano stiamo forse riprendendo coscienza e che andrà ugualmente tutelato e tenuto in considerazione nelle opportune sedi.

  8. Bellissima proposta, molto naturale; riuscire a rendere operativa questa idea, a farla attecchire sui suoli abbastanza sterili della politica, significa promuovere il rispetto e la protezione della Natura in Italia.

  9. In uno stato di diritto con logiche realmente sociali la salvaguardia del capitale naturale è un dovere e un interesse collettivo. Il problema è di natura strettamente politica e speculativa.

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