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Selva di Santa Fiora: volontari in azione!

  • marcoclericuzio
  • 11 Febbraio 2024
  • 6 Responses

Lunedì 29 gennaio scorso io e Niccolò Cordone siamo andati in una delle nostre proprietà, la P0006, sita in Santa Fiora (GR), frazione della Selva, zona Fienile del Canalone, bosco di cui io sono il custode, per apporre i cartelli del FFI. La proprietà, donataci dalla signora Agnese Domenichini e dalle sue altre tre sorelle, si compone di due particelle, una più grande, di 4 ha, ed una seconda assai più piccola, di 0.2 ha. Abbiamo messo in tutto tre cartelli, due nella parte più grande, ed una in quella più piccola.

Abbiamo è una parola grossa… in realtà come vedete è stato Niccolò a fare tutto. Il sottoscritto è più adatto ad un ruolo dirigenziale, o comunque di controllo e suggerimento: “sposta un po’ più in là”; batti più forte”; “ancora qualche colpo”; “ma non vedi che è tutto storto”(!!).

Una rapida descrizione dei due comprensori:

Il primo, quello da 4 ha, è una striscia sottile e lunga; un lato è costituito da un sentiero un po’ infrascato, ma comunque percorribile senza grosse difficoltà: questo è il sentiero che va percorso per visitare il sito. All’inizio si deve attraversare un ruscello, cosa che può presentare un qualche problema solo dopo piogge molto intense. Il bosco è costituito da un vecchio rimboschimento di abete bianco (ma qualche esemplare qui e lì è spontaneo o si è spontaneizzato), inserito in quello che doveva essere un castagneto da frutto. Entrambi gli alberi, essendo stati in maggioranza inseriti dall’uomo, tendono a morire senza molta rinnovazione, soprattutto il castagno. Come succede in questi casi, è la vegetazione spontanea a riprendere il sopravvento: dato che siamo sugli 850 m di altezza, ci troviamo nella zona di transizione tra la vegetazione dominata dal carpino bianco e dal cerro, a quella dominata dal faggio. Il sentiero procede in discesa, quindi gli alberi propri dei climi più freddi (faggio, carpino) si trovano all’inizio, mentre più avanti dominano le querce. Vi sono anche vari pini neri, sempre di rimboschimento. Il bosco è stato tagliato in tempi non remoti, per cui spesso si incontrano alberelli in forma di polloni, tipici dei boschi cedui.

Sul margine sinistro del sentiero (per chi va in discesa) vi è un fossatello, per lo più asciutto. Questo piccolo tratto di foresta, essendo di accesso più difficile, ha conservato alcuni alberi di proporzioni veramente notevoli. Si tratta di alcuni abeti bianchi, faggi e cerri, veri colossi della natura.

Uno degli abeti colossali al margine del sentiero, ed io per confronto (Foto E. Lombardi)

Purtroppo questi si trovano sul margine della nostra proprietà, appena fuori; ciononostante, veglieremo affinché essi non vengano toccati.

Una caratteristica interessante di questa zona è l’abbondanza di acque superficiali, dovuta alla natura del terreno siliceo e non calcareo (e quindi meno permeabile), ed all’alta piovosità (ca. 1300 mm/anno). Vi sono vari ruscelli e piccole parti impaludate; inutile dire che questa è una manna per la biodiversità, soprattutto animale: non abbiamo dati specifici, ma è probabile che vi abbondino gli anfibi, rane, tritoni, salamandre.

Il sentiero è anche panoramico, consentendo una bella vista verso est, dove si staglia una collina fittamente boscata posta al di là della valle del torrente Rigo, la valle fluviale alla quale scende il sentiero stesso.

Il settore di 0.2 ha si trova a ca. due-trecento metri in linea d’aria dal primo. Nonostante l’estensione ridottissima, questo settore di bosco è caratterizzato da una naturalità più alta del precedente. Infatti qui non si hanno alberi introdotti, bensì una foresta di essenze miste spontanee dominate dal faggio. Siamo intorno ai 900 m, subito al di sotto della vetta del Monte Calvo, e tutto intorno abbiamo una bella faggeta di alto fusto.

Ed ecco Chicca, la mia fida aiutante. Inutile dire che, essendo mia figlia, è sfaticata come me.

E’ da ricordare, inoltre, che a non più di 2 km di distanza dalla nostra proprietà, vi è la riserva naturale provinciale “Bosco della SS. Trinità”, che tutela un tratto di foresta vetusta, con vari esemplari di abete bianco di provata naturalità. Adiacente ad essa è il convento della Trinità, un monumento che vale senz’altro la pena visitare.

Per visitare il nostro bosco si può contattare il sottoscritto al tel: 339-8752245.

Marco Clericuzio

6 febbraio 2024

6 risposte

  1. Grazie per il vostro racconto, simpatico ed istruttivo. Mette voglia di venire!
    Questo bosco è frequentato da abitanti della zona, viene rispettato?

    1. Catherine, quando vuoi venire sei la benvenuta!
      In realtà il bosco non è molto frequentato né dai locali nè dai turisti. Ormai in Italia le persone che camminano nei boschi vanno diminuendo anno dopo anno.

  2. Conosco bene la zona. Anche io sono proprietario li’ di un terreno con bosco misto che ormai da circa 30 anni stiamo mandando ad alto fusto. Ha avuto, come molti terreni in zona, rimboschimenti in parte di abies alba , negli anni 70. Purtroppo molti ammalati dagli anni 90. Ma ancora molte piante ormai adulte resistono dando vita ad altre pianticelle che avranno probabilmente esiti migliori. Faggi vetusti splendidi e cerri misti a castagneto antico e rari ciaverdelli, aceri e carpini. Sono innamorato del posto. Magnifica iniziativa!

    1. Ciao Gherardo, sono molto contento di leggere il tuo intervento! Perchè non ci incontriamo una volta? Io sto a Montebuono di Sorano, ma lavoro in Piemonte. Comunque una settimana al mese sono in Maremma. Ora scenderò a inizio marzo.

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