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In questi giorni di emergenza e contenimento, il Governo ha proibito tutte le attività che non sono ritenute essenziali, e che sono ampiamente differibili. Tra queste attività non necessarie figurano quelle selvicolturali (che hanno un codice ATECO che inizia per 02).

Ovviamente il DPCM ha previsto delle deroghe, effettive e documentate, per quelle forniture che sono indifferibili e necessarie.

Premesso che stiamo attraversando un periodo difficile per tutti, ricordiamo comunque che le attività selvicolturali non sono né indifferibili, né necessarie. Pertanto rischiano di essere pretestuose le numerose richieste di deroga che molte ditte forestali stanno inviando alle Prefetture.

Le ragioni più gettonate sembra siano quelle legate alla legna da ardere e al cippato. In entrambi i casi non esistono ragioni di urgenza e necessità, perché il combustibile legnoso non può essere usato subito, ma ha bisogno di mesi di stagionatura per perdere l'umidità che lo renderebbe inadatto alla combustione. Il legno che si taglierebbe adesso, comunque, sarebbe destinato ad essere bruciato solo il prossimo anno.

Purtroppo l'attuale regime di deroga prevede che, con una semplice comunicazione, le ditte possano iniziare e continuare l'attività. Le prefetture, sommerse come sono da tutta una serie di istanze di settori produttivi, non avranno tempo che di controllare un piccolo campione delle dichiarazioni pervenute.

A questo di aggiunge una certa politica che, invece di fare l'interesse generale della popolazione, spinge per favorire l'interesse di certi settori, come la lobby dei tagli boschivi. Alcune regioni hanno infatti chiesto al Governo di autorizzare le attività selvicolturali, anche avanzando pretesti (problemi fitopatologici e antincendio boschivo) che nulla hanno a che vedere con la selvicoltura produttiva. Il Ministro dell'Agricoltura ha purtroppo accolto la loro richiesta, impegnandosi ad esserne latore presso il Governo.

Ci auguriamo invece che i cittadini vigilino, e che si pensi all'interesse e alla sicurezza della popolazione. Il taglio dei boschi non è essenziale, anzi dannoso alla salute, sia indirettamente, con l'impauperimento delle foreste, sia direttamente, con l'emissione di particolato da combustione, che danneggia il sistema respiratorio umano e lo rende più vulnerabile ai virus.

Ciò che rimane di un bosco dopo la ceduazione

Il  Fondo Forestale Italiano è un'associazione Onlus che opera per ristabilire l’equilibrio tra uomo e natura agendo in difesa di boschi e foreste.

Il Fondo Forestale Italiano utilizza la proprietà privata come mezzo per proteggere i boschi dai tagli eccessivi, oggi sempre più frequenti.

L'associazione ha due soli scopi:

  1. acquistare boschi per impedire che vi si effettuino tagli a scopo economico
  2. acquistare terreni su cui creare nuovi boschi.

Ovviamente l'associazione accetta terreni e boschi anche in donazione, è già successo! Infatti le nostre attività sono iniziate proprio ricevendo in dono un terreno a Viterbo nel quale 18 mesi fa abbiamo seminato ghiande e ora proteggiamo la crescita delle bellissime quercette che sono sbucate.

Grazie al crowdfunding abbiamo raccolto 14000€  da oltre cento privati cittadini e da una grande azienda e con tale denaro abbiamo acquistato a Scheggino (PG) 7 ettari di bosco ceduo, e un piccolo prato in riva al fiume Nera. Il bosco non sarà più tagliato a scopo economico e sarà convertito in fustaia mentre nel prato saranno piantati alberi affinchè col tempo si formi un bosco naturaliforme.

L'emergenza Covid-19 ha fatto saltare l'appuntamento dal notaio per ricevere in dono un ettaro di bellissimo bosco di querce in provincia di Viterbo, ma appena sarà possibile viaggiare concluderemo la donazione e lanceremo il progetto di salvare dal taglio altri 5 ettari di bosco contiguo a quello che avremo ricevuto in dono. Si tratta di bosco ceduo di querce che, avendo superato il turno, è prossimo al taglio ma noi acquistandolo prima del taglio salveremo centinaia di piante ormai ultra ventennali. Daremo tutti i dettagli in occasione del crowdfunding che lanceremo per reperire le risorse necessarie all’acquisto.

L'associazione non cede i terreni acquistati o ricevuti in dono, non esegue tagli a scopo economico nei propri boschi e non cede quote di COpertanto le attività del FFI sono per definizione economicamente in perdita, e ogni progetto del FFI deve essere corredato da un reperimento fondi in grado di sostenerlo.

Fondamentali perché l’associazione possa svolgere il suo ruolo sono le donazioni di privati e aziende, sia in denaro che in terreni.

Puoi aiutare il FFI anche senza spendere nulla, basta che indichi il CF 91030740608 nella sezione 5xmille della dichiarazione dei redditi

il Fondo Forestale Italiano propone anche la costituzione di una Rete nazionale di proprietari privati che si impegnano a non tagliare a scopo di lucro i propri terreni. In questo modo essi continuano a gestire le proprietà da soli e senza interferenze ma entrano in una grande rete dove nessuno è solo davanti ai problemi tecnici, amministrativi o legali dovuti alla volontà di conservare i boschi. Il FFI non si offre di risolvere i problemi agli affiliati, ma offre loro un luogo virtuale dove tutti possono condividere esperienze e soluzioni e, insieme al FFI, costituire una lobby a protezione dei boschi.

Sappiamo andare sulla luna, spianare montagne e alterare il clima del mondo intero, ma siamo in balia di un qualsiasi microscopico virus che un pipistrello passa a un pangolino. La pandemia di Coronavirus ci costringe a ripensare cosa siamo noi Homo Sapiens nell’ambito della natura e a ridefinire il nostro ruolo nel mondo.

Se accetteremo di limitare le nostre pretese su risorse naturali, animali e piante, ritroveremo l’equilibrio necessario per continuare a vivere in questo piccolo e fragile pianeta.

Altrimenti la Terra farà a meno di noi, come ha già fatto per milioni di anni prima della nostra comparsa.

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Grazie alle donazioni fatte da oltre 100 privati cittadini e da una impresa commerciale, l'associazione ha acquistato 7 ettari nel comune di Scheggino (PG). 

Si tratta del primo terreno acquistato dal Fondo Forestale Italiano Onlus, l'associazione che crea nuovi boschi e conserva boschi esistenti senza effettuarci tagli a scopo economico. 

I terreni acquistati sono in massima parte coperti da bosco fino ad oggi governato a ceduo, ossia periodicamente tagliato per produrre legna da ardere. Ovviamente non saranno più fatti tagli a scopo economico e, quando sarà il momento, si metteranno in pratica le tecniche silvicolturali strettamente necessarie a convertire il ceduo in fustaia. In questo modo gli alberi potranno crescere forti e robusti e diventare d’alto fusto. Il FFI identifica questi terreni col codice P0002.

Una piccola area a prato di 2000mq lungo il fiume Nera sarà invece piantata con  alberi adatti a vivere in zone ricche d'acqua, quali il Carpino Bianco e la Farnia e  col tempo diventerà un boschetto dall'aspetto naturale. Il FFI identifica questo terreno col codice P0003.

L’acquisto dei 7 ettari non è la prima iniziativa a favore dell’ambiente del Fondo Forestale Italiano. Infatti l’associazione già un anno e mezzo fa ha piantato ghiande in un terreno ricevuto in dono a Viterbo (codice P0001). Ghiande che oggi si sono trasformate in bellissime quercette che non subiranno mai l’attacco delle motoseghe!

L’ambientalismo italiano si arricchisce quindi di un’associazione che agisce concretamente per cambiare le cose. 

Il Fondo Forestale Italiano utilizza la proprietà privata per garantire al massimo la protezione ai propri boschi che, però, considera patrimonio ambientale delle comunità locali e pertanto lascia che siano gestiti da soci locali, nel rispetto dei principi dell'associazione. 

La proprietà privata costa, quindi il Fondo Forestale Italiano necessita di donazioni, in denaro e in terreni, per poter svolgere il proprio compito.

Senza il sostegno dei privati cittadini e delle aziende, il Fondo Forestale Italiano non può operare anche perché il suo statuto gli impedisce di trarre profitto dai terreni che riceve o acquista: non li può vendere, non vi può tagliare alberi a scopo economico e non può neppure cederne le quote di CO2!

Puoi sostenere il Fondo Forestale Italiano anche col tuo 5x1000
aiuti l'associazione senza spendere nulla!
CF: 91030740608 


Il FFI ringrazia ogni singolo donatore che ha partecipato alla realizzazione dell'Oasi di Scheggino:

Giuseppe, Walter, Giuliana, Suzanne, Laura e Davide, Erika, Celestino, Mauro, Stefano, Adriana, Silvia, Marco, Tommaso, Cora, Irene, Sofia, Gabriele, Marco Ercole, Luciano, Serena, Giovanni Maria, Domenico, Donatella, Pietro, Laura, Leopoldo, Renato, Marco, Teresa, Andrea, Gianluca, Gabriele, Mauro, Stefano, Laura, Giovanni, Claudia, Carmen, Mara, Giovanni, Ivo, Maria Grazia, Severo, Stefano, Francesco, Carlo, Paolo, Ugo, Ruth Miriam , Luisa , Luciano Rodolfo, Michele, Giancarlo, Dino , Stefania, Marco, Alessandro, Francesco, Renato, Maurizio, Elisabetta, Susanna , Liliana, Claudia, Stefano, Luca, Marco, Roberto, Cristiana , Elisa, Aurora, Elisa, Stefano, Patrizia, Luca, Tessa, Marco, Edoardo, Gianluca, Pierpaolo, Patrizia, Claudio, Paola e Pietro, Enrico, Silvio, Ludovico, Marina, Marco, Anna, Martina, Giovanni Francesco, Marco, Roberto, Ugo, Francesco, Roberto, Cesare, Simone, Paolo, Lucio, Raffaele, Giovanni Battista, Matteo, Fabrizio Fausto, Teresa Mira, Matteo, Stefano, Luka, Diego, Antonio, Valentina, Daniele, Antonella.

L'associazione ringrazia anche coloro che sulla propria pagina Facebook hanno aperto una raccolta fondi a favore del FFI: Diego, Nina, Francesca, Walter.

Il FFI ringrazia anche Marco e la sua famiglia per la pazienza che hanno avuto nell'aspettare la fine del Crowdfunding.

Un ringraziamento anche a Paola e Alberto che per primi hanno creduto nel FFI e gli hanno donato P0001, il terreno a Viterbo nel quale a Ottobre 2018 il FFI ha seminato ghiande, ora diventate belle quercette. 

Vista invernale dall'Oasi di Scheggino. Si noti il verde delle chiome dei Pini d'Aleppo, le origini della presenza di questo albero in Valnerina sono avvolte nella leggenda.
ph. Cristiano Fedi
Vista invernale dall'Oasi di Scheggino.
ph. Cristiano Fedi

Questo articolo ha URL breve https://tinyurl.com/qsbdhye

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alberi dell'Oasi di Scheggino

Il Fondo Forestale Italiano è felice di comunicare il buon esito del suo primo crowdfunding. Abbiamo infatti raccolto più di 8000€ da oltre 100 donatori privati.

Fra pochi giorni il denaro raccolto sarà utilizzato per l’acquisto di 7 ettari di terreno nel Comune di Scheggino (PG) che costituiranno il nucleo iniziale della prima Oasi del FFI.

I terreni che acquisteremo sono in massima parte coperti da bosco fino ad oggi governato a ceduo, ossia periodicamente tagliato per produrre legna da ardere. Ovviamente non faremo più tagli a scopo economico e quando sarà il momento metteremo in pratica le tecniche silvicolturali strettamente necessarie a trasformare il ceduo in fustaia. In questo modo gli alberi potranno crescere forti e robusti e diventare d’alto fusto. Abbiamo chiamato P0002 questi terreni.

Una piccola area a prato di 2000mq lungo il fiume Nera sarà invece piantata con  alberi adatti a vivere in zone ricche d'acqua, quali il Carpino Bianco e la Farnia e  col tempo diventerà un boschetto dall'aspetto naturale. Abbiamo chiamato P0003 questo terreno.

Il FFI ringrazia ogni singolo donatore che ha partecipato alla realizzazione dell'Oasi di Scheggino:

Giuseppe, Walter, Giuliana, Suzanne, Laura e Davide, Erika, Celestino, Mauro, Stefano, Adriana, Silvia, Marco, Tommaso, Cora, Irene, Sofia, Gabriele, Marco Ercole, Luciano, Serena, Giovanni Maria, Domenico, Donatella, Pietro, Laura, Leopoldo, Renato, Marco, Teresa, Andrea, Gianluca, Gabriele, Mauro, Stefano, Laura, Giovanni, Claudia, Carmen, Mara, Giovanni, Ivo, Maria Grazia, Severo, Stefano, Francesco, Carlo, Paolo, Ugo, Ruth Miriam , Luisa , Luciano Rodolfo, Michele, Giancarlo, Dino , Stefania, Marco, Alessandro, Francesco, Renato, Maurizio, Elisabetta, Susanna , Liliana, Claudia, Stefano, Luca, Marco, Roberto, Cristiana , Elisa, Aurora, Elisa, Stefano, Patrizia, Luca, Tessa, Marco, Edoardo, Gianluca, Pierpaolo, Patrizia, Claudio, Paola e Pietro, Enrico, Silvio, Ludovico, Marina, Marco, Anna, Martina, Giovanni Francesco, Marco, Roberto, Ugo, Francesco, Roberto, Cesare, Simone, Paolo, Lucio, Raffaele, Giovanni Battista, Matteo, Fabrizio Fausto, Teresa Mira, Matteo, Stefano, Luka, Diego, Antonio, Valentina, Daniele, Antonella.

Ringraziamo anche coloro che sulla propria pagina Facebook hanno aperto una raccolta fondi a favore del FFI: Diego, Nina, Francesca, Walter.

Un ringraziamento anche a Paola e Alberto che per primi hanno creduto nel FFI e ci hanno donato P0001, il terreno a Viterbo nel quale a Ottobre 2018 abbiamo seminato ghiande, ora diventate belle quercette. 

È iniziata la festa.
Noi del Fondo Forestale Italiano auguriamo un Sereno Natale a tutti.


Cosa fa il Fondo Forestale Italiano?

  • Il Fondo Forestale Italiano Onlus è un’associazione che conserva boschi esistenti e ne crea di nuovi. Tutti i boschi sono lasciati nel loro stato naturale, senza tagli a scopo economico.

  • L'associazione agisce su terreni di cui acquisisce la proprietà. La proprietà privata è necessaria per poter davvero proteggere i boschi dagli interessi economici e dalle spinte speculative. In subordine l’associazione può accettare comodati per lunghi periodi.

  • Boschi e terreni del Fondo Forestale Italiano sono risorse ambientali conservate a vantaggio e a favore delle locali popolazioni. Per tale motivo sono gestiti da gruppi locali di associati che, mantenendo fede a tutti i principi e a tutte le limitazioni previste dalla Statuto del FFI, agiscono come interfaccia con le comunità locali.

  • Le attività del Fondo Forestale Italiano sono possibili solo grazie a donazioni di denaro e di terreni. Infatti, acquistare terreni e afforestarli è costoso e per di più lo Statuto impedisce ogni forma di lucro sui terreni poiché vieta di tagliare alberi a scopo economico, di cedere terreni e anche di vendere quote di CO2

Vuoi approfondire? vai nel nostro sito


A fine anno termina la raccolta fondi finalizzata all'acquisto di alcuni terreni nel comune di Scheggino (PG), in Valnerina. Questi terreni, che assommano a quasi 15 ettari, costituiranno il nucleo iniziale della prima Oasi Protetta del Fondo Forestale Italiano, nella quale gli alberi non saranno mai più tagliati a scopo economico.

Si tratta di boschi fino ad oggi gestiti a ceduo, ossia tagliati a intervalli regolari e poi ogni volta rispuntati dai propri polloni. L'ultimo taglio risale a pochi anni fa e sarà l'ultimo poichè non permetteremo altri tagli a scopo economico e dove possibile inizieremo la conversione dei cedui in fustaie, ossia in boschi composti di alberi di alto fusto.

Una piccola superficie pianeggiante sulle rive del fiume Nera attualmente priva di alberi, sarà piantata con le essenze adatte all'area golenale incui si trova.

E' un progetto che parte da lontano, praticamente ne iniziammo a parlare un anno fa, e ora finalmente si conclude la prima parte, l'acquisizione dei terreni. Ma è solo il primo passo, perchè vogliamo che l'Oasi sia una risorsa ambientale di chi abita quei bellissimi posti e intendiamo affidarne la gestione, rispettosa dei principi del Fondo Forestale Italiano, a persone del luogo. Sono loro infatti che potranno averne maggior cura e potranno meglio utilizzare l'Oasi per attività inerenti l'educazione ambientale e il rispetto della natura.

Ecco quindi la seconda parte del progetto: creare un gruppo locale di persone che si riconoscono nei principi dell'associazione e che sono disposti a impiegare un po del loro tempo libero per gestire l'Oasi di Scheggino.

Caro possibile donatore, non devi preoccuparti se non raggiungeremo l'intera cifra che ci siamo prefissi (40000€) Infatti l'accordo col venditore del terreno è che compreremo tanta terra quanto ce ne potremo permettere, quindi anche se non sarà di 15 ettari,  l'Oasi del FFI nascerà in ogni caso, e ciò significa che nessuna donazione sarà inutile.


(per favore chiunque riscontri dati o calcoli errati me lo comunichi affinchè io possa correggere il testo)

Bruciando 150 mc di legna di castagno (ottenibili da un ettaro di bosco di media produttività) si immettono in atmosfera circa 137 tonnellate di CO2 (vedi Calcoli CO2 più sotto). Tale quantità corrisponde alla CO2 prodotta da nove Fiat Punto 1.2 che percorrono ciascuna 100.000 Km (vedi  il calcolatore dell'impronta di CO2)

Ad essere precisi, nel computo della CO2 andrebbe considerata anche quella prodotta da tutte le attività svolte per ottenere la biomassa forestale: motoseghe che tagliano, mezzi meccanici che effettuano l'esbosco, macchine che fanno la cippatura e, infine, automezzi che trasportano il legno alla centrale elettrica.

Dall'appalto del taglio dell'ettaro di bosco di cui sopra, il proprietario (privato cittadino, Comune, Comunità Montana, Università Agraria) al massimo riceve 1600 € (vedi i calcoli economici in fondo alla pagina).

Poiché il prossimo taglio sarà tra 20 anni, il ricavo annuale per il proprietario del bosco sarà di 1600€ / 20 = 80 €.

Vale la pena di distruggere un bosco di un ettaro per ricavare 80 € l'anno? 

Calcoli CO2

  • La produttività dei boschi cedui varia in funzione della specie, della zona e da altri fattori. Una buona produttività per il castagno è indicata in letteratura come 150 mc/ha
  • Il peso specifico del legno varia in funzione della specie e dell'umidità. Per il castagno stagionato più anni (contenuto idrico w=12%)  il peso specifico è indicato in letteratura come 580 Kg/mc
  • Il contenuto in Carbonio del legno  varia in funzione della specie e del contenuto idrico. Il legno secco (anidro) è indicato in letteratura essere mediamente composto per il 50% da carbonio (C).
  • Nel legno stagionato con contenuto idrico del 12% c'è un 12% di acqua e quindi la parte legnosa si riduce al 1-0.12 = 0.88 = 88%. Quindi tale legno ha un contenuto in Carbonio del 50%*88% = 44%
  • 1 Kg di Carbonio nella combustione (completa) produce 3.6 Kg di CO (interviene l'ossigeno!)  Infatti il peso atomico di un atomo di Carbonio è 12 e di Ossigeno è 16, quindi il peso atomico di CO2 è 12 + 16*2 = 44. Ciò significa che la quantità di CO2 può essere calcolata conoscendo quella del Carbonio moltiplicandola per 44/12=3.6
  • 1 Kg di legno con contenuto idrico w=12% nella combustione completa produce 3.6*44% =  1.58 Kg di CO

Quindi la quantità di COemessa nella combustione del legno di castagno prodotto in un ettaro e stagionato più anni (u=15%) si calcola così:  150 mc/ha * 580 Kg/mc  * 1.58 = 137.4 tonnellate di CO

Calcoli economici

  • prezzo di mercato al dettaglio della legna di castagno consegnata a casa nel 2018 = 8€ / q
  • prezzo di mercato al dettaglio  di tutta la legna ottenuta dall'ettaro di bosco consegnata a casa= 150 mc/ha * 580 Kg/mc  * 8€ = 6960€
  • in letteratura le spese di taglio sono quantificate (2017) in  5 € /q in totale
  • spese di taglio di tutto l'ettaro di castagneto= 150 mc/ha * 580 Kg/mc  * 5€ /100 = 4350€
  • guadagno della ditta appaltante sull'intero ettaro = 1000€

Quindi la cifra massima che il proprietario del bosco può  ottenere appaltando il taglio dell'ettaro di castagneto è  di 6960€ - 4350€ -1000€ = 1610€


Questo articolo ha URL breve https://tinyurl.com/sz98e27

Cosa sono le biomasse

In campo vegetale per biomassa originariamente si intendevano gli scarti delle attività agricole cui in seguito si aggiunsero anche coltivazioni annuali espressamente indirizzate alla produzione di energia. Bruciando tale biomassa  veniva immessa in atmosfera la CO2 accumulata dalle piante in un anno, ma l'anno successivo quella stessa quantità di CO2 era riassorbita dalle nuove piante.

Da quella biomassa  si otteneva energia a basso costo, a basso impatto ambientale  e rinnovabile. Era rinnovabile di anno in anno e quindi simile al vento e al sole che si rinnovano ogni giorno. 

Le tecniche di produzione erano diverse: gassificazione, pirolisi, cofing, carbonizzazione e la combustione che era (e tutt'ora è)  la più produttiva. Ma nessuna tecnica ebbe successo, anche perché gli impianti per funzionare in modo economicamente sostenibile avevano bisogno di grossi e continui  flussi di biomassa. 

Si passò presto ad utilizzare anche gli scarti della lavorazione del legno e l'impatto ambientale dell'energia prodotta aumentò perché si immetteva in atmosfera CO2 che per essere accumulata nel legno aveva impiegato ben più di un solo anno. L'impatto ambientale aumentò di poco perché le quantità di scarti di legno bruciate erano comunque relativamente piccole.

Le biomasse forestali

Poi qualcuno aggiunse a "biomassa" l'aggettivo "forestale" intendendo che la fonte energetica sarebbe stato il legno di alberi appositamente tagliati da boschi preesistenti. L'energia così prodotta

  • smette di essere a basso costo perché disboscare è un’attività costosa;
  • smette di essere a basso impatto ambientale perché, oltre a reimmettere CO2 in atmosfera, si brucia materiale biologico che altrimenti rimarrebbe in loco e aumenterebbe la qualità naturale e ambientale del territorio;
  • smette di essere rinnovabile su scale temporali accettabili per l’industria poiché il tempo necessario alla ricrescita dei boschi si misura in anni e decenni. Va notato che, affinché i boschi ricrescano, è necessario che per tutto questo lungo periodo vi siano adatte condizioni ambientali che, però, potrebbero nella realtà non realizzarsi annullando così la rinnovabilità dei boschi.

Affinché la produzione di elettricità sia economica, gli impianti a biomassa forestale hanno la necessità di essere alimentati con continui  flussi di legno, il che implica che l'attività di disboscamento sia ininterrotta.

Si è sempre bruciata legna ...

Per millenni la quantità totale di CO2 nel mondo è stata un "tot" fisso immutabile, una parte era libera in atmosfera e una parte era fissata nel legno degli alberi, nelle acque degli oceani e nel terreno. Possiamo chiamare questa CO2 “naturale”.

E’ in questa situazione di ciclo del carbonio "chiuso” che l'uomo ha da sempre tagliato e bruciato legna senza che ciò provocasse a lungo termine un aumento del CO2 in atmosfera.  La popolazione umana nei secoli passati era molto inferiore a quella attuale e le foreste tagliate dai rudimentali mezzi a disposizione dell’uomo pre-industriale ricrescevano senza problemi e non si avevano conseguenze negative al clima.

... ma da due secoli usiamo anche i combustibili fossili

Da oltre due secoli utilizziamo i combustibili fossili e facendolo abbiamo liberato in atmosfera una enorme quantità aggiuntiva di CO2 “artificiale” che si è aggiunta a quella naturale causando i cambiamenti climatici. Inoltre la tecnologia ha permesso all’uomo di deforestare in misura molto superiore a quanto era possibile in epoche precedenti.

grafico dal sito della <a href="https://climate.nasa.gov/evidence/">NASA</a>

grafico dal sito della NASA

Oggi abbiamo bisogno che gli alberi accumulino non solo il CO2 che è sempre stato naturalmente presente in atmosfera, ma anche quello “artificiale” da noi aggiunto e possiamo farlo solo aumentando qualità e quantità delle foreste, non certo diminuendole.

Ecco perché oggi la combustione di boschi e foreste non è più ecologicamente sostenibile!

Eppure oggi si bruciano alberi per produrre energia elettrica

Sembra incredibile ma in una situazione nella quale le foreste sono l'unica possibilità per contrastare i cambiamenti climatici (non esiste nessun altro sistema per ridurre la CO2 in atmosfera) oggi l'industria, o parte di essa, vuole abbattere alberi su larga scala per bruciarne il legno e produrre energia elettrica.

L'uso della biomassa forestale per produrre energia elettrica è propagandato dall'industria e aiutato economicamente dai governi, compreso il nostro. I favorevoli all'uso delle biomasse a scopo energetico

  1. dicono che bruciare legna è neutro rispetto alla CO2 atmosferica
  2. dicono che boschi e foreste sono fonti di energia "rinnovabile"
  3. dicono che gli alberi quando muoiono rilasciano comunque CO2 in atmosfera

1. dicono che bruciare legna è neutro rispetto alla CO2 atmosferica

Secondo questa tesi, bruciando un albero si libera solo la CO2 che esso aveva in precedenza sottratta all’atmosfera e quindi non se ne aggiunge altra. Questa affermazione è quantitativamente vera. Non è però vero che nella combustione del legno la CO2 emessa è dovuta al solo Carbonio naturalmente presente nella biosfera  (biogenico) il quale cambierebbe di stato, da solido nel legno a CO2 gassosa e viceversa, rimanendo però costante come quantità totale. Se così fosse si potrebbero bruciare tutti gli alberi che si vuole perchè sarebbe sufficiente ripiantarli affinché il Carbonio totale in biosfera non aumenterebbe mai.

Purtroppo questa è una semplificazione che sarebbe valida se l'uomo non immettesse CO2 in atmosfera, principalmente come risultato dell'uso dei combustibili fossili. Infatti, il carbonio che gli alberi accumulano del legno è estratto dalla CO2 che essi assorbono dall'atmosfera e, dall'inizio della rivoluzione industriale, in atmosfera c'è anche CO2 di origine fossile. Pertanto oggi bruciare legna significa rimettere in circolo anche CO2 di origine fossile. A questo proposito si veda l'articolo Anche bruciare legno peggiora la situazione climatica e l'articolo Sulla CO2 prodotta dalla combustione del legno di alberi piantati oggi

In ogni  caso, bruciare legna sarebbe quantitativamente neutrale rispetto alla CO2 solo se si considerassero cicli più che decennali. Non dobbiamo guardare i decenni passati, quelli che sono serviti a far crescere l'albero oggi bruciato, ma quelli futuri che serviranno affinchè un nuovo albero (ammesso che sia piantato o ricresca naturalmente) riassorba tutta la CO2 oggi emessa. 

  1. Tagliando alberi diminuiamo la capacità della natura di assorbire CO2. Infatti le nuove piantine, eventualmente messe a dimora o naturalmente ricresciute, nei primi anni di vita assorbiranno certamente meno CO2 delle piante adulte tagliate.
  2. Bruciando legna immettiamo istantaneamente in atmosfera tutta la CO2 che l'albero nella sua vita ha fissato nel legno assorbendola dall'atmosfera. Tale CO2 anche se era già stata in atmosfera negli anni e nei decenni precedenti, al momento della combustione era nel legno e quindi non concorreva più all'effetto serra causa dei cambiamenti climatici.
  3. Tagliando alberi e bruciandoli non solo facciamo diminuire la capacità della natura di assorbire CO ma aumentiamo anche istantaneamente la CO2 in atmosfera e non è detto che essa sarà riassorbita in futuro!

E' evidente quindi che tagliare alberi per bruciarne la legna non è la cosa giusta da fare proprio in questi decenni nei quali l'eccesso di CO2 in atmosfera sta causando i cambiamenti climatici.

2. dicono che boschi e foreste sono fonti di energia "rinnovabile"

Teoricamente sono rinnovabili, ma lo sono su archi temporali dei decenni e delle centinaia di anni e quindi fuori dal nostro agire sia personale che collettivo. Infatti rinnovare i boschi non rientra nella programmazione economica di nessuna impresa: quante aziende di taglio italiane si interessano se sul terreno che hanno ceduato sta davvero rinascendo il bosco? Quante piantano nuovi alberi in sostituzione di quelli d’alto fusto abbattuti?

Fino ad oggi le foreste si sono rinnovate da sole o con il sapiente aiuto dell'uomo, ma non è detto che ciò succederà anche nei prossimi decenni in quantità tali da ricostituire il patrimonio forestale che stiamo tagliando. Infatti, affinchè i boschi si rinnovino è necessario che:

  1. i tagli siano fatti con moderazione secondo i più conservativi criteri della silvicoltura. In passato c’era un controllo attento da parte della popolazione su ciò che accadeva sul territorio mentre oggi i tagli illegali “di rapina” passano inosservati e rendono difficilissima la ripresa dei boschi. Fino a pochi anni fa non si usavano gli harvester e gli altri mezzi meccanici da esbosco che compattano il terreno dovunque passano rendendo difficile ogni ripresa vegetativa.
  2. siano messe a dimora o ricrescano naturalmente tante piante quante quelle tagliate;
  3. nessun vandalo o criminale distrugga o danneggi le piantine;
  4. non si costruiscano edifici o infrastrutture sui terreni tagliati;
  5. almeno per i primi anni non vi pascolino animali, ne allevati ne selvatici;
  6. almeno per i primi anni nessun periodo di siccità secchi le piantine e nessuna alluvione dilavi il suolo. Condizione questa sempre meno probabile, a causa ei cambiamenti climatici.

3. Gli alberi quanto muoiono rilasciano comunque la CO

E' vero che gli alberi morti (necromassa) rilasciano la CO2 che hanno accumulata nel legno, ma la decomposizione completa di una albero impiega decenni mentre la sua combustione dura pochi minuti e, in questa situazione di cambiamenti climatici dovuti all'eccesso di CO2 , è molto meglio far lentamente decomporre gli alberi morti che trasformarli in energia elettrica. Non va poi dimenticato che:

  • gli alberi d'alto fusto vivono centinaia e centinaia d'anni se li lasciamo in pace;
  • un albero morto da vita e ospitalità, per decenni e decenni, a un infinità di piccoli e meno piccoli organismi viventi.

Altri motivi contrari all'uso energetico delle biomasse forestali

L'intero bosco accumula CO2, non solo gli alberi

I suoli forestali presentano un notevole accumulo di carbonio contenuto nella lettiera, nell'humus e nelle radici. L'humus in particolare contiene un alto tasso di polifenoli (lignina e tannino) che fanno diminuire il tasso di decomposizione, soprattutto se l'humus in questione ha un rapporto C/N elevato.

Quindi le foreste accumulano CO2 non solo nel legno degli alberi vivi ma anche nell'humus derivante dalla decomposizione di quelli morti. Questo carbonio rimane bloccato a terra anziché andare in atmosfera ad aumentare i cambiamenti climatici.

Le foreste sono dei serbatoi di carbonio: se si lasciano invecchiare, gli strati di humus aumentano accumulando in se CO2, ma ogni volta che sono sottoposte a tagli, l'humus si erode a causa del vento e della pioggia e libera in atmosfera il carbonio che contiene.

Bruciare legno è inquinante

Non è necessario soffermarsi su questo aspetto che è molto noto e ben documentato.

L'energia prodotta dalle biomasse forestali è anche antieconomica

L'energia prodotta dalle biomasse forestali non è sostenibile dal punto di vista ambientale e non è sostenibile neppure dal punto di vista economico. Non è necessario fare complessi calcoli econometrici, basti sapere che lo Stato Italiano riconosce contributi economici ai produttori di energia elettrica da biomassa (anche) forestale, contributi previsti ogni anno dalle Leggi Finanziarie e pagati dalla bolletta di tutti gli italiani.

Allora cosa dobbiamo fare?

Per contrastare i cambiamenti climatici è necessario diminuire la CO2 in atmosfera e ciò può essere essere fatto solo agendo su più fronti:

  1. diminuire la produzione di energia da combustione:
    • di combustibili fossili
    • di legno
  2. aumentare la produzione di energia ecologicamente sostenibile:
    • eolica
    • solare
    • marina (onde e maree)
    • idroelettrica
    • geotermica
  3. aumentare boschi e foreste sia in estensione che in qualità ecologica.

Se l'aumento della produzione di energia ecologicamente sostenibile non compenserà la necessaria riduzione di energia da combustione, dovremo per forza diminuire i consumi energetici e quindi abbassare i nostri tenori di vita, limitando di molto gli agi, le comodità e i consumi materiali cui noi nati dal secondo dopoguerra siamo abituati.


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La CO2 prodotta dalla combustione del legno viene detta "biogenica", ossia di origine biologica, e viene contrapposta alla CO2 prodotta dall'uso dei combustibili fossili, detta non biogenica.

E' una definizione certamente valida per i tempi pre-industriali, quando tutto il Carbonio presente nella biosfera era biogenico ed entrava come oggi in diversi cicli, anche sotto forma di CO2 , ma la sua quantità totale era all'incirca costante (a meno di modifiche astronomiche o di grosse eruzioni vulcaniche).

I dati NASA storici dicono che nel 1850 la concentrazione di CO2 in atmosfera era di 285 parti per millione (ppm).
I dati  NASA attuali dicono che oggi 4 Novembre 2019 la concentrazione di CO2 in atmosfera è di 412 ppm.

Quindi la concentrazione di CO2 nell'atmosfera, dal 1850 al 2019, è aumentata quasi del 50%.

Nel 1850 la rivoluzione industriale era iniziata da poco e semplificando un po' possiamo dire che la CO2 atmosferica fosse allora praticamente tutta di orgine naturale. Nel periodo 1850 - 2019 non risultano fenomeni astronomici o vulcanici che abbiano inciso sulla quantità di CO2 in atmosfera, pertanto è regionevole pensare che l'aumento di CO2 dal 1850 ad oggi sia dovuto all'uso umano dei combustibili fossili.

L'aumento corrisponde a 1/3 del totale odierno e ciò significa che oggi 1/3 della CO2 atmosferica è prodotta dall'uso di combustibili fossili mentre i rimanenti 2/3 sono di origine naturale.

E' quindi ragionevole pensare che se piantiamo oggi un albero, esso inizierà ad accumulare Carbonio prelevandolo dalla CO2 atmosferica, quindi almeno un terzo di tale Carbonio sarà (mediamente) proveniente dai combustibili fossili. Almeno un terzo, perchè è certo che durante la vita dell'albero la percentuale di CO2 di origine fossile in atmosfera aumenterà, dato che l'umanità non smetterà di utilizzare i combustibili fossili nei prossimi anni.

Pertanto si può dire che quando taglieremo l'albero piantato oggi e ne bruceremo il legno, la CO2 emessa sarà per meno di 2/3 di origine naturale e per oltre 1/3 di origine fossile.

Questo articolo è collegato a quello intitolato Anche bruciare legno peggiora la situazione climatica


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