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Il Fondo Forestale Italiano ha deciso di acquistare dei terreni boschivi a Scheggino (PG) per farne il nucleo iniziale della prima Oasi Naturale Protetta del Fondo Forestale Italiano.

Si inizia con una superficie totale di circa 15 ettari dove gli alberi non verranno mai tagliati a scopo economico e avranno quindi il tempo di crescere secondo le loro dinamiche naturali.

Siamo in Valnerina, pochi chilometri a nord delle Cascate delle Marmore, e l'area boschiva che vogliamo proteggere è sottoposta a tagli periodici per fare legname, quindi ai suoi alberi non viene mai permesso di diventare grandi e maestosi. Il bosco è giovane e fragile, e per diventare una vera foresta con alberi maturi, ha bisogno di essere protetto.

Volgiamo acquistare i terreni perché è l’unico modo per avere gli strumenti legali per proteggere il bosco fino in fondo e impedirvi qualsiasi taglio produttivo. Non ci limiteremo a non tagliare ma,

  • nelle zone adatte, pianteremo arbusti per aumentare la biodiversità e offrire riparo e nutrimento alla fauna selvatica;
  • ove possibile, convertiremo il ceduo in fustaia;
  • una parte dell'Oasi, attraversata da una strada in terra battuta facilmente percorribile a piedi, verrà trasformata in un percorso didattico con informazioni sulla fauna e la flora locali, in un’ottica di promozione dell’educazione ambientale;
  • una piccola area di 2.000 metri quadri lungo il corso del fiume Nera sarà invece riforestata con le specie arboree adeguate al territorio.

Una volta acquisito il terreno, creeremo una sezione locale dell’associazione e sarà essa a prendersi cura dell’Oasi e a gestirla in relazione con la comunità locale.

 


Ad oggi più di 100 sostenitori hanno contribuito via crowdfunding per un totale di circa 7600€ sui 40000€ preventivati. Stiamo ricevendo erogazioni liberali anche attraverso altri canali (Paypal, Bonifici su C/C) e ad oggi tali erogazioni ammontano a circa 11.000€.

Se alla fine del crowdfunding (31 dicembre 2019) la cifra raccolta sarà minore di quanto prefissato, l'Oasi sarà proporzionalmente più piccola dei 15 ettari previsti ma nessuna donazione sarà stata inutile!

Le cifre donate sono deducibili / detraibili


Cos’è il Fondo  Forestale italiano?
Il Fondo Forestale Italiano Onlus è una associazione senza fini di lucro che combatte i cambiamenti climatici e i loro effetti creando foreste e conservando quelle esistenti. Le foreste saranno lasciate per sempre nel loro stato naturale, senza tagli a scopo commerciale. Al fine di garantire nel tempo la protezione delle foreste, l'associazione agisce su terreni di cui acquisisce la proprietà o l'uso per un lungo periodo. 

(per favore chiunque riscontri dati o calcoli errati me lo comunichi affinchè io possa correggere il testo)

Bruciando 150 mc di legna di castagno (ottenibili da un ettaro di bosco di media produttività) si immettono in atmosfera circa 137 tonnellate di CO2 (vedi Calcoli CO2 più sotto). Tale quantità corrisponde alla CO2 prodotta da nove Fiat Punto 1.2 che percorrono ciascuna 100.000 Km (vedi  il calcolatore dell'impronta di CO2)

Ad essere precisi, nel computo della CO2 andrebbe considerata anche quella prodotta da tutte le attività svolte per ottenere la biomassa forestale: motoseghe che tagliano, mezzi meccanici che effettuano l'esbosco, macchine che fanno la cippatura e, infine, automezzi che trasportano il legno alla centrale elettrica.

Dall'appalto del taglio dell'ettaro di bosco di cui sopra, il proprietario (privato cittadino, Comune, Comunità Montana, Università Agraria) al massimo riceve 1600 € (vedi i calcoli economici in fondo alla pagina).

Poiché il prossimo taglio sarà tra 20 anni, il ricavo annuale per il proprietario del bosco sarà di 1600€ / 20 = 80 €.

Vale la pena di distruggere un bosco di un ettaro per ricavare 80 € l'anno? 

Calcoli CO2

  • La produttività dei boschi cedui varia in funzione della specie, della zona e da altri fattori. Una buona produttività per il castagno è indicata in letteratura come 150 mc/ha
  • Il peso specifico del legno varia in funzione della specie e dell'umidità. Per il castagno stagionato più anni (contenuto idrico w=12%)  il peso specifico è indicato in letteratura come 580 Kg/mc
  • Il contenuto in Carbonio del legno  varia in funzione della specie e del contenuto idrico. Il legno secco (anidro) è indicato in letteratura essere mediamente composto per il 50% da carbonio (C).
  • Nel legno stagionato con contenuto idrico del 12% c'è un 12% di acqua e quindi la parte legnosa si riduce al 1-0.12 = 0.88 = 88%. Quindi tale legno ha un contenuto in Carbonio del 50%*88% = 44%
  • 1 Kg di Carbonio nella combustione (completa) produce 3.6 Kg di CO (interviene l'ossigeno!)  Infatti il peso atomico di un atomo di Carbonio è 12 e di Ossigeno è 16, quindi il peso atomico di CO2 è 12 + 16*2 = 44. Ciò significa che la quantità di CO2 può essere calcolata conoscendo quella del Carbonio moltiplicandola per 44/12=3.6
  • 1 Kg di legno con contenuto idrico w=12% nella combustione completa produce 3.6*44% =  1.58 Kg di CO

Quindi la quantità di COemessa nella combustione del legno di castagno prodotto in un ettaro e stagionato più anni (u=15%) si calcola così:  150 mc/ha * 580 Kg/mc  * 1.58 = 137.4 tonnellate di CO

Calcoli economici

  • prezzo di mercato al dettaglio della legna di castagno consegnata a casa nel 2018 = 8€ / q
  • prezzo di mercato al dettaglio  di tutta la legna ottenuta dall'ettaro di bosco consegnata a casa= 150 mc/ha * 580 Kg/mc  * 8€ = 6960€
  • in letteratura le spese di taglio sono quantificate (2017) in  5 € /q in totale
  • spese di taglio di tutto l'ettaro di castagneto= 150 mc/ha * 580 Kg/mc  * 5€ /100 = 4350€
  • guadagno della ditta appaltante sull'intero ettaro = 1000€

Quindi la cifra massima che il proprietario del bosco può  ottenere appaltando il taglio dell'ettaro di castagneto è  di 6960€ - 4350€ -1000€ = 1610€


Questo articolo ha URL breve https://tinyurl.com/sz98e27

Cosa sono le biomasse

In campo vegetale per biomassa originariamente si intendevano gli scarti delle attività agricole cui in seguito si aggiunsero anche coltivazioni annuali espressamente indirizzate alla produzione di energia. Bruciando tale biomassa  veniva immessa in atmosfera la CO2 accumulata dalle piante in un anno, ma l'anno successivo quella stessa quantità di CO2 era riassorbita dalle nuove piante.

Da quella biomassa  si otteneva energia a basso costo, a basso impatto ambientale  e rinnovabile. Era rinnovabile di anno in anno e quindi simile al vento e al sole che si rinnovano ogni giorno. 

Le tecniche di produzione erano diverse: gassificazione, pirolisi, cofing, carbonizzazione e la combustione che era (e tutt'ora è)  la più produttiva. Ma nessuna tecnica ebbe successo, anche perché gli impianti per funzionare in modo economicamente sostenibile avevano bisogno di grossi e continui  flussi di biomassa. 

Si passò presto ad utilizzare anche gli scarti della lavorazione del legno e l'impatto ambientale dell'energia prodotta aumentò perché si immetteva in atmosfera CO2 che per essere accumulata nel legno aveva impiegato ben più di un solo anno. L'impatto ambientale aumentò di poco perché le quantità di scarti di legno bruciate erano comunque relativamente piccole.

Le biomasse forestali

Poi qualcuno aggiunse a "biomassa" l'aggettivo "forestale" intendendo che la fonte energetica sarebbe stato il legno di alberi appositamente tagliati da boschi preesistenti. L'energia così prodotta

  • smette di essere a basso costo perché disboscare è un’attività costosa;
  • smette di essere a basso impatto ambientale perché, oltre a reimmettere CO2 in atmosfera, si brucia materiale biologico che altrimenti rimarrebbe in loco e aumenterebbe la qualità naturale e ambientale del territorio;
  • smette di essere rinnovabile su scale temporali accettabili per l’industria poiché il tempo necessario alla ricrescita dei boschi si misura in anni e decenni. Va notato che, affinché i boschi ricrescano, è necessario che per tutto questo lungo periodo vi siano adatte condizioni ambientali che, però, potrebbero nella realtà non realizzarsi annullando così la rinnovabilità dei boschi.

Affinché la produzione di elettricità sia economica, gli impianti a biomassa forestale hanno la necessità di essere alimentati con continui  flussi di legno, il che implica che l'attività di disboscamento sia ininterrotta.

Si è sempre bruciata legna ...

Per millenni la quantità totale di CO2 nel mondo è stata un "tot" fisso immutabile, una parte era libera in atmosfera e una parte era fissata nel legno degli alberi, nelle acque degli oceani e nel terreno. Possiamo chiamare questa CO2 “naturale”.

E’ in questa situazione di ciclo del carbonio "chiuso” che l'uomo ha da sempre tagliato e bruciato legna senza che ciò provocasse a lungo termine un aumento del CO2 in atmosfera.  La popolazione umana nei secoli passati era molto inferiore a quella attuale e le foreste tagliate dai rudimentali mezzi a disposizione dell’uomo pre-industriale ricrescevano senza problemi e non si avevano conseguenze negative al clima.

... ma da due secoli usiamo anche i combustibili fossili

Da oltre due secoli utilizziamo i combustibili fossili e facendolo abbiamo liberato in atmosfera una enorme quantità aggiuntiva di CO2 “artificiale” che si è aggiunta a quella naturale causando i cambiamenti climatici. Inoltre la tecnologia ha permesso all’uomo di deforestare in misura molto superiore a quanto era possibile in epoche precedenti.

grafico dal sito della <a href="https://climate.nasa.gov/evidence/">NASA</a>

grafico dal sito della NASA

Oggi abbiamo bisogno che gli alberi accumulino non solo il CO2 che è sempre stato naturalmente presente in atmosfera, ma anche quello “artificiale” da noi aggiunto e possiamo farlo solo aumentando qualità e quantità delle foreste, non certo diminuendole.

Ecco perché oggi la combustione di boschi e foreste non è più ecologicamente sostenibile!

Eppure oggi si bruciano alberi per produrre energia elettrica

Sembra incredibile ma in una situazione nella quale le foreste sono l'unica possibilità per contrastare i cambiamenti climatici (non esiste nessun altro sistema per ridurre la CO2 in atmosfera) oggi l'industria, o parte di essa, vuole abbattere alberi su larga scala per bruciarne il legno e produrre energia elettrica.

L'uso della biomassa forestale per produrre energia elettrica è propagandato dall'industria e aiutato economicamente dai governi, compreso il nostro. I favorevoli all'uso delle biomasse a scopo energetico

  1. dicono che bruciare legna è neutro rispetto alla CO2 atmosferica
  2. dicono che boschi e foreste sono fonti di energia "rinnovabile"
  3. dicono che gli alberi quando muoiono rilasciano comunque CO2 in atmosfera

1. dicono che bruciare legna è neutro rispetto alla CO2 atmosferica

Secondo questa tesi, bruciando un albero si libera solo la CO2 che esso aveva in precedenza sottratta all’atmosfera e quindi non se ne aggiunge altra. Questa affermazione è quantitativamente vera. Non è però vero che nella combustione del legno la CO2 emessa è dovuta al solo Carbonio naturalmente presente nella biosfera  (biogenico) il quale cambierebbe di stato, da solido nel legno a CO2 gassosa e viceversa, rimanendo però costante come quantità totale. Se così fosse si potrebbero bruciare tutti gli alberi che si vuole perchè sarebbe sufficiente ripiantarli affinché il Carbonio totale in biosfera non aumenterebbe mai.

Purtroppo questa è una semplificazione che sarebbe valida se l'uomo non immettesse CO2 in atmosfera, principalmente come risultato dell'uso dei combustibili fossili. Infatti, il carbonio che gli alberi accumulano del legno è estratto dalla CO2 che essi assorbono dall'atmosfera e, dall'inizio della rivoluzione industriale, in atmosfera c'è anche CO2 di origine fossile. Pertanto oggi bruciare legna significa rimettere in circolo anche CO2 di origine fossile. A questo proposito si veda l'articolo Anche bruciare legno peggiora la situazione climatica e l'articolo Sulla CO2 prodotta dalla combustione del legno di alberi piantati oggi

In ogni  caso, bruciare legna sarebbe quantitativamente neutrale rispetto alla CO2 solo se si considerassero cicli più che decennali. Non dobbiamo guardare i decenni passati, quelli che sono serviti a far crescere l'albero oggi bruciato, ma quelli futuri che serviranno affinchè un nuovo albero (ammesso che sia piantato o ricresca naturalmente) riassorba tutta la CO2 oggi emessa. 

  1. Tagliando alberi diminuiamo la capacità della natura di assorbire CO2. Infatti le nuove piantine, eventualmente messe a dimora o naturalmente ricresciute, nei primi anni di vita assorbiranno certamente meno CO2 delle piante adulte tagliate.
  2. Bruciando legna immettiamo istantaneamente in atmosfera tutta la CO2 che l'albero nella sua vita ha fissato nel legno assorbendola dall'atmosfera. Tale CO2 anche se era già stata in atmosfera negli anni e nei decenni precedenti, al momento della combustione era nel legno e quindi non concorreva più all'effetto serra causa dei cambiamenti climatici.
  3. Tagliando alberi e bruciandoli non solo facciamo diminuire la capacità della natura di assorbire CO ma aumentiamo anche istantaneamente la CO2 in atmosfera e non è detto che essa sarà riassorbita in futuro!

E' evidente quindi che tagliare alberi per bruciarne la legna non è la cosa giusta da fare proprio in questi decenni nei quali l'eccesso di CO2 in atmosfera sta causando i cambiamenti climatici.

2. dicono che boschi e foreste sono fonti di energia "rinnovabile"

Teoricamente sono rinnovabili, ma lo sono su archi temporali dei decenni e delle centinaia di anni e quindi fuori dal nostro agire sia personale che collettivo. Infatti rinnovare i boschi non rientra nella programmazione economica di nessuna impresa: quante aziende di taglio italiane si interessano se sul terreno che hanno ceduato sta davvero rinascendo il bosco? Quante piantano nuovi alberi in sostituzione di quelli d’alto fusto abbattuti?

Fino ad oggi le foreste si sono rinnovate da sole o con il sapiente aiuto dell'uomo, ma non è detto che ciò succederà anche nei prossimi decenni in quantità tali da ricostituire il patrimonio forestale che stiamo tagliando. Infatti, affinchè i boschi si rinnovino è necessario che:

  1. i tagli siano fatti con moderazione secondo i più conservativi criteri della silvicoltura. In passato c’era un controllo attento da parte della popolazione su ciò che accadeva sul territorio mentre oggi i tagli illegali “di rapina” passano inosservati e rendono difficilissima la ripresa dei boschi. Fino a pochi anni fa non si usavano gli harvester e gli altri mezzi meccanici da esbosco che compattano il terreno dovunque passano rendendo difficile ogni ripresa vegetativa.
  2. siano messe a dimora o ricrescano naturalmente tante piante quante quelle tagliate;
  3. nessun vandalo o criminale distrugga o danneggi le piantine;
  4. non si costruiscano edifici o infrastrutture sui terreni tagliati;
  5. almeno per i primi anni non vi pascolino animali, ne allevati ne selvatici;
  6. almeno per i primi anni nessun periodo di siccità secchi le piantine e nessuna alluvione dilavi il suolo. Condizione questa sempre meno probabile, a causa ei cambiamenti climatici.

3. Gli alberi quanto muoiono rilasciano comunque la CO

E' vero che gli alberi morti (necromassa) rilasciano la CO2 che hanno accumulata nel legno, ma la decomposizione completa di una albero impiega decenni mentre la sua combustione dura pochi minuti e, in questa situazione di cambiamenti climatici dovuti all'eccesso di CO2 , è molto meglio far lentamente decomporre gli alberi morti che trasformarli in energia elettrica. Non va poi dimenticato che:

  • gli alberi d'alto fusto vivono centinaia e centinaia d'anni se li lasciamo in pace;
  • un albero morto da vita e ospitalità, per decenni e decenni, a un infinità di piccoli e meno piccoli organismi viventi.

Altri motivi contrari all'uso energetico delle biomasse forestali

L'intero bosco accumula CO2, non solo gli alberi

I suoli forestali presentano un notevole accumulo di carbonio contenuto nella lettiera, nell'humus e nelle radici. L'humus in particolare contiene un alto tasso di polifenoli (lignina e tannino) che fanno diminuire il tasso di decomposizione, soprattutto se l'humus in questione ha un rapporto C/N elevato.

Quindi le foreste accumulano CO2 non solo nel legno degli alberi vivi ma anche nell'humus derivante dalla decomposizione di quelli morti. Questo carbonio rimane bloccato a terra anziché andare in atmosfera ad aumentare i cambiamenti climatici.

Le foreste sono dei serbatoi di carbonio: se si lasciano invecchiare, gli strati di humus aumentano accumulando in se CO2, ma ogni volta che sono sottoposte a tagli, l'humus si erode a causa del vento e della pioggia e libera in atmosfera il carbonio che contiene.

Bruciare legno è inquinante

Non è necessario soffermarsi su questo aspetto che è molto noto e ben documentato.

L'energia prodotta dalle biomasse forestali è anche antieconomica

L'energia prodotta dalle biomasse forestali non è sostenibile dal punto di vista ambientale e non è sostenibile neppure dal punto di vista economico. Non è necessario fare complessi calcoli econometrici, basti sapere che lo Stato Italiano riconosce contributi economici ai produttori di energia elettrica da biomassa (anche) forestale, contributi previsti ogni anno dalle Leggi Finanziarie e pagati dalla bolletta di tutti gli italiani.

Allora cosa dobbiamo fare?

Per contrastare i cambiamenti climatici è necessario diminuire la CO2 in atmosfera e ciò può essere essere fatto solo agendo su più fronti:

  1. diminuire la produzione di energia da combustione:
    • di combustibili fossili
    • di legno
  2. aumentare la produzione di energia ecologicamente sostenibile:
    • eolica
    • solare
    • marina (onde e maree)
    • idroelettrica
    • geotermica
  3. aumentare boschi e foreste sia in estensione che in qualità ecologica.

Se l'aumento della produzione di energia ecologicamente sostenibile non compenserà la necessaria riduzione di energia da combustione, dovremo per forza diminuire i consumi energetici e quindi abbassare i nostri tenori di vita, limitando di molto gli agi, le comodità e i consumi materiali cui noi nati dal secondo dopoguerra siamo abituati.


Questo articolo ha URL breve https://tinyurl.com/rrljlq9

La CO2 prodotta dalla combustione del legno viene detta "biogenica", ossia di origine biologica, e viene contrapposta alla CO2 prodotta dall'uso dei combustibili fossili, detta non biogenica.

E' una definizione certamente valida per i tempi pre-industriali, quando tutto il Carbonio presente nella biosfera era biogenico ed entrava come oggi in diversi cicli, anche sotto forma di CO2 , ma la sua quantità totale era all'incirca costante (a meno di modifiche astronomiche o di grosse eruzioni vulcaniche).

I dati NASA storici dicono che nel 1850 la concentrazione di CO2 in atmosfera era di 285 parti per millione (ppm).
I dati  NASA attuali dicono che oggi 4 Novembre 2019 la concentrazione di CO2 in atmosfera è di 412 ppm.

Quindi la concentrazione di CO2 nell'atmosfera, dal 1850 al 2019, è aumentata quasi del 50%.

Nel 1850 la rivoluzione industriale era iniziata da poco e semplificando un po' possiamo dire che la CO2 atmosferica fosse allora praticamente tutta di orgine naturale. Nel periodo 1850 - 2019 non risultano fenomeni astronomici o vulcanici che abbiano inciso sulla quantità di CO2 in atmosfera, pertanto è regionevole pensare che l'aumento di CO2 dal 1850 ad oggi sia dovuto all'uso umano dei combustibili fossili.

L'aumento corrisponde a 1/3 del totale odierno e ciò significa che oggi 1/3 della CO2 atmosferica è prodotta dall'uso di combustibili fossili mentre i rimanenti 2/3 sono di origine naturale.

E' quindi ragionevole pensare che se piantiamo oggi un albero, esso inizierà ad accumulare Carbonio prelevandolo dalla CO2 atmosferica, quindi almeno un terzo di tale Carbonio sarà (mediamente) proveniente dai combustibili fossili. Almeno un terzo, perchè è certo che durante la vita dell'albero la percentuale di CO2 di origine fossile in atmosfera aumenterà, dato che l'umanità non smetterà di utilizzare i combustibili fossili nei prossimi anni.

Pertanto si può dire che quando taglieremo l'albero piantato oggi e ne bruceremo il legno, la CO2 emessa sarà per meno di 2/3 di origine naturale e per oltre 1/3 di origine fossile.

Questo articolo è collegato a quello intitolato Anche bruciare legno peggiora la situazione climatica


Questo articolo ha URL breve https://tinyurl.com/CO2-legno2

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Rappresentazione semplificata di alcuni processi relativi al ciclo della CO2 in biosfera

Sappiamo ormai per certo che i cambiamenti climatici in atto sono dovuti ad un eccesso di gas serra nell'atmosfera. Sappiamo anche che uno dei gas serra più coinvolti è l'anidride carbonica, altrimenti detta biossido di carbonio e indicata in chimica come CO2

Su internet si trovano molte immagini dei processi inerenti la presenza di CO2 in atmosfera. Data l'estrema complessità dell'argomento sono immagini necessariamente semplificate, ma alcune inducono a conclusioni errate e una di esse è quella riportata sotto, che abbiamo barrato per indicare che è una schematizzazione fuorviante.

Rappresentazione semplificata e fuorviante di alcuni processi relativi al ciclo della CO2 in biosfera

Questa immagine barrata fa pensare che la CO2 prodotta dall'uso dei combustibili fossili sia diversa e separata da quella naturalmente presente nella biosfera. E induce a pensare che si possano tagliare e bruciare tutti gli alberi che si vuole perché, fintanto che ne ricresceranno altri, la CO2  in atmosfera rimarrà sempre quella "biogenica" presente in biosfera da sempre.

Purtroppo ciò sarebbe vero solo se non ci fosse alcuna CO2 prodotta dai combustibili fossili o se davvero essa andasse in una "altra" atmosfera, come sembra suggerire la figura grigia a destra nell'immagine barrata.

La realtà è infatti meglio rappresentata nell’ immagine che apre questo articolo. Essa non pretende di rappresentare l'interezza dei fenomeni fisici, chimici e biologici inerenti il ciclo della CO2 a livello globale, ma si limita ai fenomeni rappresentati nell'immagine barrata e ne utilizza lo stesso livello di semplificazione concettuale.
L' immagine in testa all'articolo rappresenta graficamente che:

  1. La CO2 prodotta dalla combustione del legno non è distinguibile da quella prodotta dall'uso dei combustibili fossili;
  2. Qualunque origine abbia, tutta la CO2 prodotta va in atmosfera dove peggiora l’effetto serra;
  3. Gli alberi "prendono" COdall'atmosfera e la trasformano in Carbonio che fissano nel proprio legno. Questo Carbonio, fintanto che rimane nel legno, non è dannoso ai fini climatici;
  4. Bruciando legno, il Carbonio che lo compone si trasforma in CO2 e torna in atmosfera dove è dannoso ai fini climatici.

Poichè gli alberi durante la loro lunga vita accumulano nel legno Carbonio proveniente sia da CO2 di origine naturale sia da CO2 derivante dai combustibili fossili (per non dire anche di origine vulcanica)  non è corretto dire che quando bruciamo legno reimmettiamo in circolo solo CO2 "biogenica", ossia solo CO2 presente in biosfera da milioni di anni.

  E' possibile stimare la quantità di CO2 di origine "fossile" che viene emessa dalla combustione del legno di alberi nati e cresciuti dopo la rivoluzione industriale.

Quindi, contrariamente a quanto da molti asserito, la situazione climatica peggiora sia bruciando legno sia bruciando combustibili fossili. 

  • Bruciando legno liberiamo in atmosfera CO2 che certamente era già stata in atmosfera, ma la storia pregressa della CO2 liberata non diminuisce le conseguenze negative dell’ odierna combustione.
  • Bruciando combustibili fossili peggioriamo la situazione climatica due volte perchè la CO2 che immettiamo si aggiunge a quella già presente nella biosfera.

Non ci consola sapere che in 50 anni la CO2 oggi emessa bruciando legno forse tornerà tutta fissata nel legno di un nuovo albero. Diciamo “forse” perché non è detto che per ogni pianta tagliata ne sarà piantata una nuova, oppure che il pollone cresca bene, e anche perché questa nuova ipotetica piantina potrebbe non trovare le condizioni adatte alla crescita, anche a causa dei cambiamenti climatici in atto. In ogni caso l'eventuale nuova piantina nei suoi primi anni di crescita potrà assorbire meno CO2 di quanto assorbiva quella tagliata. Non va poi dimenticato che il taglio dei boschi, se fatto in modo criminale come oggi sta purtroppo avvenendo in molti luoghi d’Italia e del mondo, può causare  l'impossibilità che a medio termine i boschi possano rigenerarsi.

Purtroppo l’unica vera soluzione ai cambiamenti climatici è  diminuire la produzione umana di CO2 e aumentare l’assorbimento naturale di CO2 ad opera dei boschi.

Diminuire la produzione umana di CO2 significa diminuire i consumi e ciò implica tante cose, tra le quali ridurre l'uso di combustibili fossili e di  legno a scopo energetico, quello usato per produrre calore o energia elettrica.

Se proprio non riusciamo a diminuire il bisogno di legno a scopo energetico, cerchiamo almeno di ottenerlo da arboricoltura da legno effettuata su terreni oggi non boschivi, in modo da evitare tagli nei boschi.


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Quante volte ci è capitato di vedere, magari di passaggio, scempi avvenuti o che stanno avvenendo nei nostri boschi?

Siamo stati sicuramente combattuti tra "lasciamo perdere, non sono affari nostri", e "non è giusto far finta di niente". Poi quasi sempre abbiamo deciso di non fare nulla, anche perchè non sapevamo chi avremmo potuto chiamare o cosa fare.

Ecco cosa possiamo fare:  fotografiamo il luogo e, se ci sono, le persone che stanno agendo e le targhe dei loro automezzi. Prendete nota del luogo e,  se non lo sapete con esattezza, utilizzate il telefonino per memorizzarne le coordinate.  Poi:

  • andiamo alla più vicina stazione dei Carabinieri (non necessariamente quelli Forestali) dove raccontiamo il fatto e mostriamo le foto. 
  • mandiamo una PEC al locale Gruppo Provinciale dei Carabinieri Forestali con l'indicazione del luogo e le foto in allegato.
  • chiamiamo il 112 e diciamo che vogliamo segnalare un reato ambientale.

Se non non sappiamo giudicare se ciò che vediamo è secondo legge o meno, possiamo segnalare il fatto uguamente, i Carabinieri Forestali sapranno valutare dalle foto se è stato commesso un reato oppure no. 

Come facciamo a sapere qual'è la email del Gruppo Provinciale dei Carabinieri Forestali? Facile! Si va su www.indicepa.gov.it e si digita "GRUPPO CARABINIERI FORESTALE - ROMA"  (ad esempio) e si trova la PEC cercata.

 

pubblichiamo volentieri il seguente post su FaceBook (16 ott 2017 22:00) di Vincenzo Ferrara

Basterebbe una gestione sostenibile del patrimonio naturale terrestre (ambiente naturale ed ecosistemi terrestri) per ridurre di oltre un terzo le emissioni mondiali di gas a effetto serra necessarie per prevenire il raggiungimento di pericolosi livelli di riscaldamento globale.

Qui di seguito (figura e testo), vengono riportati alcuni esempi di gestione del suolo e delle foreste con metodi naturali in grado di evitare l’inquinamento equivalente a quello di ben oltre 2 miliardi di autoveicoli. Questi esempi sono tratti da un nuovo studio della Organizzazione internazionale di protezione della natura: "The Nature Conservancy"

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TOP 10 METODI NATURALI

I dieci metodi naturali più efficaci per ridurre le emissioni di gas serra equivalenti all'inquinamento prodotto annualmente da oltre 2 miliardi di autoveicoli

  1. La riforestazione (delle aree deforestate): equivale ad eliminare l’inquinamento di 650 milioni di autoveicoli.
  2. Evitare la conversione delle foreste, cioè evitare la deforestazione per usare il suolo deforestato per altri usi (agricoltura intensiva, pascolo, infrastrutture e urbanizzazione, ecc.): equivale ad eliminare l’inquinamento di 620 milioni di autoveicoli.
  3. La gestione sostenibile delle foreste naturali: equivale ad eliminare l’inquinamento di 189 milioni di autoveicoli.
  4. Evitare di distruggere le zone naturali di torbiera: equivale ad eliminare l’inquinamento di 143 milioni di autoveicoli.
  5. Fertilizzare i suoli agricoli con nutrienti naturali: equivale ad evitare l’inquinamento di 136 milioni di autoveicoli.
  6. Usare gli alberi per delimitare i terreni agricoli (invece di muri e barriere innaturali): equivale ad evitare l’inquinamento di 94 milioni di autoveicoli.
  7. Proteggere e recuperare le aree naturali di torbiera: equivale a evitare l’inquinamento di 84 milioni di autoveicoli.
  8. Gestire i suoli agricoli con criteri di eco-sostenibilità: equivale ad evitare l’inquinamento di 80 milioni di autoveicoli.
  9. conservare e proteggere le aree umide costiere: equivale ad evitare l’inquinamento di 59 milioni di autoveicoli.
  10. Evitare di danneggiare le aree umide costiere: equivale ad evitare l’inquinamento di 43 milioni di autoveicoli.

In questa coraggiosa ed innovativa idea, ma soprattutto nella “vision” che la nostra associazione si propone, non possiamo evitare di parlare della TEORIA DEI SISTEMI.

La foresta è un sistema. Questa teoria, in maniera generale, fu sviluppata nella prima metà del secolo scorso dal biologo Ludwig von Bertalanffy, il quale la definì come segue: “un sistema è un insieme integrato di parti interagenti ed interdipendenti in cui le proprietà del sistema non corrispondono alla somma delle proprietà delle singole componenti, ma traggono origine proprio dalla configurazione di relazioni che caratterizza il sistema stesso”.

Questo ci introduce all’approccio cosiddetto sistemico, ossia focalizzare l’attenzione dalle parti al tutto. Il “tutto” si trova in un equilibrio dinamico, che è in continua fluttuazione, dipendendo dai vari e stratificati livelli di organizzazione che si compongono di questi tasselli (le parti del sistema) e che tutti insieme costituiscono il sistema stesso. Da qui, senza entrare in particolari che risulterebbero in questa sede prolissi, passiamo al concetto di omeostasi: più il sistema risulta complicato e più esso ha capacità di riorganizzarsi, di autoregolarsi e di rispondere positivamente ad un cambiamento. La foresta è capace di fare tutto ciò. Delle volte ha addirittura la necessità di subire un disturbo (naturale) per poter evolversi.

La foresta non è una somma di alberi, la foresta è la risultante di miriadi di vettori che in maniera circolare si distribuiscono nello spazio e nel tempo: dalle risorse disponibili, ai fattori limitanti, al substrato, ai fattori fisici, agli eventi catastrofici, alle interazioni che ogni individuo ha con l’altro etc.

Ciò che è importante è far capire che il bosco assolve alla funzione di assorbimento della CO2, evita il rischio idrogeologico (es. alluvioni), ci fornisce ossigeno, ci regola il microclima, è un magazzino di biodiversità (cosa che si rispecchia sul benessere del pianeta e che non si può certo definire con una sola parola), ci dà buoni prodotti con i quali nutrirsi, ci fa svagare in una giornata di festa e, perché no, ci riscalda e ci arreda casa. Questo non è un compito da tutti, non è un compito da dare ad un “orto di alberi”. Noi non abbiamo solo bisogno di alberi e di legna da ardere, noi abbiamo bisogno del bosco, della foresta come di un professionista. Sarà Lui ad occuparsi dei nostri problemi. Perpetuare il bosco non è affare da poco. In un mondo dove la parola “sostenibilità” è marketing, noi vorremmo tornare un passo indietro e farci aiutare da chi davvero la sa lunga. Instaurare e creare i presupposti perché un vero e proprio bosco si crei, andando a riforestare un terreno brullo ed abbandonato è ciò che ci preme.

Dott. Samuele Maestri
Università degli Studi della Tuscia
Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali (DAFNE)

Riceviamo da Vincenzo Ferrara e pubblichiamo con piacere:

Anche se azzerassimo immediatamente ed istantaneamente tutte le emissioni mondiali di gas serra, il clima globale continuerebbe a riscaldarsi di altri 0,3°C prima di raggiungere un nuovo equilibrio energetico. E' l'effetto dell'inerzia termica del sistema climatico che non è in uno stato di equilibrio energetico. Se si tiene conto di questo processo di inerzia termica, non c'è dubbio che l'obiettivo di 1.5°C posto nell'accordo di Parigi è di fatto già superato.
Molte persone credono che il riscaldamento globale si interromperà, non appena smettiamo di emettere gas a effetto serra. Molti sono addirittura convinti che, con l'azzeramento delle emissioni climalteranti, le temperature raggiungeranno i livelli preindustriali entro un paio di decenni.
Niente di più falso. La CO2 ha una vita media in atmosfera molto più lunga dei decenni e dei secoli, anzi rimane nell'atmosfera per migliaia di anni. L'unico modo per ridurne concentrazione dei gas serra in atmosfera è rimuoverli a ritmi più veloci dei ritmi di accumulo.
Quindi, dobbiamo affermare chiaramente: IL RISCALDAMENTO GLOBALE NON SI FERMERA' QUANDO CESSERANNO LE EMISSIONI.

L'articolo scientifico originale è pubblicato su Nature.
Vedasi anche questo articolo del Max Plank Institute