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STORIA DI SASSO FRATINO, STORIA DI ATTUALITÀ

  • Luca Ciccola
  • 2 Febbraio 2024
  • 1 Responses

STORIA

Sasso Fratino da Poggio Scali (FC) – foto di Luca Ciccola

Rileggendo il capitolo “Cenni Storici” ne La Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino (Bottacci, Ciampelli. AGC Edizioni, 2018) per la stesura del precedente articolo, mi sono imbattuto in un paio di aneddoti divertenti e al contempo meritevoli di riflessione, riguardanti le foreste del Casentino.

A pagina 33: “Nonostante che, sin dall’epoca di Cosimo I, fossero state emanate severe leggi di regolamentazione del taglio dei boschi (nel 1559 e nel 1564), le popolazioni della Romagna, di cultura più contadina rispetto a quelle della Toscana appenninica, proseguirono nell’erosione della superficie forestale della Macchia dell’Opera a partire dalle quote più basse, attraverso i ronchi ed il pascolo”.

E ancora a pagina 35: “Nel 1884 il Municipio di Pratovecchio inoltra una petizione al Ministro dell’Agricoltura affinché lo Stato Italiano acquisti le foreste per il timore, verificatosi poi fondato, che potessero essere vendute <<a qualche speculatore che poco curandosi del bene futuro, volesse lucrare sul presente, con grave danno di un patrimonio forestale (rispettato da tante generazioni) nonché delle piccole industrie casalinghe, che danno pane e lavoro a tanta povera gente>>”.

Caccia notturna (1470) di Paolo Uccello, nato a Pratovecchio nel 1397.

Con assoluta consapevolezza della contestualizzazione storica obbligatoria per gli avvenimenti appena citati, fa particolarmente sorridere appurare che le medesime situazioni sono rapportabili ai giorni nostri con pochissime differenze. È storia vecchia, ma anche cronaca recente, l’intenzione di assegnare ai contadini il ruolo di custodi del territorio. Con il dovuto rispetto di chi coltiva, la figura di angelo custode del bene comune mal si sposa con qualsiasi attività economica, che per sua natura intrinseca ha come obiettivo principale il profitto. È cronaca ormai frequente di come agricoltori e allevatori perseguano in Amazzonia e in Borneo soltanto i loro interessi, mentre sono molto più occultati gli affari dell’industria del legno nel nostro continente. Il ruolo di custodire beni materiali e immateriali della collettività spetterebbe al legislatore, con il supporto delle coscienze civiche e della comunità scientifica.
Infatti, proprio perché guidata dal timore che gli operatori economici di allora potessero speculare, l’amministrazione di Pratovecchio si è appellata allo Stato. Anche questo aneddoto, a distanza di centoquaranta anni, trova similitudini con i giorni nostri, in cui foreste di particolare pregio vengono assalite e deturpate da chi ha sete di profitto.

Al di là della constatazione divertente, che dopo secoli ci si trova a parlare e a preoccuparsi delle stesse questioni, deve preoccupare il fatto che l’approccio culturale alla protezione ambientale si sia così poco evoluto. In anni di battaglie e di associazionismo ambientalista dal Dopoguerra a oggi, il seme del rispetto per l’ecosistema che abitiamo non ha ancora attecchito nei gangli più profondi della nostra collettività. La speranza è che, con un occhio al passato e uno al futuro, l’ambientalismo riesca ad essere più efficace nella divulgazione e nella sua propagazione.

Una risposta

  1. Grazie Luca per la condivisione. In effetti colpisce che 140 anni fa ci fosse la stessa preoccupazione ambientale e che si provasse ad usare lo stesso tipo di strumenti che si usano adesso, le petizioni. Mi colpisce anche che sempre in questi anni, nel 1880, viveva Ta-Tanka I-Yotank (il capo sioux noto come Toro seduto) al quale viene attribuita la frase che tutti conosciamo “Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche.”
    Sul ruolo dei piccoli contadini come custodi dell’ambiente, non sarei cosi categorica. Talvolta si usa la parola “profitto” li dove si potrebbe parlare di guadagno per il proprio sostentamento.
    Mi piace questo blog in cui ci si può confrontare e riflettere 🙂

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