Ancora sull’uso energetico delle biomasse forestali

  • Emanuele Lombardi
  • 11 Febbraio 2021
  • 3 Responses

Gli alberi sono stati a lungo insostituibile fonte energetica, ma oggi troppe cose sono cambiate perché si possa continuare a tagliare alberi per produrre calore o, peggio ancora, energia elettrica.

Bruciare legna è oggi sbagliato perché:

  1. A meno di specifici accorgimenti tecnici, la combustione del legno produce inquinamento e particolato. Ciò è scientificamente provato e se non ci è facile accettarlo è solo per un problema emotivo conseguente al fatto che  consideriamo il fuoco di legna come una innocua pratica da sempre presente nelle nostre case e nella nostra cultura. Contrariamente ai tempi andati, oggi pochissime abitazioni sono scaldate dal fuoco della legna per mancanza di alternative ma nella stragrande maggioranza dei casi, il fuoco nel caminetto, o nella stufa, è solo il sistema più economico per scaldarsi. In molti casi poi i camini sono accesi solo per motivi estetici o psicologici dato che la fiamma arreda e rilassa.

  2. Più di altre combustioni, quella del legno libera CO2 in atmosfera e quindi peggiora la situazione climatica.

  3.  Contrariamente a quanto di solito asserito, la combustione del legno ha smesso di essere “carbon neutral” da quando l’uomo ha iniziato a immettere in atmosfera enormi quantità di CO2 di origine fossile. Infatti da allora il nuovo legno contiene non solo CO2 di origine naturale ma anche CO2 di origine fossile. Dall’inizio della rivoluzione industriale la concentrazione di CO2 nell’atmosfera è aumentata quasi del 50% e ciò significa che oggi 1/3 della CO2 atmosferica è di origine fossile e 2/3 sono di origine naturale. Mediamente tale proporzione si deve trovare anche nel Carbonio che costituisce il legno degli alberi odierni perché essi lo “assorbono” dalla CO2 atmosferica, quindi quando oggi tagliamo un albero e ne bruciamo il legno, 1/3 della CO2 che emettiamo non è di origine naturale ma di origine fossile. 
    In ogni caso, dato che dal punto di vista chimico tutte le molecole di CO2 sono identiche e fanno gli stessi danni in termini di cambiamenti climatici, anche se potessimo bruciare legna senza liberare CO2 di origine fossile danneggeremmo ugualmente il clima. 

  4. Abbare alberi riduce la capacità naturale dei boschi di assorbire CO2 dall’atmosfera

Si dice che le biomasse forestali siano una forma di energia “rinnovabile” ma non lo sono perché:

  1. Praticamente nessuna attività umana ha una visione strategica che copre un periodo di 30 o 40 anni, il tempo necessario per “produrre” un albero di alto fusto. La rinnovabilità dei boschi è quindi fuori dall’orizzonte temporale delle imprese industriali, le quali infatti non  programmano di riutilizzare gli stessi boschi che oggi tagliano a scopo energetico e di conseguenza non si curano davvero della loro rinnovazione ma lasciano invece tale compito alla Natura.

  2. Il rinnovamento naturale di un bosco tagliato oggi non è più una cosa che possiamo dare per scontata. Infatti, a causa dei cambiamenti climatici, non è certo che un albero piantato oggi ricresca nei prossimi decenni nello stesso modo in cui gli alberi tagliati oggi sono cresciuti nei decenni passati. Infatti le mutate condizioni meteo climatiche portano fenomeni meteo estremi (aridità, siccità, eccessi di pioggia) che possono rallentare o addirittura impedire il sano sviluppo di popolazioni arboree che non sono abituate al mutato clima.

Se abbattere alberi per scaldarsi è oggi un errore, abbattere alberi per produrre energia elettrica è un gravissimo errore e non ha senso perché oggi siamo in grado di ottenere energia elettrica direttamente dal sole senza passare per la combustione della legna. La tecnologia infatti ci permette di ottenere elettricità dalla luce del sole (pannelli solari fotovoltaici), dal calore del sole (pannelli solari termici e a concentrazione), dal vento (pale eoliche) e perfino da onde, correnti marine e maree. Dovremmo scaldarci con l’energia elettrica prodotta da tali fonti anziché con il calore del fuoco di legna!

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3 risposte

  1. Buongiorno,
    innanzitutto vi ringrazio per l’interessante articolo.

    Ci sono alcuni punti però che poco mi convincono, e per i quali mi piacerebbe avere un approfondimento.
    Abito in una piccola casa di campagna, e come fonti di riscaldamento ho un camino (chiuso e ventilato) e una caldaia a metano.
    Leggendo l’articolo sembrerebbe che convenga, in termini di impatto ambientale, scaldare maggiormente con il metano che con la legna; tuttavia mi viene difficile pensare che bruciare un combustibile fossile (per quando più pulito del gasolio e del GPL) sia meglio che bruciare della legna, derivante sia dal mio terreno (che cerco di gestire con un modello di selvicoltura) sia dalle attività di potatura e abbattimento alberi (sono un giardiniere).
    Ovviamente ci sarebbe l’opzione di i stallare pompe di calore, pannelli solari e fotovoltaici, ecc ecc, ma innanzitutto non sarebbe sostenibile per me a livello economico e inoltre, per quanto efficienti questi sistemi, non si può non calcolare i loro costi di produzione e, soprattutto, di smaltimento.
    Mi verrebbe da pensare quindi che quanto detto nell’articolo sia assolutamente valido per gli impianti industriali e i condomini, ma meno applicabile quando si tratta di case indipendenti.

    Cosa ne pensate?

    Grazie in anticipo per l’attenzione e il vostro impegno.

    Gabriele

    1. Grazie Gabriele per contribuire al dibattito.
      Lei ha ragione, non è certo l’auto consumo di legna nel caminetto di casa che causa i problemi ambientali di oggi, quindi a livello di singola abitazione la disputa tra usare legna autoprodotta o metano è solo accademica.
      Nei miei articoli esprimo contrarietà all’uso termico “industriale” della legna. Quello per il quale, spesso al limite o oltre la legalità, vaste superfici di bosco sono sottoposte a tagli per produrre legna da camino o pellet che saranno bruciati magari a centinaia di chilometri. Auspico che al posto della legna sia usata l’energia elettrica prodotta dalle varie forme di energia solare che abbiamo disponibili: luce, calore e vento in primis. E sono assolutamente contrario alle centrali elettriche alimentate a biomasse forestali, ossia da alberi appositamente tagliati per produrre energia elettrica, anche perché essa non sostituisce i consumi di energia fossile ma, in questa società della crescita economica illimitata, alimenta nuovi consumi energetici

  2. Trovo particolarmente significativo che abbattere alberi per produrre energia elettrica sia un non senso.
    Il cippato delle centrali altoatesine inoltre produce diossine e polveri sottili che non possono essere trattenute e perciò si disperdono in aria.

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