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Il Fondo Forestale Italiano ha deciso di acquistare dei terreni boschivi a Scheggino (PG) per farne il nucleo iniziale della prima Oasi Naturale Protetta del Fondo Forestale Italiano.

Si inizia con una superficie totale di circa 15 ettari dove gli alberi non verranno mai tagliati a scopo economico e avranno quindi il tempo di crescere secondo le loro dinamiche naturali.

Siamo in Valnerina, pochi chilometri a nord delle Cascate delle Marmore, e l'area boschiva che vogliamo proteggere è sottoposta a tagli periodici per fare legname, quindi ai suoi alberi non viene mai permesso di diventare grandi e maestosi. Il bosco è giovane e fragile, e per diventare una vera foresta con alberi maturi, ha bisogno di essere protetto.

Volgiamo acquistare i terreni perché è l’unico modo per avere gli strumenti legali per proteggere il bosco fino in fondo e impedirvi qualsiasi taglio produttivo. Non ci limiteremo a non tagliare ma,

  • nelle zone adatte, pianteremo arbusti per aumentare la biodiversità e offrire riparo e nutrimento alla fauna selvatica;
  • ove possibile, convertiremo il ceduo in fustaia;
  • una parte dell'Oasi, attraversata da una strada in terra battuta facilmente percorribile a piedi, verrà trasformata in un percorso didattico con informazioni sulla fauna e la flora locali, in un’ottica di promozione dell’educazione ambientale;
  • una piccola area di 2.000 metri quadri lungo il corso del fiume Nera sarà invece riforestata con le specie arboree adeguate al territorio.

Una volta acquisito il terreno, creeremo una sezione locale dell’associazione e sarà essa a prendersi cura dell’Oasi e a gestirla in relazione con la comunità locale.

 


Ad oggi più di 100 sostenitori hanno contribuito via crowdfunding per un totale di circa 7600€ sui 40000€ preventivati. Stiamo ricevendo erogazioni liberali anche attraverso altri canali (Paypal, Bonifici su C/C) e ad oggi tali erogazioni ammontano a circa 11.000€.

Se alla fine del crowdfunding (31 dicembre 2019) la cifra raccolta sarà minore di quanto prefissato, l'Oasi sarà proporzionalmente più piccola dei 15 ettari previsti ma nessuna donazione sarà stata inutile!

Le cifre donate sono deducibili / detraibili


Cos’è il Fondo  Forestale italiano?
Il Fondo Forestale Italiano Onlus è una associazione senza fini di lucro che combatte i cambiamenti climatici e i loro effetti creando foreste e conservando quelle esistenti. Le foreste saranno lasciate per sempre nel loro stato naturale, senza tagli a scopo commerciale. Al fine di garantire nel tempo la protezione delle foreste, l'associazione agisce su terreni di cui acquisisce la proprietà o l'uso per un lungo periodo. 

La CO2 prodotta dalla combustione del legno viene detta "biogenica", ossia di origine biologica, e viene contrapposta alla CO2 prodotta dall'uso dei combustibili fossili, detta non biogenica.

E' una definizione certamente valida per i tempi pre-industriali, quando tutto il Carbonio presente nella biosfera era biogenico ed entrava come oggi in diversi cicli, anche sotto forma di CO2 , ma la sua quantità totale era all'incirca costante (a meno di modifiche astronomiche o di grosse eruzioni vulcaniche).

Secondo i dati  NASA , dal 1850 ad oggi 4 Novembre 2019, la concentrazione di CO2 in atmosfera è aumentata quasi del 50%, essendo passata da 285 a 412 parti per milione.

Nel 1850 la rivoluzione industriale era già iniziata, ma da poco e semplificando un po' possiamo dire che la CO2 atmosferica in quell'anno fosse praticamente tutta di orgine naturale. Nel periodo 1850 - 2019 non risultano fenomeni astronomici che possano aver inciso sulla quantità di CO2 in atmosfera e neppure fenomeni vulcanici eruttivi in grado di farlo.

E' quindi regionevole pensare che l'aumento di CO2 dal 1850 ad oggi sia dovuto all'uso umano dei combustibili fossili. L'aumento corrispnde a 1/3 del totale odierno e ciò significa che oggi 1/3 della CO2 atmosferica è prodotta dall'uso di combustibili fossili mentre i rimanenti 2/3 sono di origine naturale.

E' quindi ragionevole pensare che se piantiamo oggi un albero, esso inizierà ad accumulare Carbonio prelevandolo dalla CO2 atmosferica, quindi almeno un terzo di tale Carbonio sarà (mediamente) proveniente dai combustibili fossili. Almeno un terzo, perchè è certo che durante la vita dell'albero la percentuale di CO2 di origine fossile in atmosfera aumenterà, dato che l'umanità non smetterà di utilizzare i combustibili fossili nei prossimi anni.

E' quindi corretto dire che quando taglieremo l'albero piantato oggi e ne bruceremo il legno, la CO2 emessa sarà per meno di 2/3 di origine naturale e per oltre 1/3 di origine fossile? Se così fosse, ha ancora senso parlare di CO2 biogenica?

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Rappresentazione semplificata di alcuni processi relativi al ciclo della CO2 in biosfera

Sappiamo ormai per certo che i cambiamenti climatici in atto sono dovuti ad un eccesso di gas serra nell'atmosfera. Sappiamo anche che uno dei gas serra più coinvolti è l'anidride carbonica, altrimenti detta biossido di carbonio e indicata in chimica come CO2

Su internet si trovano molte immagini dei processi inerenti la presenza di CO2 in atmosfera. Data l'estrema complessità dell'argomento sono immagini necessariamente semplificate, ma alcune inducono a conclusioni errate e una di esse è quella riportata sotto, che abbiamo barrato per indicare che è una schematizzazione fuorviante.

Rappresentazione semplificata e fuorviante di alcuni processi relativi al ciclo della CO2 in biosfera

Questa immagine barrata fa pensare che la CO2 prodotta dall'uso dei combustibili fossili sia diversa e separata da quella naturalmente presente nella biosfera. E induce a pensare che si possano tagliare e bruciare tutti gli alberi che si vuole perché, fintanto che ne ricresceranno altri, la CO2  in atmosfera rimarrà sempre quella "biogenica" presente in biosfera da sempre.

Purtroppo ciò sarebbe vero solo se non ci fosse alcuna CO2 prodotta dai combustibili fossili o se davvero essa andasse in una "altra" atmosfera, come sembra suggerire la figura grigia a destra nell'immagine barrata.

La realtà è infatti meglio rappresentata nell’ immagine che apre questo articolo. Essa non pretende di rappresentare l'interezza dei fenomeni fisici, chimici e biologici inerenti il ciclo della CO2 a livello globale, ma si limita ai fenomeni rappresentati nell'immagine barrata e ne utilizza lo stesso livello di semplificazione concettuale.
L' immagine in testa all'articolo rappresenta graficamente che:

  1. La CO2 prodotta dalla combustione del legno non è distinguibile da quella prodotta dall'uso dei combustibili fossili;
  2. Qualunque origine abbia, tutta la CO2 prodotta va in atmosfera dove peggiora l’effetto serra;
  3. Gli alberi "prendono" COdall'atmosfera e la trasformano in Carbonio che fissano nel proprio legno. Questo Carbonio, fintanto che rimane nel legno, non è dannoso ai fini climatici;
  4. Bruciando legno, il Carbonio che lo compone si trasforma in CO2 e torna in atmosfera dove è dannoso ai fini climatici.

Poichè gli alberi durante la loro lunga vita accumulano nel legno Carbonio proveniente sia da CO2 di origine naturale sia da CO2 derivante dai combustibili fossili (per non dire anche di origine vulcanica)  non è corretto dire che quando bruciamo legno reimmettiamo in circolo solo CO2 "biogenica", ossia solo CO2 presente in biosfera da milioni di anni.

Quindi, contrariamente a quanto da molti asserito, la situazione climatica peggiora sia bruciando legno sia bruciando combustibili fossili. 

  • Bruciando legno liberiamo in atmosfera CO2 che certamente era già stata in atmosfera, ma la storia pregressa della CO2 liberata non diminuisce le conseguenze negative dell’ odierna combustione.
  • Bruciando combustibili fossili peggioriamo la situazione climatica due volte perchè la CO2 che immettiamo si aggiunge a quella già presente nella biosfera.

Non ci consola sapere che in 50 anni la CO2 oggi emessa bruciando legno forse tornerà tutta fissata nel legno di un nuovo albero. Diciamo “forse” perché non è detto che per ogni pianta tagliata ne sarà piantata una nuova, oppure che il pollone cresca bene, e anche perché questa nuova ipotetica piantina potrebbe non trovare le condizioni adatte alla crescita, anche a causa dei cambiamenti climatici in atto. In ogni caso l'eventuale nuova piantina nei suoi primi anni di crescita potrà assorbire meno CO2 di quanto assorbiva quella tagliata. Non va poi dimenticato che il taglio dei boschi, se fatto in modo criminale come oggi sta purtroppo avvenendo in molti luoghi d’Italia e del mondo, può causare  l'impossibilità che a medio termine i boschi possano rigenerarsi.

Purtroppo l’unica vera soluzione ai cambiamenti climatici è  diminuire la produzione umana di CO2 e aumentare l’assorbimento naturale di CO2 ad opera dei boschi.

Diminuire la produzione umana di CO2 significa diminuire i consumi e ciò implica tante cose, tra le quali ridurre l'uso di combustibili fossili e di  legno a scopo energetico, quello usato per produrre calore o energia elettrica.

Se proprio non riusciamo a diminuire il bisogno di legno a scopo energetico, cerchiamo almeno di ottenerlo da arboricoltura da legno effettuata su terreni oggi non boschivi, in modo da evitare tagli nei boschi.

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Quante volte ci è capitato di vedere, magari di passaggio, scempi avvenuti o che stanno avvenendo nei nostri boschi?

Siamo stati sicuramente combattuti tra "lasciamo perdere, non sono affari nostri", e "non è giusto far finta di niente". Poi quasi sempre abbiamo deciso di non fare nulla, anche perchè non sapevamo chi avremmo potuto chiamare o cosa fare.

Ecco cosa possiamo fare:  fotografiamo il luogo e, se ci sono, le persone che stanno agendo e le targhe dei loro automezzi. Prendete nota del luogo e,  se non lo sapete con esattezza, utilizzate il telefonino per memorizzarne le coordinate.  Poi:

  • andiamo alla più vicina stazione dei Carabinieri (non necessariamente quelli Forestali) dove raccontiamo il fatto e mostriamo le foto. 
  • mandiamo una PEC al locale Gruppo Provinciale dei Carabinieri Forestali con l'indicazione del luogo e le foto in allegato.
  • chiamiamo il 112 e diciamo che vogliamo segnalare un reato ambientale.

Se non non sappiamo giudicare se ciò che vediamo è secondo legge o meno, possiamo segnalare il fatto uguamente, i Carabinieri Forestali sapranno valutare dalle foto se è stato commesso un reato oppure no. 

Come facciamo a sapere qual'è la email del Gruppo Provinciale dei Carabinieri Forestali? Facile! Si va su www.indicepa.gov.it e si digita "GRUPPO CARABINIERI FORESTALE - ROMA"  (ad esempio) e si trova la PEC cercata.

 

pubblichiamo volentieri il seguente post su FaceBook (16 ott 2017 22:00) di Vincenzo Ferrara

Basterebbe una gestione sostenibile del patrimonio naturale terrestre (ambiente naturale ed ecosistemi terrestri) per ridurre di oltre un terzo le emissioni mondiali di gas a effetto serra necessarie per prevenire il raggiungimento di pericolosi livelli di riscaldamento globale.

Qui di seguito (figura e testo), vengono riportati alcuni esempi di gestione del suolo e delle foreste con metodi naturali in grado di evitare l’inquinamento equivalente a quello di ben oltre 2 miliardi di autoveicoli. Questi esempi sono tratti da un nuovo studio della Organizzazione internazionale di protezione della natura: "The Nature Conservancy"

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TOP 10 METODI NATURALI

I dieci metodi naturali più efficaci per ridurre le emissioni di gas serra equivalenti all'inquinamento prodotto annualmente da oltre 2 miliardi di autoveicoli

  1. La riforestazione (delle aree deforestate): equivale ad eliminare l’inquinamento di 650 milioni di autoveicoli.
  2. Evitare la conversione delle foreste, cioè evitare la deforestazione per usare il suolo deforestato per altri usi (agricoltura intensiva, pascolo, infrastrutture e urbanizzazione, ecc.): equivale ad eliminare l’inquinamento di 620 milioni di autoveicoli.
  3. La gestione sostenibile delle foreste naturali: equivale ad eliminare l’inquinamento di 189 milioni di autoveicoli.
  4. Evitare di distruggere le zone naturali di torbiera: equivale ad eliminare l’inquinamento di 143 milioni di autoveicoli.
  5. Fertilizzare i suoli agricoli con nutrienti naturali: equivale ad evitare l’inquinamento di 136 milioni di autoveicoli.
  6. Usare gli alberi per delimitare i terreni agricoli (invece di muri e barriere innaturali): equivale ad evitare l’inquinamento di 94 milioni di autoveicoli.
  7. Proteggere e recuperare le aree naturali di torbiera: equivale a evitare l’inquinamento di 84 milioni di autoveicoli.
  8. Gestire i suoli agricoli con criteri di eco-sostenibilità: equivale ad evitare l’inquinamento di 80 milioni di autoveicoli.
  9. conservare e proteggere le aree umide costiere: equivale ad evitare l’inquinamento di 59 milioni di autoveicoli.
  10. Evitare di danneggiare le aree umide costiere: equivale ad evitare l’inquinamento di 43 milioni di autoveicoli.

In questa coraggiosa ed innovativa idea, ma soprattutto nella “vision” che la nostra associazione si propone, non possiamo evitare di parlare della TEORIA DEI SISTEMI.

La foresta è un sistema. Questa teoria, in maniera generale, fu sviluppata nella prima metà del secolo scorso dal biologo Ludwig von Bertalanffy, il quale la definì come segue: “un sistema è un insieme integrato di parti interagenti ed interdipendenti in cui le proprietà del sistema non corrispondono alla somma delle proprietà delle singole componenti, ma traggono origine proprio dalla configurazione di relazioni che caratterizza il sistema stesso”.

Questo ci introduce all’approccio cosiddetto sistemico, ossia focalizzare l’attenzione dalle parti al tutto. Il “tutto” si trova in un equilibrio dinamico, che è in continua fluttuazione, dipendendo dai vari e stratificati livelli di organizzazione che si compongono di questi tasselli (le parti del sistema) e che tutti insieme costituiscono il sistema stesso. Da qui, senza entrare in particolari che risulterebbero in questa sede prolissi, passiamo al concetto di omeostasi: più il sistema risulta complicato e più esso ha capacità di riorganizzarsi, di autoregolarsi e di rispondere positivamente ad un cambiamento. La foresta è capace di fare tutto ciò. Delle volte ha addirittura la necessità di subire un disturbo (naturale) per poter evolversi.

La foresta non è una somma di alberi, la foresta è la risultante di miriadi di vettori che in maniera circolare si distribuiscono nello spazio e nel tempo: dalle risorse disponibili, ai fattori limitanti, al substrato, ai fattori fisici, agli eventi catastrofici, alle interazioni che ogni individuo ha con l’altro etc.

Ciò che è importante è far capire che il bosco assolve alla funzione di assorbimento della CO2, evita il rischio idrogeologico (es. alluvioni), ci fornisce ossigeno, ci regola il microclima, è un magazzino di biodiversità (cosa che si rispecchia sul benessere del pianeta e che non si può certo definire con una sola parola), ci dà buoni prodotti con i quali nutrirsi, ci fa svagare in una giornata di festa e, perché no, ci riscalda e ci arreda casa. Questo non è un compito da tutti, non è un compito da dare ad un “orto di alberi”. Noi non abbiamo solo bisogno di alberi e di legna da ardere, noi abbiamo bisogno del bosco, della foresta come di un professionista. Sarà Lui ad occuparsi dei nostri problemi. Perpetuare il bosco non è affare da poco. In un mondo dove la parola “sostenibilità” è marketing, noi vorremmo tornare un passo indietro e farci aiutare da chi davvero la sa lunga. Instaurare e creare i presupposti perché un vero e proprio bosco si crei, andando a riforestare un terreno brullo ed abbandonato è ciò che ci preme.

Dott. Samuele Maestri
Università degli Studi della Tuscia
Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali (DAFNE)

Riceviamo da Vincenzo Ferrara e pubblichiamo con piacere:

Anche se azzerassimo immediatamente ed istantaneamente tutte le emissioni mondiali di gas serra, il clima globale continuerebbe a riscaldarsi di altri 0,3°C prima di raggiungere un nuovo equilibrio energetico. E' l'effetto dell'inerzia termica del sistema climatico che non è in uno stato di equilibrio energetico. Se si tiene conto di questo processo di inerzia termica, non c'è dubbio che l'obiettivo di 1.5°C posto nell'accordo di Parigi è di fatto già superato.
Molte persone credono che il riscaldamento globale si interromperà, non appena smettiamo di emettere gas a effetto serra. Molti sono addirittura convinti che, con l'azzeramento delle emissioni climalteranti, le temperature raggiungeranno i livelli preindustriali entro un paio di decenni.
Niente di più falso. La CO2 ha una vita media in atmosfera molto più lunga dei decenni e dei secoli, anzi rimane nell'atmosfera per migliaia di anni. L'unico modo per ridurne concentrazione dei gas serra in atmosfera è rimuoverli a ritmi più veloci dei ritmi di accumulo.
Quindi, dobbiamo affermare chiaramente: IL RISCALDAMENTO GLOBALE NON SI FERMERA' QUANDO CESSERANNO LE EMISSIONI.

L'articolo scientifico originale è pubblicato su Nature.
Vedasi anche questo articolo del Max Plank Institute