il FFI pianta o piantuma?

  • Cristiano Fedi
  • 24 Dicembre 2020
  • 2 Responses
buca nel terreno per messa a dimora

Il Fondo Forestale Italiano piantuma querce piuttosto che aceri piuttosto che frassini”. Una frase che alcune persone potrebbero aspettarsi di leggere sul sito del FFI oppure all’interno di un articolo su facebook. E le stesse persone potrebbero non rilevare alcunché di strano nella suddetta frase. Nella realtà tuttavia tale frase non potrà mai apparire, così come scritta…vediamo perché:

  • Piuttosto che”. A scuola ci hanno insegnato che la locuzione “piuttosto che” si utilizza quando, relativamente a due o più oggetti, azioni ecc. si esprime una preferenza nei confronti di uno di questi rispetto all’altro. Ad esempio “quando mi muovo per turismo lo faccio col treno piuttosto che con l’aereo” significa che la persona quando può farlo, si sposterà utilizzando il treno e non l’aereo. Purtroppo, da alcuni anni, soprattutto quando si parla, si utilizza “piuttosto che” come se fosse un sinonimo di “oppure”. La frase già vista “quando mi muovo per turismo lo faccio col treno piuttosto che con l’aereo” ecco che cambia completamente significato: mi muovo utilizzando il treno oppure l’aereo, senza alcuna preferenza per l’uno o l’altro mezzo di trasporto. La medesima frase assume così due significati completamente opposti, distorcendo di fatto il vero messaggio che questa trasmette. Una brutta abitudine, purtroppo abbastanza diffusa, derivataci dai nostri fratelli e dalle nostre sorelle del Nord Italia.
  • Piantumare”. Altra cattiva abitudine linguistica, anche in questo caso regalataci dai nostri fratelli e dalle nostre sorelle del Nord Italia. Seppure inserita nel vocabolario della lingua italiana dall’illustre Treccani, “piantumare” e “piantumazione” sono termini di uso frequentissimo e diffusissimo che però fanno storcere il naso a parecchi…ed ora vediamo perché. Derivano entrambi dalla parola “piantume”, equivalente lombardo dell’italiano (cooptato dal toscano) “postime” (parola quasi sconosciuta e molto tecnica) col significato di “gruppo di piantine del vivaio in attesa di essere trapiantate”. “Piantume” è attestato già nel Settecento in un testo di Lazzaro Spallanzani. “Piantumazione” e appena sotto “piantumare” sono ormai ubiquitari e possono essere letti e ascoltati su qualunque media, su documenti delle amministrazioni pubbliche, su qualche testo accademico e articolo scientifico, persino all’interno di leggi e regolamenti comunali e regionali. Sono “neologismi” nati a fine Novecento e sulla bocca di tutti da un decennio o poco più complice senza dubbio la grande sensibilità delle masse, propria degli ultimi anni, verso le tematiche ambientali e forestali. Quindi…cosa usare al loro posto che sia corretto e inattaccabile? “Piantare” o, ancora meglio, “mettere a dimora” al posto di “piantumare”; “piantagione” oppure “piantamento” (quest’ultimo invero raro e un poco obsoleto), al posto di “piantumazione”.

Il Fondo Forestale Italiano mette a dimora querce oppure aceri oppure frassini”. Mettere a dimora alberi e arbusti è fondamentale per il futuro del pianeta e lo si può fare anche usando i termini sbagliati. Ma così come sono importanti le giuste specie e le tecniche adeguate, lo sono anche le parole corrette!

2 risposte

  1. Piantagione mi fa pensare a una area in cui sono state piantati vegetali. Mi ricorda grandi aree statunitensi in cui lavoravano schiavi. So che nel mio caso è un retaggio televisivo degli anni ’70, ma non riuscirei a sostituirlo a piantumazione, perché non mi verrebbe da riferirlo ad una azione, neanche come nome collettivo. Mi dispiace. Spero che chi scrive per mestiere possa accogliere volentieri i vostri suggerimenti, perché io e i loro lettori possiamo accoglierli e continuare a vivere autenticamente la lingua. Grazie per il vostro contributo in questa direzione.

    1. Anche io ricordo Radici, come dimenticarlo? La piantagione nel senso di Kunta Kinte è un sostantivo femminile, ma piantagione è anche l’atto del piantare. Un po come “guarigione” è sia il risultato del guarire come pure l’atto del guarire. Non sono un letterato ma mi sento di dire che in entrambi i casi la parola può essere usata sia come sostantivo che mostra il risultato finale, sia come verbo che indica l’azione in corso.

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