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Il Fondo Forestale Italiano è una ONLUS che può operare solo grazie ai contributi di chi crede nel suo progetto.

E' costoso acquistare boschi per salvarli dai tagli  e perfino quando qualcuno ce li regala servono quasi 2000€ per le spese notarili. Ci sono inoltre tutte le spese che la proprietà impone.

Con grande gioia siamo lieti di annunciare la ricevuta donazione di un bosco a S. Lorenzo Nuovo (VT). 

Siamo molto grati ai donatori per la loro doppia generosità. Stavano infatti richiedendo le autorizzazioni al taglio e l'avrebbero certamente ottenute poichè il turno è abbondantemente superato ma, una volta conosciuto il FFI, non solo hanno rinunciato al taglio ma ci hanno donato il bosco! 

Essendo la quarta proprietà acquisita dal FFI, gli abbiamo dato il codice P0004 e l'abbiamo inserito nella Rete del Fondo Forestale Italiano, composta ad oggi dalle nostre 4 proprietà e dai due terreni affiliati.

Scheda tecnica:

Il terreno forestato donato al FFI è di 13000 me si trova poco fuori l’abitato di San Lorenzo Nuovo, in Provincia di Viterbo, nei pressi del lago di Bolsena, visibile all’orizzonte tra le fronde delle querce.

Il bosco, conosciuto col nome di "Bosco di Soana", è ubicato lungo un’antica e a tratti selvaggia rotta di pellegrinaggio, la via Francigena, che portava i romei dall’Europa Occidentale fino nel cuore dell’Italia. La bellezza naturalistica del luogo si lega così indissolubilmente al suo retaggio storico e culturale. Il bosco di Soana è attraversato dal tratto Acquapendente-Bolsena della Via francigena.

Si tratta di un querceto a prevalenza di cerro, che si inerpica lungo una costa scoscesa compresa tra la strada Cassia in basso e la via Francigena alla sommità, con grandi affioramenti di rocce ammantate di muschi e felci che rendono il bosco ancora più suggestivo. In questi punti, dove la fertilità è minore e c’è abbondanza di luce, il cerro lascia il posto a nuclei giovani di leccio.

La volta arborea è dominata da esemplari di cerro vecchi perlopiù di qualche decina d’anni, a cui si aggiungono qua e là, soprattutto lungo il sentiero, esemplari molto più maturi e di dimensioni ragguardevoli.  Alle querce dominanti si affianca in un disordine solo apparente un ricco corteggio di specie arboree ed arbustive costituenti il piano dominato, quali acero campestre, orniello, corniolo, pruno selvatico, biancospino, ligustro e nespolo, questi ultimi due qui molto abbondanti e, sporadicamente, giovani piante di castagno. Un bosco quindi caratterizzato da una buona diversità di specie arboree, da uno stato di salute ottimo, testimoniato dall’assenza di malattie significative a carico delle piante e soprattutto capace di rinnovarsi autonomamente, come dimostrano le abbondanti quercette cresciute all’ombra della querce più vecchie che un giorno rimpiazzeranno.

Sul sito web dell'associazione c'è una pagina dedicata a questo bosco, pagina che sarà aggiornata con le novità che lo riguardano

disegno di Angel Boligan Corbo

L’idea del FFI nasce nel 2017 ad un privato cittadino che voleva darsi da fare per migliorare la situazione ambientale e come strumento immaginò un’associazione onlus che creasse nuovi boschi e proteggesse quelli esistenti utilizzando la proprietà privata come mezzo.

Egli contattò un professore universitario in materie forestali per capire se l’idea stesse in piedi. L'idea piacque al punto che il professore sarà poi socio fondatore dell'associazione. Il privato cittadino creò allora un sito web dove descrisse scopi e mezzi della futura associazione e vi pubblico lo Statuto che nel frattempo aveva pensato. Anche utilizzando Facebook,  cercò  compagni di viaggio che credessero nell’idea e ne trovò una decina. Con l'aiuto di uno di essi migliorò lo Statuto.

Fu così che il 20 Giugno 2018 si costituì dal notaio  l’associazione Fondo Forestale Italiano che in seguito ottenne il riconoscimento di Onlus.

Il 20 Marzo 2020 è stata creata su Facebook una pagina dal nome assonante con "Fondo Forestale Italiano" e con un "manifesto" molto simile a quello del FFI, essendo praticamente identici gli scopi, i mezzi e perfino il linguaggio utilizzato.

Queste similitudini non devono sorprendere perché tra i creatori della pagina  ci sono alcuni soci del FFI che nel Novembre 2019 si sono dimessi dall’associazione.

Che altri perseguano i nostri stessi scopi utilizzando gli stessi mezzi ci fa piacere, sia per il bene dell'ambiente sia perché conferma la bontà del nostro agire.

Non che abbiamo bisogno di qualcuno che ci dica che ciò che facciamo è giusto! Lo capiamo da soli: nei mesi successivi le dimissioni abbiamo portato a termine una raccolta fondi per circa 18000€ coi quali abbiamo acquistato 7 ettari di bosco ceduo che non taglieremo più e 2000mq di prato che imboschiremo. Abbiamo contatti per altre affiliazioni e ne abbiamo conclusa una. Ancora non ne abbiamo dato la notizia ufficiale, ma abbiamo anche ricevuto una nuova donazione di 1.3 ettari di bosco di quercia pronto al taglio, taglio che non avverrà più! E stiamo per lanciare un altro crowdfunding per estendere la nostra proprietà in quel bosco.


Il FFI non è un'associazione scientifica e, al momento, non ha un Comitato Scientifico come normalmente lo si intende e si affida alle competenze di soci e attivisti e  quando esse non ci bastano per piantare con successo alberelli o per far liberamente evolvere i nostri boschi, allora facciamo ricorso alle migliori professionalità presenti nei territori in cui ricadono i nostri progetti di conservazione e imboschimento.  Siamo pertanto liberi dai numerosi e frequenti conflitti e personalismi del mondo scientifico. 

Non siamo i soli ad aver scelto questa strada, recentemente un’altra associazione ha acquistato ben 33 ettari di terreno e solo dopo ha chiesto una consulenza scientifica su come gestirlo.


PS: Il FFI è un'associazione "del fare" e non di "leoni da tastiera", infatti non siamo mai entrati nelle dinamiche di altri gruppi o associazioni.  Chiediamo scusa a voi lettori se questa volta l'abbiamo dovuto fare, ma era necessario a vostra tutela, per evitarvi inutili e fuorvianti confusioni.

 

L'attuale logo del Fondo Forestale Italiano
il precedente logo del Fondo Forestale Italiano, usato dal 2018 al 17 maggio 2020

Sei un proprietario privato e gestisci i tuoi boschi senza tagli a scopo economico,  rispettando le dinamiche evolutive naturali e custodendo la biodiversità?

Bene, affilia i tuoi terreni al FFI!

Farai parte della Rete del FFI, un “luogo” informale dove i proprietari privati come te possono condividere competenze ed esperienze e nello stesso tempo unire le forze per opporsi a leggi, regolamenti e atti amministrativi ingiusti o dannosi per i propri terreni.

L’affiliazione è gratuita e non concede al FFI alcun diritto sul terreno, la cui gestione rimane in toto al proprietario.

La Rete non ha alcuna sovrastruttura organizzativa.

Gli affiliati accettano le limitazioni descritte nelle norme di affiliazione e autorizzano il FFI a pubblicare una mappa del terreno affiliato con foto e informazioni da essi fornite.

Perché?

Sono molti i privati cittadini che, in modo del tutto autonomo dal FFI, conservano i propri boschi senza tagli a scopo economico o che acquistano superfici boscate proprio per conservarle senza tagli.

Per costoro il bosco non è un investimento a scopo economico ma la disinteressata risposta a motivazioni ambientali, sentimentali, animaliste, etiche, estetiche…

Pur avendo ciascuno le proprie motivazioni, tutti i proprietari privati sono accomunati dalla necessità di avere competenze che li possano guidare nella conduzione dei terreni.  Si tratta di competenze in ambito ambientale ma anche legale e amministrativo.

Il Testo Unico delle Filiere Forestali pone i proprietari privati di fronte al rischio di tagli coatti. Infatti il TUFF all’art.12 prevede che le Regioni possano coattivamente far eseguire interventi di gestione (tagli) nei boschi cedui che hanno superato della metà il turno minino e nelle fustaie in cui non sono stati attuati interventi di sfollo o diradamento negli ultimi venti anni (definiti entrambi nel punto g dell’art. 3 come “terreni abbandonati”).

I proprietari privati che vorranno opporsi alla logica del TUFF se non vorranno essere soli a combattere contro una legge ingiusta, potranno collaborare con gli altri affiliati alla Rete per difendere i propri boschi dai tagli coatti ad opera delle Regioni.

Vuoi ulteriori informazioni? Compila il form in questa pagina.

Il FFI parteciperà alla consultazione pubblica sulla Strategia Forestale Nazionale affinché la Strategia Forestale:

  • riconosca dignità alla gestione forestale senza fini produttivi e alle sue pratiche di imboschimento, rimboschimento e aumento della complessità strutturale, ecologica e funzionale dei boschi.
  • preveda esplicitamente la consultazione delle associazioni ambientaliste
  • preveda un maggiore controllo sul territorio per contrastare i tagli illegali, eccessivi o male eseguiti.

Per ottenere quanto sopra il FFI ha studiato alcune modifiche da apportare alla bozza preliminare del Gruppo di lavoro incaricato dal Mipaaf. Tali modifiche, di seguito riportate in rosso e ancora soggette a integrazioni e limature, consisteranno nella:

Il presupposto da aggiungere

  • pag. 19: [la SFN] riconosce e promuove la gestione forestale senza fini produttivi,  realizzata sia lasciando il soprassuolo alla sua evoluzione naturale sia mediante pratiche selvicolturali idonee ad assecondare e velocizzare i naturali processi dinamici di evoluzione del soprassuolo, al fine di ridurre il rischio da dissesto idrogeologico; aumentare la complessità e funzionalità ecologica e strutturale così da ampliare la varietà di habitat e di specie animali e vegetali; incrementare l’assorbimento e lo stoccaggio della CO2 nei fusti a invecchiamento indefinito; rivitalizzare boschi gravemente compromessi da attacchi parassitari e migliorare la valenza paesaggistico-ricreativa degli habitat forestali.

Il nuovo presupposto esplicita il diritto dei boschi di esistere per se stessi e non soltanto come “contenitori” capaci di produrre legno.

La gestione forestale senza fini produttivi non è esplicitamente negata dalla SFN ma neppure nominata e quindi non le viene riconosciuta la dignità che essa invece certamente merita per i tanti e insostituibili servizi ecosistemici forniti dai boschi non soggetti a taglio periodico, boschi essenziali affinché si possa ristabilire un corretto equilibrio uomo – natura. E’ evidente interesse collettivo che almeno una significativa parte di boschi e foreste rimanga fuori dalle regole del profitto e del mercato, ora e anche quando sarà riconosciuta e accettata una contabilità ambientale capace di quantificare in termini economici i servizi ecosistemici da essi forniti.

Il nuovo presupposto ha stesso valore e dignità di quello già presente a pag.19 della SFN nel quale si riconosce e promuove la “gestione forestale sostenibile (GFS) o attiva” il cui principale scopo è che la produzione sostenibile di beni ecosistemici (leggasi legno) possa avere ora e in futuro rilevanti funzioni economiche e sociali senza comportare danni ad altri ecosistemi, secondo quanto definito dall’art.3 lettera b del TUFF.

Per la GFS l’aspetto ecologico-ambientale dei boschi non è un valore in se ma piuttosto un fattore limitante delle attività economiche, un limite che va osservato per non danneggiare la produzione futura.

Il presupposto da modificare

Secondo il FFI l’individuazione del percorso condiviso di cui al primo punto di pag. 20 non può prescindere dal coinvolgimento delle associazioni ambientaliste, altrimenti si rimarrà sempre nella logica strettamente produttivistica e nessun nuovo paradigma potrà mai essere trovato.  Pertanto il FFI propone di modificare il primo punto di pag.20 in modo che sia esplicitamente riconosciuto il ruolo delle associazioni ambientaliste:

  • pag. 20: individua un percorso condiviso tra le istituzioni statali e regionali competenti, associazioni di categoria e del mondo produttivo e imprenditoriale, associazioni ambientaliste e mondo scientifico, proponendo un nuovo paradigma nella lettura del ruolo delle filiere del settore forestale nella società;

L’ Azione Strumentale da modificare

Dal primo presupposto di pag. 20 modificato come sopra indicato, discende che oltre ai portatori di interesse locali di cui all’Azione Strumentale 4 e alla sua Sotto Azione Strumentale 4.2 debbano essere consultate anche le associazioni ambientaliste. Pertanto il FFI propone che anche qui sia esplicitamente riconosciuto il ruolo delle associazioni ambientaliste:

  • pag. 36: Azione Strumentale 4 - Consultazione e coordinamento dei portatori di interesse
    Al fine di promuovere la sensibilizzazione e la conoscenza e quindi migliorare la governance dei processi decisionali per lo sviluppo delle filiere forestali, il coordinamento territoriale e settoriale, e l’attuazione delle politiche di indirizzo per la tutela, gestione e valorizzazione del patrimonio forestale e per lo sviluppo delle diverse componenti delle filiere forestali, vi è la necessità di coinvolgere maggiormente i portatori di interesse economici e sociali e le associazioni ambientaliste, al fine di poter concordare politiche settoriali e territoriali efficaci.

  • pag. 36: Sotto Azione Strumentale 4.2: Coinvolgimento dei portatori di interesse locali e delle associazioni ambientaliste.

Le tre nuove Azioni Specifiche

Rimboschimenti e imboschimenti a fini non produttivi

  • dopo pag. 36: Azione Specifica 9 : “Rimboschimenti e imboschimenti a fini non produttivi “
    Mentre in passato i rimboschimenti sono stati fatti spesso con specie esotiche oppure non adatte alle condizioni della stazione d'impianto, ora sappiamo di dover utilizzare specie autoctone possibilmente locali che abbiano una forte valenza botanica, paesaggistica ed ecologica.
    L’Azione si concretizza con le seguenti Sotto-Azioni specifiche:
    9.1 Rimboschimenti a fini non produttivi 

    9.2 Imboschimenti a fini non produttivi
    9.3 Ricostituzione di popolamenti forestali  in via di rarefazione
    9.4 Recupero di specie autoctone forestali rare a livello nazionale o locale 

Aumento della complessità strutturale, ecologica e funzionale

  • dopo pag. 36: Azione Specifica 10: “Aumento della complessità strutturale, ecologica e funzionale”
    L’Azione si concretizza con le seguenti Sotto-Azioni specifiche:
    10.1 Restauro forestale 
    10.2 Conservazione della necromassa
    10.3 Creazione di corridoi ecologici boscati

Coordinamento lotta e prevenzione reati ambientali in ambito forestale

  • dopo pag. 36: Azione Specifica 11: “Coordinamento lotta e prevenzione reati ambientali in ambito forestale”
    Le attività forestali, specialmente in questi anni di abbandono delle campagne e delle montagne, avvengono lontano da ogni controllo sociale, e ciò facilita fenomeni di delinquenza, anche organizzata. Obiettivo fondamentale della SFN è garantire la corretta applicazioni delle leggi e dei regolamenti che governano le attività forestali, in modo da ostacolare comportamenti criminali che, oltre a danneggiare interi ecosistemi mettendo a rischio le naturali capacità rigenerative dei soprassuoli, alterano la concorrenza tra operatori economi onesti e disonesti a vantaggio di quest’ultimi. Per questi motivi è essenziale rendere fluido ed efficiente il coordinamento tra forze di polizia ed enti che gestiscono i boschi. Le tecnologie che permettono un controllo remoto dei boschi possono aiutare a compensare la mancanza di controllo “fisico” del territorio.
    L’Azione si concretizza con le seguenti Sotto-Azioni specifiche:
    11.1 Pianificazione e realizzazione controllo sul terreno del territorio forestale
    11.2 Pianificazione e realizzazione controllo remoto del territorio forestale

La nuova Azione Specifica 11 è di fondamentale importanza non solo per i boschi gestiti senza fini produttivi, ma anche per tutta la filiera del legno affinché non cada preda della delinquenza organizzata e non si renda corresponsabile dei danni immensi al patrimonio boschivo nazionale che potrebbero conseguire ai tagli di rapina che, pur non essendo previsti da alcuna normativa, sono purtroppo presenti e documentati in molte regioni italiane.

Foto tratta da Onofri et al., 2013. 

Le galle, o cecidi, sono il risultato di anomalie (iperplasie e ipertrofie) nello sviluppo dei tessuti vegetali indotte a seguito della particolare interazione tra la pianta ospite e un organismo parassita (“galligeno” o “cecidogeno”), che utilizza il cecidio come riparo e fonte di cibo. Possono formarsi su praticamente tutti i tessuti in accrescimento della stragrande maggioranza delle piante, siano esse conifere o latifoglie a portamento arboreo, arbustivo o erbaceo, compresi muschi e licheni.

Le galle rappresentano uno dei più notevoli prodotti dell’evoluzione biologica e una delle più complesse, intime e affascinanti forme di interazione animale-pianta. Costituiscono inoltre un ecosistema in miniatura che coinvolge oltre al galligeno, anche altri individui di specie differenti, con questo legati da rapporti di predazione, parassitismo, parassitoidismo, commensalismo e successione.

Le galle fin dal V secolo a. C. attirarono l’attenzione non solo di naturalisti come Teofrasto, Dioscoride e Plinio, ma anche di persone comuni che le raccoglievano e le commercializzavano, in special modo quelle delle querce, perché il loro elevato contenuto in tannini le rendeva utili nella concia delle pelli, nella tintura della lana, nella produzione di inchiostri e anche come medicinali.

Il complesso universo galle-piante ospiti non fu però mai veramente indagato fino al XVII secolo, con gli importanti contributi dei naturalisti Francesco Redi e Federico Cesi, autori di manoscritti sulle galle corredati da tavole iconografiche, e del medico e fisiologo Marcello Malpighi, che nel suo trattato “Anatome Plantarum” dedicò un intero capitolo (“De Gallis”) alla trattazione dei cecidi e dei loro induttori. In particolare Malpighi è considerato il padre della cecidologia e le sue interpretazioni dei meccanismi alla base della formazione della galle non si discostano troppo dalla visione attuale.

Gli organismi galligeni appartengono ad una grande varietà di taxa, tra loro anche molto distanti: virus, fitoplasmi, batteri, piante, alghe, funghi, nematodi, acari, insetti  e i loro cecidi variano enormemente per forma e dimensioni andando da semplici arrotolamenti parziali della lamina fogliare e piccole pustole (pseudo galle) fino a strutture più complesse e articolate, spesso dalla forma bizzarra, tanto da venire scambiati per frutti da insetti e uccelli.

A seconda del tipo di induttore, distinguiamo tra fitocecidi (batteri, funghi e piante) e zoocecidi (artropodi e nematodi) o, ancor più in dettaglio, acarocecidi, ditterocecidi e così via.

Per quanto riguarda gli Artropodi, i gruppi tassonomici più ricchi di specie galligene comprendono gli Acari Eriofidi e, tra gli Insetti, i Rincoti Afididi, Psillidi, Tingidi e Cicadellidi, i Ditteri Cecidomiidi e Tefritidi, gli Imenotteri Cinipidi, Tentredinidi e Calcididi. Alcuni di questi galligeni sono ampiamente conosciuti e studiati perché infeudati su specie di interesse agrario. Altri galligeni li troviamo nei Coleotteri, Lepidotteri, Neurotteri, Ortotteri e Tisanotteri.

I galligeni generalmente non portano a morte la pianta ospite né la danneggiano (l’unico danno tuttalpiù è di tipo estetico) anche se, per quanto riguarda il cinipide del castagno Dryocosmus kuriphilus, alcuni autori affermano possa condurre a morte le piante infestate.

Le galle degli insetti possono essere uniloculari, se al loro interno è presente una sola camera larvale, o pluriloculari (più di una) e unilarvali (una sola larva per camera) o multilarvali (due o più larve per camera).

Gli insetti galligeni (ma anche gli acari e i funghi) manifestano una forte specificità con l’ospite vegetale (la maggior parte di questi sono infatti monofagi o oligofagi) che viene indotto a produrre galle di forma, dimensione e colore costanti e soprattutto inconfondibili, al punto da rendere estremamente facile oltreché certo il riconoscimento della specie induttrice. Inoltre, il galligeno rimane identificabile anche quando abbandona il proprio cecidio al termine del suo sviluppo. Ciò ha permesso di allestire nel tempo cecidoteche e banche cecidologiche e di redigere manuali e guide al riconoscimento dei galligeni sulla base dell’aspetto dei loro cecidi e della pianta ospite. Talvolta anche la localizzazione delle galle su uno o più determinati organi della pianta ospite è caratteristica di un taxon, come nel caso dei Nematodi sulle radici.

Le galle si formano in primavera, quando cioè la piena attività dei meristemi permette lo sviluppo dei tessuti vegetali, mentre con l’arrivo dell’estate la crescita del cecidio si arresta completamente e avviene lo sfarfallamento dell’insetto ormai adulto. A produrre la galla non è il galligeno, come si credeva in passato, ma la pianta stessa innescata e “manovrata” dal parassita, che inocula nei tessuti i propri secreti contenenti sostanze affini alle auxine e alle citochinine, ovverosia quegli ormoni che regolano la crescita dei tessuti vegetali. I meristemi reagiscono all’inoculazione di queste sostanze da parte della larva e/o della femmina che ovidepone dando il via ad una abnorme proliferazione cellulare che va a costituire sulle pareti della cavità interna della galla un tessuto di nutrizione che provvederà al sostentamento della larva.  Gli esatti meccanismi alla base della formazione della galla sono comunque nella maggior parte dei casi ancora sconosciuti.

Tra le specie della Flora italiana, le Querce ospitano un grandissimo numero di galligeni e su di esse troviamo le galle più appariscenti per forma e dimensioni, ad opera di Imenotteri Cinipidi dei generi Andricus e Cynips.

In particolare, quasi tutti i Cinipidi presentano eterogonia (il già citato D. kuriphilus sembra essere l’eccezione), ovverosia alternano ciclicamente generazioni anfigoniche e forme partenogenetiche e spesso le galle prodotte hanno forme e dimensioni differenti a seconda del tipo di generazione che le ha indotte.

Galle su Quercus spp. indotte da imenotteri cinipidi tra le più comuni nelle campagne italiane: a sx. Andricus dentimitratus; al centro Andricus quercustozae e a dx. Andricus caputmedusae (Foto di Cristiano Fedi)

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Fino al 28 maggio è aperta la “Consultazione pubblica per la predisposizione della Strategia Forestale Nazionale per il settore forestale e le sue filiere

Le istituzioni centrali e regionali, il mondo della ricerca e le associazioni di settore della filiera del legno hanno elaborato un testo di SFN che ora può ricevere “osservazioni e contributi” dalla società civile.

Una volta approvata la SFN varrà per venti anni, quindi è fondamentale che questo importantissimo testo sia bilanciato, rispettoso di tutte le visioni e di tutte le aspettative della società contemporanea.

Il FFI si augura che le associazioni ambientaliste, i gruppi informali nati attorno ai social network e le singole persone vogliano coordinarsi in modo da proporre modifiche condivise e quindi “solide” che potranno essere accettate durante il processo di revisione.

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Nonostante le nostre speranze, la difesa dei boschi dai tagli non ha tratto vantaggi dalle  disposizioni governative per la lotta alla pandemia di coronavirus. Infatti, anche se per un mesetto le attività forestali sono state formalmente vietate, da Martedì 14 Aprile esse potranno riprendere e torneremo alla situazione precedente.

Come tutte le associazioni ambientaliste, anche il Fondo Forestale Italiano è stato contento di vedere che il DPCM del 11 Marzo non indicava le attività forestali tra quelle ammesse durante la pandemia. E anche noi avevamo sperato che la “tregua” sarebbe durata per tutta la durata dell’emergenza sanitaria. Ora che, a pandemia tutt’ora in corso, il DPCM del 10 Aprile ammette di nuovo le attività forestali, siamo ovviamente dispiaciuti.

Dal punto di vista di noi ambientalisti il Governo ha sbagliato, ma in realtà siamo stati noi  a illuderci che la salvezza dei boschi potesse dipendere da azioni emergenziali in risposta alla pandemia di coronavirus. Anche se è ormai senso comune che il coronavirus si sia sviluppato grazie ad un ambiente degradato e ad un errato rapporto uomo/natura, le lobby economiche hanno curato i propri interessi economici e convinto la classe politica che tutto potesse tornare come prima. Anzi che prima ci si torna e meglio è.

Il problema è evidentemente culturale e consiste nel fatto che la nostra società considera alberi e boschi in un ottica produttivistica nella quale, però, il mercato assegna loro un  valore economico che non prende in considerazione i servizi ecosistemici resi da ciascun albero vivo e da ciascun bosco integro.  Se tali servizi fossero correttamente quantificati in euro e caricati sui prezzi ci sarebbe molta meno richiesta di legna e legname.

La lotta per la difesa dei boschi deve pertanto riprendere come prima e più di prima del coronavirus, portando fino alle massime cariche istituzionali italiane ed europee la richiesta che il legno dei boschi non sia più considerato fonte di energia rinnovabile e che non sia più ammesso tagliare alberi per produrre energia elettrica o, almeno, che tale pratica non sia più sovvenzionata con aiuti economici pubblici.

Affinché questa lotta sia proficua è necessario che le mille sfaccettature del mondo ambientalista si coordinino per lavorare in modo coerente, senza disperdersi in mille rivoli autoreferenziali e inconcludenti.  

Il Fondo Forestale Italiano continuerà nella propria azione di acquisizione di boschi per sottrarli al taglio ed è a disposizione di tutte le altre associazioni che vogliano usare la proprietà privata per lo stesso scopo. Il Fondo Forestale Italiano è anche a disposizione dei privati che nei propri boschi non eseguono tagli a scopo economico e desiderano formare una rete nazionale per condividere competenze ed esperienze per meglio affrontare i comuni problemi.

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In questi giorni di emergenza e contenimento, il Governo ha proibito tutte le attività che non sono ritenute essenziali, e che sono ampiamente differibili. Tra queste attività non necessarie figurano quelle selvicolturali (che hanno un codice ATECO che inizia per 02).

Ovviamente il DPCM ha previsto delle deroghe, effettive e documentate, per quelle forniture che sono indifferibili e necessarie.

Premesso che stiamo attraversando un periodo difficile per tutti, ricordiamo comunque che le attività selvicolturali non sono né indifferibili, né necessarie. Pertanto rischiano di essere pretestuose le numerose richieste di deroga che molte ditte forestali stanno inviando alle Prefetture.

Le ragioni più gettonate sembra siano quelle legate alla legna da ardere e al cippato. In entrambi i casi non esistono ragioni di urgenza e necessità, perché il combustibile legnoso non può essere usato subito, ma ha bisogno di mesi di stagionatura per perdere l'umidità che lo renderebbe inadatto alla combustione. Il legno che si taglierebbe adesso, comunque, sarebbe destinato ad essere bruciato solo il prossimo anno.

Purtroppo l'attuale regime di deroga prevede che, con una semplice comunicazione, le ditte possano iniziare e continuare l'attività. Le prefetture, sommerse come sono da tutta una serie di istanze di settori produttivi, non avranno tempo che di controllare un piccolo campione delle dichiarazioni pervenute.

A questo di aggiunge una certa politica che, invece di fare l'interesse generale della popolazione, spinge per favorire l'interesse di certi settori, come la lobby dei tagli boschivi. Alcune regioni hanno infatti chiesto al Governo di autorizzare le attività selvicolturali, anche avanzando pretesti (problemi fitopatologici e antincendio boschivo) che nulla hanno a che vedere con la selvicoltura produttiva. Il Ministro dell'Agricoltura ha purtroppo accolto la loro richiesta, impegnandosi ad esserne latore presso il Governo.

Ci auguriamo invece che i cittadini vigilino, e che si pensi all'interesse e alla sicurezza della popolazione. Il taglio dei boschi non è essenziale, anzi dannoso alla salute, sia indirettamente, con l'impauperimento delle foreste, sia direttamente, con l'emissione di particolato da combustione, che danneggia il sistema respiratorio umano e lo rende più vulnerabile ai virus.

Ciò che rimane di un bosco dopo la ceduazione

Il  Fondo Forestale Italiano è un'associazione Onlus che opera per ristabilire l’equilibrio tra uomo e natura agendo in difesa di boschi e foreste.

Il Fondo Forestale Italiano utilizza la proprietà privata come mezzo per proteggere i boschi dai tagli eccessivi, oggi sempre più frequenti.

L'associazione ha due soli scopi:

  1. acquistare boschi per impedire che vi si effettuino tagli a scopo economico
  2. acquistare terreni su cui creare nuovi boschi.

Ovviamente l'associazione accetta terreni e boschi anche in donazione, è già successo! Infatti le nostre attività sono iniziate proprio ricevendo in dono un terreno a Viterbo nel quale 18 mesi fa abbiamo seminato ghiande e ora proteggiamo la crescita delle bellissime quercette che sono sbucate.

Grazie al crowdfunding abbiamo raccolto 14000€  da oltre cento privati cittadini e da una grande azienda e con tale denaro abbiamo acquistato a Scheggino (PG) 7 ettari di bosco ceduo, e un piccolo prato in riva al fiume Nera. Il bosco non sarà più tagliato a scopo economico e sarà convertito in fustaia mentre nel prato saranno piantati alberi affinchè col tempo si formi un bosco naturaliforme.

L'emergenza Covid-19 ha fatto saltare l'appuntamento dal notaio per ricevere in dono un ettaro di bellissimo bosco di querce in provincia di Viterbo, ma appena sarà possibile viaggiare concluderemo la donazione e lanceremo il progetto di salvare dal taglio altri 5 ettari di bosco contiguo a quello che avremo ricevuto in dono. Si tratta di bosco ceduo di querce che, avendo superato il turno, è prossimo al taglio ma noi acquistandolo prima del taglio salveremo centinaia di piante ormai ultra ventennali. Daremo tutti i dettagli in occasione del crowdfunding che lanceremo per reperire le risorse necessarie all’acquisto.

L'associazione non cede i terreni acquistati o ricevuti in dono, non esegue tagli a scopo economico nei propri boschi e non cede quote di COpertanto le attività del FFI sono per definizione economicamente in perdita, e ogni progetto del FFI deve essere corredato da un reperimento fondi in grado di sostenerlo.

Fondamentali perché l’associazione possa svolgere il suo ruolo sono le donazioni di privati e aziende, sia in denaro che in terreni.

Puoi aiutare il FFI anche senza spendere nulla, basta che indichi il CF 91030740608 nella sezione 5xmille della dichiarazione dei redditi

il Fondo Forestale Italiano propone anche la costituzione di una Rete nazionale di proprietari privati che si impegnano a non tagliare a scopo di lucro i propri terreni. In questo modo essi continuano a gestire le proprietà da soli e senza interferenze ma entrano in una grande rete dove nessuno è solo davanti ai problemi tecnici, amministrativi o legali dovuti alla volontà di conservare i boschi. Il FFI non si offre di risolvere i problemi agli affiliati, ma offre loro un luogo virtuale dove tutti possono condividere esperienze e soluzioni e, insieme al FFI, costituire una lobby a protezione dei boschi.