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biomasse forestali ad uso energetico

Cosa sono le biomasse

In campo vegetale per biomassa originariamente si intendevano gli scarti delle attività agricole cui in seguito si aggiunsero anche coltivazioni annuali espressamente indirizzate alla produzione di energia. Bruciando tale biomassa  veniva immessa in atmosfera la CO2 accumulata dalle piante in un anno, ma l'anno successivo quella stessa quantità di CO2 era riassorbita dalle nuove piante.

Da quella biomassa  si otteneva energia a basso costo, a basso impatto ambientale  e rinnovabile. Era rinnovabile di anno in anno e quindi simile al vento e al sole che si rinnovano ogni giorno. 

Le tecniche di produzione erano diverse: gassificazione, pirolisi, cofing, carbonizzazione e la combustione che era (e tutt'ora è)  la più produttiva. Ma nessuna tecnica ebbe successo, anche perché gli impianti per funzionare in modo economicamente sostenibile avevano bisogno di grossi e continui  flussi di biomassa. 

Si passò presto ad utilizzare anche gli scarti della lavorazione del legno e l'impatto ambientale dell'energia prodotta aumentò perché si immetteva in atmosfera CO2 che per essere accumulata nel legno aveva impiegato ben più di un solo anno. L'impatto ambientale aumentò di poco perché le quantità di scarti di legno bruciate erano comunque relativamente piccole.

Le biomasse forestali

Poi qualcuno aggiunse a "biomassa" l'aggettivo "forestale" intendendo che la fonte energetica sarebbe stato il legno di alberi appositamente tagliati da boschi preesistenti. L'energia così prodotta

  • smette di essere a basso costo perché disboscare è un’attività costosa;
  • smette di essere a basso impatto ambientale perché, oltre a reimmettere CO2 in atmosfera, si brucia materiale biologico che altrimenti rimarrebbe in loco e aumenterebbe la qualità naturale e ambientale del territorio;
  • smette di essere rinnovabile su scale temporali accettabili per l’industria poiché il tempo necessario alla ricrescita dei boschi si misura in anni e decenni. Va notato che, affinché i boschi ricrescano, è necessario che per tutto questo lungo periodo vi siano adatte condizioni ambientali che, però, potrebbero nella realtà non realizzarsi annullando così la rinnovabilità dei boschi.

Affinché la produzione di elettricità sia economica, gli impianti a biomassa forestale hanno la necessità di essere alimentati con continui  flussi di legno, il che implica che l'attività di disboscamento sia ininterrotta.

Si è sempre bruciata legna ...

Per millenni la quantità totale di CO2 nel mondo è stata un "tot" fisso immutabile, una parte era libera in atmosfera e una parte era fissata nel legno degli alberi, nelle acque degli oceani e nel terreno. Possiamo chiamare questa CO2 “naturale”.

E’ in questa situazione di ciclo del carbonio "chiuso” che l'uomo ha da sempre tagliato e bruciato legna senza che ciò provocasse a lungo termine un aumento del CO2 in atmosfera.  La popolazione umana nei secoli passati era molto inferiore a quella attuale e le foreste tagliate dai rudimentali mezzi a disposizione dell’uomo pre-industriale ricrescevano senza problemi e non si avevano conseguenze negative al clima.

... ma da due secoli usiamo anche i combustibili fossili

Da oltre due secoli utilizziamo i combustibili fossili e facendolo abbiamo liberato in atmosfera una enorme quantità aggiuntiva di CO2 “artificiale” che si è aggiunta a quella naturale causando i cambiamenti climatici. Inoltre la tecnologia ha permesso all’uomo di deforestare in misura molto superiore a quanto era possibile in epoche precedenti.

grafico dal sito della <a href="https://climate.nasa.gov/evidence/">NASA</a>

grafico dal sito della NASA

Oggi abbiamo bisogno che gli alberi accumulino non solo il CO2 che è sempre stato naturalmente presente in atmosfera, ma anche quello “artificiale” da noi aggiunto e possiamo farlo solo aumentando qualità e quantità delle foreste, non certo diminuendole.

Ecco perché oggi la combustione di boschi e foreste non è più ecologicamente sostenibile!

Eppure oggi si bruciano alberi per produrre energia elettrica

Sembra incredibile ma in una situazione nella quale le foreste sono l'unica possibilità per contrastare i cambiamenti climatici (non esiste nessun altro sistema per ridurre la CO2 in atmosfera) oggi l'industria, o parte di essa, vuole abbattere alberi su larga scala per bruciarne il legno e produrre energia elettrica.

L'uso della biomassa forestale per produrre energia elettrica è propagandato dall'industria e aiutato economicamente dai governi, compreso il nostro. I favorevoli all'uso delle biomasse a scopo energetico

  1. dicono che bruciare legna è neutro rispetto alla CO2 atmosferica
  2. dicono che boschi e foreste sono fonti di energia "rinnovabile"
  3. dicono che gli alberi quando muoiono rilasciano comunque CO2 in atmosfera

1. dicono che bruciare legna è neutro rispetto alla CO2 atmosferica

Secondo questa tesi, bruciando un albero si libera solo la CO2 che esso aveva in precedenza sottratta all’atmosfera e quindi non se ne aggiunge altra. Questa affermazione è quantitativamente vera. Non è però vero che nella combustione del legno la CO2 emessa è dovuta al solo Carbonio naturalmente presente nella biosfera  (biogenico) il quale cambierebbe di stato, da solido nel legno a CO2 gassosa e viceversa, rimanendo però costante come quantità totale. Se così fosse si potrebbero bruciare tutti gli alberi che si vuole perchè sarebbe sufficiente ripiantarli affinché il Carbonio totale in biosfera non aumenterebbe mai.

Purtroppo questa è una semplificazione che sarebbe valida se l'uomo non immettesse CO2 in atmosfera, principalmente come risultato dell'uso dei combustibili fossili. Infatti, il carbonio che gli alberi accumulano del legno è estratto dalla CO2 che essi assorbono dall'atmosfera e, dall'inizio della rivoluzione industriale, in atmosfera c'è anche CO2 di origine fossile. Pertanto oggi bruciare legna significa rimettere in circolo anche CO2 di origine fossile. A questo proposito si veda l'articolo Anche bruciare legno peggiora la situazione climatica e l'articolo Sulla CO2 prodotta dalla combustione del legno di alberi piantati oggi

In ogni  caso, bruciare legna sarebbe quantitativamente neutrale rispetto alla CO2 solo se si considerassero cicli più che decennali. Non dobbiamo guardare i decenni passati, quelli che sono serviti a far crescere l'albero oggi bruciato, ma quelli futuri che serviranno affinchè un nuovo albero (ammesso che sia piantato o ricresca naturalmente) riassorba tutta la CO2 oggi emessa. 

  1. Tagliando alberi diminuiamo la capacità della natura di assorbire CO2. Infatti le nuove piantine, eventualmente messe a dimora o naturalmente ricresciute, nei primi anni di vita assorbiranno certamente meno CO2 delle piante adulte tagliate.
  2. Bruciando legna immettiamo istantaneamente in atmosfera tutta la CO2 che l'albero nella sua vita ha fissato nel legno assorbendola dall'atmosfera. Tale CO2 anche se era già stata in atmosfera negli anni e nei decenni precedenti, al momento della combustione era nel legno e quindi non concorreva più all'effetto serra causa dei cambiamenti climatici.
  3. Tagliando alberi e bruciandoli non solo facciamo diminuire la capacità della natura di assorbire CO ma aumentiamo anche istantaneamente la CO2 in atmosfera e non è detto che essa sarà riassorbita in futuro!

E' evidente quindi che tagliare alberi per bruciarne la legna non è la cosa giusta da fare proprio in questi decenni nei quali l'eccesso di CO2 in atmosfera sta causando i cambiamenti climatici.

2. dicono che boschi e foreste sono fonti di energia "rinnovabile"

Teoricamente sono rinnovabili, ma lo sono su archi temporali dei decenni e delle centinaia di anni e quindi fuori dal nostro agire sia personale che collettivo. Infatti rinnovare i boschi non rientra nella programmazione economica di nessuna impresa: quante aziende di taglio italiane si interessano se sul terreno che hanno ceduato sta davvero rinascendo il bosco? Quante piantano nuovi alberi in sostituzione di quelli d’alto fusto abbattuti?

Fino ad oggi le foreste si sono rinnovate da sole o con il sapiente aiuto dell'uomo, ma non è detto che ciò succederà anche nei prossimi decenni in quantità tali da ricostituire il patrimonio forestale che stiamo tagliando. Infatti, affinchè i boschi si rinnovino è necessario che:

  1. i tagli siano fatti con moderazione secondo i più conservativi criteri della silvicoltura. In passato c’era un controllo attento da parte della popolazione su ciò che accadeva sul territorio mentre oggi i tagli illegali “di rapina” passano inosservati e rendono difficilissima la ripresa dei boschi. Fino a pochi anni fa non si usavano gli harvester e gli altri mezzi meccanici da esbosco che compattano il terreno dovunque passano rendendo difficile ogni ripresa vegetativa.
  2. siano messe a dimora o ricrescano naturalmente tante piante quante quelle tagliate;
  3. nessun vandalo o criminale distrugga o danneggi le piantine;
  4. non si costruiscano edifici o infrastrutture sui terreni tagliati;
  5. almeno per i primi anni non vi pascolino animali, ne allevati ne selvatici;
  6. almeno per i primi anni nessun periodo di siccità secchi le piantine e nessuna alluvione dilavi il suolo. Condizione questa sempre meno probabile, a causa ei cambiamenti climatici.

3. Gli alberi quanto muoiono rilasciano comunque la CO

E' vero che gli alberi morti (necromassa) rilasciano la CO2 che hanno accumulata nel legno, ma la decomposizione completa di una albero impiega decenni mentre la sua combustione dura pochi minuti e, in questa situazione di cambiamenti climatici dovuti all'eccesso di CO2 , è molto meglio far lentamente decomporre gli alberi morti che trasformarli in energia elettrica. Non va poi dimenticato che:

  • gli alberi d'alto fusto vivono centinaia e centinaia d'anni se li lasciamo in pace;
  • un albero morto da vita e ospitalità, per decenni e decenni, a un infinità di piccoli e meno piccoli organismi viventi.

Altri motivi contrari all'uso energetico delle biomasse forestali

L'intero bosco accumula CO2, non solo gli alberi

I suoli forestali presentano un notevole accumulo di carbonio contenuto nella lettiera, nell'humus e nelle radici. L'humus in particolare contiene un alto tasso di polifenoli (lignina e tannino) che fanno diminuire il tasso di decomposizione, soprattutto se l'humus in questione ha un rapporto C/N elevato.

Quindi le foreste accumulano CO2 non solo nel legno degli alberi vivi ma anche nell'humus derivante dalla decomposizione di quelli morti. Questo carbonio rimane bloccato a terra anziché andare in atmosfera ad aumentare i cambiamenti climatici.

Le foreste sono dei serbatoi di carbonio: se si lasciano invecchiare, gli strati di humus aumentano accumulando in se CO2, ma ogni volta che sono sottoposte a tagli, l'humus si erode a causa del vento e della pioggia e libera in atmosfera il carbonio che contiene.

Bruciare legno è inquinante

Non è necessario soffermarsi su questo aspetto che è molto noto e ben documentato.

L'energia prodotta dalle biomasse forestali è anche antieconomica

L'energia prodotta dalle biomasse forestali non è sostenibile dal punto di vista ambientale e non è sostenibile neppure dal punto di vista economico. Non è necessario fare complessi calcoli econometrici, basti sapere che lo Stato Italiano riconosce contributi economici ai produttori di energia elettrica da biomassa (anche) forestale, contributi previsti ogni anno dalle Leggi Finanziarie e pagati dalla bolletta di tutti gli italiani.

Allora cosa dobbiamo fare?

Per contrastare i cambiamenti climatici è necessario diminuire la CO2 in atmosfera e ciò può essere essere fatto solo agendo su più fronti:

  1. diminuire la produzione di energia da combustione:
    • di combustibili fossili
    • di legno
  2. aumentare la produzione di energia ecologicamente sostenibile:
    • eolica
    • solare
    • marina (onde e maree)
    • idroelettrica
    • geotermica
  3. aumentare boschi e foreste sia in estensione che in qualità ecologica.

Se l'aumento della produzione di energia ecologicamente sostenibile non compenserà la necessaria riduzione di energia da combustione, dovremo per forza diminuire i consumi energetici e quindi abbassare i nostri tenori di vita, limitando di molto gli agi, le comodità e i consumi materiali cui noi nati dal secondo dopoguerra siamo abituati.


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