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LE FORESTE PRIMORDIALI E QUELLE VETUSTE SONO PROTETTE. TUTTE LE ALTRE?

  • Luca Ciccola
  • 30 Gennaio 2024
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AMBIENTE

Alta valle del Potenza (MC) – foto di Luca Ciccola

Domenica 28 gennaio 2024 nell’inserto La Lettura del Corriere della Sera è stato pubblicato un interessante articolo che utilizza infografiche molto esplicative tratte dal lavoro di ricerca di Francesco Maria Sabatini (UniBo), pubblicato nelle più importanti riviste scientifiche del settore. A completare l’articolo un’intervista a David George Haskell, biologo della University of the South in Tennessee e autore di saggi emozionanti basati sulla sua esperienza di ricerca, come La foresta nascosta. Un anno trascorso a osservare la natura (Einaudi, 2014).

In un articolo di risposta pubblicato ieri nel quotidiano online L’AltraMontagna (il Dolomiti), Luigi Torreggiani, giornalista e dottore forestale, precisa che nella semplificazione giornalistica è mancata una distinzione specifica che differenzi le foreste vetuste da quelle primordiali. Queste ultime sono ritenute assenti sul territorio nazionale, pertanto il lettore potrebbe essere tratto in confusione.

LE INFOGRAFICHE E LA PUNTUALIZZAZIONE

Il lavoro di Sabatini riportato nell’inserto del Corriere, tramite una mappa europea, mostra la collocazione delle foreste primordiali e vetuste presenti nel nostro continente, senza effettivamente fare distinzione lessicale. Nel concreto, se le prime indicano lembi di foresta sul quale non è mai intervenuta la mano dell’uomo, nelle seconde l’intervento antropico si perde nei secoli e la foresta ha potuto avere uno sviluppo indefinito. Nel contesto italiano però, come nel caso dell’area di tutela integrale di Sasso Fratino nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, l’intervento dell’uomo è sì presumibile, ma le fonti storiche non sono affatto chiare su una sua effettiva gestione passata. Pertanto attribuire a quel lembo di foresta una definizione può essere difficile. Considerata la vetustà delle foreste indicate nella mappa, il problema di Sasso Fratino potrebbe essere esteso anche altrove.

Dintorni di Sasso Fratino (FC) – foto di Luca Ciccola

LE AREE VETUSTE SONO PROTETTE. LE ALTRE?

Sempre dall’articolo di Torreggiani si desume che a margine delle aree di tutela integrale, che sono giustamente preservate, una gestione umana rispettosa della biodiversità è possibile e anzi da favorire. In un’ottica però di maggiori competenze regionali in materia ambientale e silvicolturale, la definizione di gestione rispettosa potrebbe subire i capricci della politica.

Inoltre molte aree delle nostre montagne hanno già subìto prelievi massicci di legname. Tagli che sono stati protagonisti di molti decenni del secolo scorso. Molte di esse, specie quelle su substrato calcareo, a causa di una minore disponibilità di risorse e quindi una crescita più lenta, sono ancora a uno stato embrionale, la vetustà molto lontana dall’essere realtà ecosistemica. In queste aree, e sono molte, la quantità di biomassa è scarsa e la qualità del legname ben misera. L’annosa questione tra i favorevoli alla gestione e quelli che si impegnano per la salvaguardia di quanto più territorio naturaliforme possibile è ben lontana dall’essere risolta, ma alcune considerazioni sono d’obbligo: sul piano etico che cosa è sostenibile? E stabilito cosa lo è, chi dovrà vigilare sulla gestione sostenibile secondo quei criteri? Infine, una gestione che guarda alle necessità attuali è davvero compatibile con il futuro di coloro che verranno?

L’Unione Europea tenta di definire una sua linea di sostenibilità. Ma inchieste giornalistiche recenti1 hanno scoperto come le maglie della legalità sono sempre troppo larghe per il malaffare, e anche nella nostra civilissima Unione il profitto riesce spesso a sopraffare le comunità locali.

IL LAVORO DI HASKELL

Gli scritti di Haskell si elevano invece dalle questioni burocratiche che attanagliano la nostra società e trasporta il lettore nei paesaggi che l’autore vede, ascolta, vive! Ne La foresta nascosta Haskell descrive il suo anno da osservatore: preso spunto dal mandala tibetano, delimita con un cerchio di un metro di diametro una piccola porzione di foresta nel Tennessee e, sedendosi su di un sasso, mette in pratica il metodo scientifico. Esaltante è l’esperimento che conduce su di se osservando gli uccelli che nel gelido inverno tremano per produrre calore e sopravvivere. In una giornata di vento sferzante decide quindi di spogliarsi e provare a resistere, sfiorando in pochi secondi l’ipotermia. Osservando macro e micro aspetti nel cerchio, formulando ipotesi e conducendo esperimenti sulla sua persona, l’autore ci regala il tempo che noi non troviamo mai per vivere il paesaggio che ci circonda. Bellezza e scienza si fondono nella descrizione di un paesaggio dal quale neanche la civiltà umana può prescindere, perché “non di solo pane vive l’uomo”.

1 https://www.raiplay.it/video/2022/07/Spotlight-Laffare-dei-tagli-boschivi-Il-prezzo-dellenergia-da-biomasse-legnose-d21d553b-0e4a-4716-93c7-d932798d8226.html

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